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Recensione Serie Tv: Warrior Nun – Stagione 1

Warrior

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Tutti in piedi, Fenici! C’è una nuova serie di cui dobbiamo parlare, quest’oggi.

Warrior Nun, altrimenti detta Suora che Mena, è la trasposizione televisiva dell’omonimo fumetto, che non ho letto quindi non ha senso indugiare oltre sulla questione cartacea.

Ava è bella, intelligente, sboccata, irriverente. Tetraplegica, orfana. Morta.

Sì, non le è andata granché bene nella vita, da quando a 7 anni un incidente stradale le ha portato via la madre e l’ha condannata a vivere immobile, nel letto di un orfanotrofio; a 19 anni muore, e l’obitorio nel quale si trova viene preso d’assalto da alcune suore guerriere, inseguite da un gruppo di mercenari.

Qui inizia la folle avventura di una ragazza semplice e buona, ma mai ingenua. Una serie di eventi insensati la portano a conoscere meglio queste suore e i loro nemici, mentre Ava cerca in ogni modo di vivere per la prima volta libera da quel letto che era diventato la sua prigione: anni di angherie e privazioni aggravate dalla sua impossibilità a difendersi.

Ora Ava cammina, corre, combatte, e sulla sua testa pende una pesante eredità che sembra far gola a molti.

Incontrerà figure molto diverse tra loro, come il tenero JC, un ragazzo che sembra fin troppo ingenuo, e Shotgun Mary, una guerriera che le farà da mentore, dopo aver cercato di catturarla; insieme a loro ci sono il prete Vincent, la dolcissima Sorella Beatrice e l’ambigua Lilith, che ci riserverà non poche sorprese.

Warrior Nun è una serie che ti conquista e che costringe a non interrompere la visione.

Gli episodi sono ben scritti e la storia è molto coinvolgente; la protagonista, inoltre, è il tipico personaggio di cui non puoi non innamorarti. L’idea di far sentire i suoi pensieri allo spettatore è assolutamente vincente, perché fa in modo che tutti gli eventi siano facili da comprendere e non solo, la rende molto più realistica.

L’intero cast è eccellente, e si destreggia con abilità anche nei rari momenti in cui i dialoghi non sono di gran livello.

Volendo muovere una critica, forse sarebbe stato apprezzabile un po’ più di azione: i primi cinque episodi, su dieci, sono incentrati su Ava e sulla sua libertà, scelta che però sacrifica pesantemente il lato action e sovrannaturale della storia.

La seconda metà di stagione recupera un po’, ma comunque non abbastanza. Si studiano grandi piani, si predispongono alleanze e si scoprono tradimenti, ma è tutto fin troppo tranquillo; la presa in giro finale, dopo dieci episodi di attesa e di entusiasmo crescente, è concludere la stagione con un cliffhanger dei peggiori, con i protagonisti che si accingono a combattere.

Sarebbe da 5 stelle, ma la conclusione dell’ultimo episodio sembra un vocale di Messenger, quando non ti accorgi di aver superato il minuto e il discorso si interrompe di botto.

 

Serena Oro

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Lilian Gold

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