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Recensione: “Sono solo un ricordo” di C.K. Harp

 

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La vita non è stata facile, per Tyrone Vidal. L’infanzia e l’adolescenza con un padre autoritario e violento lo hanno provato e reso insicuro, ostacolando le sue naturali inclinazioni. Solo il matrimonio con Sandy e la nascita della loro bambina Janet sembra restituirgli un po’ di serenità, almeno finché non si imbatte in Richard Ford.

Il giornalista freelance rivoluziona tutta la sua vita, lo riporta alla sua vera essenza e lo sprona a credere in se stesso e in ciò che è realmente. L’attrazione che Tyrone prova per lui impiega un battito di ciglia a diventare amore e neanche il richiamo del suo matrimonio sembra essere sufficiente a minare il forte sentimento che lo lega a Ford. 

Ma la mente gioca brutti scherzi, e se per tutti questa è una mera constatazione, per lui diventa un futuro scritto quando arriva la notizia di una malattia che, in maniera lenta e subdola, sta iniziando a minare il suo corpo e i suoi ricordi.

Eppure la realtà, come spesso accade, supera qualsiasi prospettiva e se il passato comincia a diventare sfocato, un grande amore può diventare l’unico faro da tener presente per navigare a vista. E respirare davvero come non si è mai fatto.

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Tyrone Vidal è sempre stato un uomo affascinante nella sua semplicità: una vita tra lo studio di avvocati e la sua famiglia – quasi perfetta – con l’adorata moglie Sandy.     

Da qualche settimana era nato un piccolo diavoletto di nome Janet e le nottate insonni si vedevano a distanze chilometriche.

Assorto nei pensieri, la stanchezza delle poche ore di sonno e i suoi sandwich, le parole di Richard Ford gli arrivarono ovattate senza accorgersi della sua presenza. 

 

È facile trovare affinità quando si conosce la situazione che si vive e si tenta di sdrammatizzare al meglio delle proprie possibilità.
La semplicità di Ford nell’intavolare una conversazione permette alla mente incasinata di Ty di trovare qualche istante di sollievo.

Le parole, alcune volte, riescono a scalfire i ricordi di un’infanzia e di un’adolescenza segnata dalle mani di un padre poco amorevole, e la dolcezza dei gesti di Richard Ford gli salverà la vita più di una volta. È bastato così poco a spezzare quelle barriere imposte con la forza, che il ritrovarsi a mettere in discussione tutta la propria vita non è un gesto facile – da affrontare con leggerezza d’animo, proprio quell’animo travagliato e incatenato nei ricordi tristi e oppressi del suo passato.

Si può sopravvivere al dolore? Certo, il fisico si risana con rapidità, ma la mente segue un percorso differente e spesso in salita, con molte difficoltà da superare.

Sarebbe facile pensare che il tempo riesca a sanare tutto il male che ci portiamo dentro, ma alcune volte dobbiamo essere pronti ad aiutarci con le nostre mani, non aspettando che il cambiamento arrivi con anni di distanza o cullandoci nella convinzione che presto arriverà. La richiesta d’aiuto deve partire da noi e dobbiamo affidarci alle persone che reputiamo capaci di fornirci tutto quello di cui abbiamo necessità.

Il sentimento che nasce grazie ai semplici gesti di Richard non è facile da dimenticare e, tra le tante problematiche di questo amore impossibile e ingiusto, Tyrone riesce a intravedere quel barlume di serenità che neanche Sandy è mai riuscita a trasmettergli.

Perché scrivo che questo è un “amore ingiusto”? Ebbene care lettrici e lettori, mi viene da pensare che nella vicenda raccontata non si sia curato l’impatto emotivo di Janet in merito a quest’avvenimento.
Possiamo biasimarla al termine della storia? Possiamo recriminarle la sofferenza dietro la quale si è nascosta? (Attendo i vostri commenti su RFS :* )

La storia si sviluppa con filoni intrecciati tra presente e passato, mostrando lo stadio avanzato della malattia di Tyrone, per poi tornare alla sua vita fin dal principio, in quella giornata soleggiata di aprile quando tutto era una grande bolla di sapone, prima che esplodesse per sempre.

È un libro dal grande impatto emotivo, questo, e più volte ho trattenuto il respiro per poi cercare di calmare la mente, pensando che, nella mia esistenza, non sarei in grado di gestire una situazione simile a quella che – spero leggerete – è accaduta nella vita di Ty.

Ho avuto qualche difficoltà con la dimensione temporale di alcune vicende, perché – pur essendo ben strutturato a inizio capitolo –nel libro alcuni dettagli vengono tralasciati, risultando così troppo vaghi rispetto alla situazione descritta.

Nel corso della lettura emergono alcuni spunti riflessivi, già sviluppati ampiamente in più occasioni e dettati forse dalla natura stessa del personaggio, ma c’è da chiedersi se non c’era abbastanza spazio anche per approfondire ulteriormente altre caratteristiche o altri avvenimenti narrati.

C.K. Harp so essere lo pseudonimo di un’autrice italiana e la passione che traspare nei suoi romanzi ci fa ben sperare per il futuro! A mio avviso, ci sono dettagli da limare e altri da mettere in mostra – e solo il tempo ci rivelerà i frutti della nobile arte della scrittura – ma sono fiducioso che C.K. Harp interpreterà queste mie parole con il giusto stimolo, per raccontarci le storie che ancora non sono state scritte e che aspetto con piacere!

A me non resta che un consiglio: immergetevi e traete solo il meglio da ogni situazione, spesso basta un semplice tocco di un “Richard” qualsiasi.

Siete disposti ad ascoltarlo? Siete pronti per incontrarlo nell’Eden Park? Rilassatevi sulla prima panchina libera perché è lì che arriverà il vostro “Richard”.

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Recensione a cura di:Victor

Editing a cura di: Gioggi

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