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Recensione: “Stai zitta: e altre nove frasi che non vogliamo sentire più” di Michela Murgia

 

TITOLO: Stai zitta: e altre nove frasi che non vogliamo sentire più

AUTORE: Michela Murgia

GENERE: Saggio

EDITORE: Einaudi

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 Marzo 2021

Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva. Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che rifiutano di chiamarvi avvocata, sindaca o architetta perché altrimenti «dovremmo dire anche farmacisto».

Succede quando fate un bel lavoro, ma vi chiedono prima se siete mamma. Quando siete le uniche di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando si mettono a spiegarvi qualcosa che sapete già perfettamente, quando vi dicono di calmarvi, di farvi una risata, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di star zitta. Questo libro è uno strumento che evidenzia il legame mortificante che esiste tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo. Ha un’ambizione: che tra dieci anni una ragazza o un ragazzo, trovandolo su una bancarella, possa pensare sorridendo che per fortuna queste frasi non le dice più nessuno.

 

“Non si può cambiare la realtà da un giorno all’altro, ma nessuna realtà comincerà mai a cambiare se la necessità del cambiamento non diventa evidente a tutti.”

Michela Murgia non ha bisogno di presentazioni. E cosa dire di questo libro? L’autrice ci mostra una panoramica della realtà attuale, senza sconti o giri di parole. Mette in luce i grandi e piccoli trucchi che la società, più o meno consapevolmente, mette in pratica per far sì che le bambine, le ragazze e le donne tutte stiano “al loro posto”.

“Non credete a chi dice che ‘signora’ è un segno di rispetto: nessuno, in un contesto professionale, chiamerebbe ‘signore’ un uomo che ha un titolo di studio.”

Descrive in modo eccellente le situazioni che le donne di oggi si trovano a combattere, i pregiudizi, le prevaricazioni, il cat calling, in una parola il patriarcato che respiriamo fin da piccole e piccoli (perché anche gli uomini che non si conformano allo stereotipo del maschio bianco figa-alcol-pallone ne sono vittime) fino ad arrivare alla cultura dello stupro, le cui radici partono da lontano per giungere fino ai giorni nostri, come un cancro che in modo subdolo mina la sicurezza, la salute e la vita di tutte noi.

“Il rapporto inversamente proporzionale tra scolarizzazione femminile e tasso di natalità è considerato segretamente minaccioso da molti uomini, anche politici, che intravedono nell’emancipazione delle donne dai compiti familiari il vero pericolo per la società occidentale.”

 

“Il sessismo, come il razzismo, è una cultura aggressiva: pensare che basti viverci dentro passivamente per non averci niente a che fare è un’illusione che nessuno può permettersi di coltivare.”

Caldamente consigliato a tutte e tutti.

 

Cap RM – recensore

 

 

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Sara

Kureha

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