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Recensione Serie Tv: Watchmen 1×6 “This extraordinary being”

extraordinary

Un po’ di chiarezza, Fenici.

In modo caotico, pseudointellettuale e in bianco e nero, praticamente prendi una storia fighissima e raccontala come se fossi Tolkien negli anni ’20 strafatto di morfina, ma almeno ci stiamo capendo qualcosina in più.

Avevamo lasciato Angela mentre ingoiava le pillole di Nostalgia (all’amerigana, nostàlgia) appena prima di essere arrestata.

Ora la vediamo in cella mentre inizia a perdere contatto con la realtà, mentre l’agente Blake le dice che deve firmare l’autorizzazione a farle una lavanda gastrica d’emergenza, prima che la droga la uccida; Angela non ha modo di farlo, perché perde i sensi e inizia il suo trip nei ricordi del nonno Will.

Il mondo si fa bianco e nero, e vediamo un giovane mentre si diploma all’accademia di polizia di New York. La carriera di questo agente inizia subito nel peggiore dei modi: un suo superiore non gli consegna il distintivo, mentre un altro agente di colore lo fa in sua vece, sussurrandogli di “stare attento al Ciclope”. Will si scontra subito con questa organizzazione di stampo razzista, quando arresta un loro membro per incendio doloso e viene picchiato dai suoi stessi colleghi. Per fargli capire che deve stare al suo posto, lo impiccano ad un albero, giusto il tempo di terrorizzarlo per poi tagliare la fune e salvargli la vita.

Mentre torna a casa, con il cappio ancora al collo, si imbatte in un’aggressione: per non essere riconosciuto indossa nuovamente il cappuccio usato dai suoi aguzzini e interviene, mettendo in fuga i malviventi.

È la nascita del primo eroe: Giustizia Mascherata.

Dopo qualche tempo, viene contattato da Capitan Metropolis, che gli parla dei Minutemen, la squadra di eroi formatasi proprio grazie alle gesta di Will.

Nonostante i due diventino subito amanti, Captain Metropolis insiste affinché Giustizia Mascherata mantenga segreta non tanto la sua identità, ma proprio la sua stessa etnia, in modo che gli altri membri del gruppo (mai nominati né inquadrati, se non sullo sfondo) non abbiano problemi con la sua presenza.

Will è costretto addirittura a truccarsi, in modo che la poca pelle visibile attraverso il cappuccio sembri bianca.

Già prima di unirsi ai Minutemen, Giustizia Mascherata seguiva le tracce del gruppo antisemita dei Ciclopi, ma non era riuscito a capire ciò che aveva scoperto: libri e progetti apparentemente senza collegamenti, che però riesce a inquadrare quando interviene sulla scena di un crimine di massa. In un cinema, un gruppo di persone di colore sembra aver innescato una rissa senza la minima ragione, ma mentre l’agente interroga una sopravvissuta, nota un uomo allontanarsi con un proiettore.

Lo segue fino a un magazzino e chiama in soccorso i Minutemen, ma Captain Metropolis rifiuta di aiutarlo per una cospirazione che crede sia solo nella sua mente; Will si trova da solo e perde ogni freno inibitore. Stavolta si fa strada a pistolettate, uccidendo tutti i presenti. Scopre che le persone del cinema sono state ipnotizzate con un sistema di luci e messaggi subliminali, lo stesso sistema che 70 anni dopo userà lui stesso per convincere il capo della polizia a impiccarsi da solo.

Angela si sveglia e si ritrova a casa di Lady Trieu.

Che dire… un episodio molto crudo. Capiamo ancora di più l’acrimonia di Will e il suo desiderio di cosa? Di vendetta? Ma vendetta su chi?

Le persone che gli hanno fatto del male sono morte, quindi perché uccidere Judd?

La moglie, June, era lì solo a fare da contorno in una storia già troppo piena di accadimenti, sembrava inserita non tanto come personaggio di rilievo, ma come “ragione per la quale è nata Angela”, della serie che quest’uomo per avere una nipote, in qualche modo doveva pur farlo un figlio. June lo supporta, lo consola e infine lo lascia, intimandogli di non farsi mai più vedere e di non mettere piede a Tulsa, la città in cui intende fuggire. Ma perché tutto questo? Solo perché lui, vedendo che il bambino si stava truccando come suo padre, lo ha rimproverato severamente? Le ha detto offscreen che ha ammazzato un pacco di gente?

E ancora, il particolare della relazione omosessuale, che ruolo ha in questa storia? Serviva a farci capire che è stato raggirato da Captain Metropolis, oppure che per amore ha perso lucidità?

Alla fine, questo episodio che si potrebbe tranquillamente definire un lunghissimo “spiegone noir”, ha fatto luce su molti aspetti, incasinandone altri; forse, nella fretta di dare tanti particolari, ci si è persi nel contestualizzarli.

Comunque un plauso a questo episodio, che nella mia scala da “ok, ho capito” a “scusate, sono bionda”, si piazza a un meritato “ah va bene, ce la posso fare”.

 

 

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