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Recensione Serie tv: World on Fire 1×06 – 1×07

world on fire

 

 

Eccoci arrivati alle due puntate finali della prima stagione.

Dopo Dunkirk l’esercito inglese si sta leccando le ferite in patria. I nazisti hanno occupato praticamente tutta l’Europa continentale. La Battaglia d’Inghilterra ha inizio e il conflitto si sposta nei cieli: la Luftwaffe tenta di guadagnare la superiorità sulla Royal Air Force, processo necessario e preliminare all’inizio dell’occupazione dell’isola.

Lois in questi giorni si esibisce per le truppe e durante un concerto conosce Vernon, un giovane aviatore: i due stringono da subito una coinvolgente amicizia che forse maturerà in qualcosa di più profondo.

Webster O’Connor rientra a Parigi e decide di rimanere nella capitale francese anche se occupata dalle truppe naziste.

Il suo compagno, Albert Fallou, un musicista francese di origine senegalese viene però catturato dai nazisti e rinchiuso: egli rappresenta più minoranze che il regime nazista non sopporta: è nero e gay.

Anche Henriette Guilbert, infermiera e amica di Webster, decide di rimanere a Parigi nonostante il pericolo che venga scoperta la sua origine ebraica.

Tom Bennett, rimasto ferito a Dunkirk e ricoverato in ospedale, riesce, con la complicità di   Webster O’Connor e di Henriette Guilbert, a fingersi morto. Eludendo la sorveglianza tedesca e, con l’aiuto di alcuni componenti della Resistenza, si incammina verso il confine spagnolo nella speranza di trovare un passaggio verso l’Inghilterra in qualche porto della costa.

Negli stessi giorni Webster rivede anche la zia,  la giornalista Nancy Campbell rientrata a Parigi, dopo aver assistito alla tragedia che ha colpito i suoi vicini di casa a Berlino.

Harry Chase, arrivato in Inghilterra, riceve una proposta pericolosa dall’intelligence inglese: una missione oltre le linee nemiche.

La sua conoscenza di alcune lingue, compreso il polacco, risulta molto utile per tentare di creare un collegamento proprio con la Resistenza polacca.

La sua partenza coinciderà con la nascita di sua figlia. Il dissidio con Lois però non si ricompone, la frattura tra di loro sembra insanabile.

Il fratello di Kasia, Grzergoz, riuscito a raggiungere l’Inghilterra si trova a Manchester in un istituto che si occupa dei soldati che hanno subito traumi psicologici. La riunione con il fratello minore Jan, ospite di Robina Chase, forse potrebbe aiutarlo a superare il suo momento di difficoltà.

A Varsavia Kasia viene catturata dai nazisti durante un’operazione della Resistenza. Il suo compagno viene impiccato immediatamente perché di origine ebraica. Lei e altri prigionieri sono destinati a una esecuzione nella pubblica piazza, un ammonimento spettacolare, un avvertimento a quanti altri potranno solamente pensare di ribellarsi. Durante l’esecuzione alcuni partigiani fanno esplodere alcune bombe scatenando il caos che agevolerà la fuga dei condannati a morte. Anche Kasia riesce a fuggire e a salvarsi miracolosamente.

Paracadutato in Polonia Harry, unitosi a un gruppo di partigiani, ritrova miracolosamente Kasia, ma non sono più gli individui innamorati e spensierati di prima del conflitto. Anche Lois e Vernon sembrano avere un nuovo futuro.

Si ha come l’impressione, verso la fine del settimo episodio, che le cose si stiano incanalando nel verso giusto, i destini dei protagonisti sembrano avere una svolta positiva. Poi improvvisamente tutto cambia e l’ultimo episodio si conclude lasciando in sospeso parecchie situazioni.

Fate uscire la seconda stagione subito e nessuno si farà male … Questa è l’estrema sintesi della recensione agli episodi sei e sette.

Questo finale di stagione mi ha lasciato stupita, quasi amareggiata. Troppe circostanze non chiarite, molte storie troncate, un eccessivo uso della suspense forse per attirare o fidelizzare gli spettatori che però a me è risultato esagerato, quasi esasperante.

Riprendendo la riflessione della recensione precedente posso dire che, nonostante il passare del tempo, non viene meno l’utilità o meglio la necessità di utilizzare ogni mezzo di comunicazione possibile per ricordare, per non dimenticare episodi della storia dell’umanità. L’uomo dovrebbe imparare dagli errori, dagli orrori che guerre, aggressioni, violenze provocano, ma ciò non avviene e tali episodi continuano a perpetrarsi negli anni.

Il mantenimento della storia collettiva, l’analisi dei fatti, il ricordo delle situazioni, il ripercorrere le circostanze anche attraverso modalità “leggere” come le serie TV restano secondo me di estrema importanza. Sono sempre in agguato i cosiddetti revisionisti o negazionisti che tentano di rileggere, ridimensionare o rivedere i momenti della storia dell’umanità in funzione di utilità momentanee del presente.

Cicerone pensava che la storia fosse testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità. Antonio Gramsci invece scriveva che la storia insegna ma purtroppo non ha scolari.

 

 

 

Eve

Eve

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