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Recensione serie Tv: Watchmen -1×07- “An Almost Religious Awe”

An Almost Religious Awe

Ciao a tutti, Fenici, sono Watchmen e potevo essere una cosa fighissima, ma i miei autori hanno deciso di diluirmi come un detersivo concentrato e ora sprizzo qualche cosa interessante ogni ventisette pallose puntate.

Ciao Watchmen.

Ma che vi devo dire, Fenici? Avevo appena chiesto e ottenuto dalla capa col frustino di smollare questa serie a un’altra recen… recensora? Recensitrice? Recensiribiridiridice? Vabbè, un’altra che scrive cose, e adesso finalmente succede una cosa figa.

Fantozzi, spostati che ce la giochiamo io e quella poveraccia di Angela Abar, dalla quale apprendiamo della nube di sfortuna cosmica che le ha avvolto l’infanzia.

La piccola Angela vive nel Vietnam liberato dal dottor Manhattan, con i suoi genitori, che muoiono in un attentato suicida; finisce in un orfanotrofio ragionevolmente pulito e viene trovata dalla nonna paterna (ex moglie di Will) che, scoperto di avere una nipote, prende immediatamente un aereo per riportarla a Tulsa. La carica su un taxi diretto all’aeroporto e che fa? Infarto mentre gira intorno all’auto.

Benissimo.

Angela nel presente è nella clinica-fabbrica-abitazione-laboratorio di Lady Trieu, l’unica in grado di ripulire il suo organismo dagli effetti devastanti delle pillole di Nostalgia che ha astutamente tracannato la scorsa settimana (televisiva). Qui lo spettatore si pone un interessante quesito, ossia: è Angela quella strafatta di droga, o l’autore di ‘sto macello?

Perchè va bene tutto, ma scoprire che il tubo che le esce dal braccio è collegato a un elefante addormentato in una stanza della struttura, è davvero folle.

Intanto, nel mondo reale, Blake va dalla vedova di Judd, probabilmente convinta che sia solo una casalinga rimbambita mezza moscia; peccato che la signora ha un telecomando che aziona una botola sotto al divano, e fa precipitare Laurie, con cuscini e tutto, al piano inferiore.

L’agente dell’FBI si risveglia legata a una sedia e circondata dagli adepti della Settima Cavalleria, che lavorano alacremente intorno a lei come se nulla fosse. L’ormai non più discreto senatore Joe vorrebbe fare un monologo da cattivo dei fumetti, ma lei lo ferma subito e gli dice che non gliene frega un cazzo.

Io la ringrazio, perchè col monologo saremmo finiti all’episodio 985, visto l’andazzo.

Di nuovo da Angela e Lady Trieu, scopriamo infine (e porca miseria!) il piano di questo gruppo di pazzi: numero uno, sono l’evoluzione dei Ciclopi inseguiti da Will, e numero due vogliono annientare il Dottor Manhattan per rubare il suo potere.

Sì perchè l’omone blu non è su Marte, pare, è sulla terra.

Musica drammatica.

Angela non batte ciglio, proprio non gliene può fregare di meno, quindi se ne torna a casa e prende a martellate suo marito, lo chiama Jon e dal suo cranio estrae un “coso”: Cal, suo marito, l’uomo che aveva perso completamente la memoria, altri non è che il fu Jon Osterman, alias Dottor Manhattan, sotto (ignare) mentite spoglie.

Solo sua moglie sa chi è.

Lo ammetto, dopo settimane di emicrania e noia, sono ansiosa di scoprire cosa succederà. Insomma, finalmente un vero supereroe in mezzo a tanti imbecilli mascherati, non è cosa da poco, ma ancora una volta la scrittura confusionaria e pretenziosa va a rovinare qualcosa di eccezionale; non ha senso perdere 50 minuti di vita per godersene solo 5.

 

Fulvia Elia

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