Home » Recensioni: serie TV e Film » Recensione serie TV: The Handmaid’s Tale -Terza Stagione-

Recensione serie TV: The Handmaid’s Tale -Terza Stagione-

The Handmaid's Tale terza stagione

Recensione con spoiler

Tra giugno e agosto è andata in onda la terza stagione di quello che è considerato quasi all’unanimità un vero e proprio gioiello ‘’telefilmico”, vincitore di vari premi e molto atteso dai fan di tutto il mondo.
Vedere questa serie mi tocca sempre molto, mi offre sempre motivi di riflessione e perciò ho preferito, in questa occasione, aspettare a recensirla per fare sedimentare le tante emozioni che mi ha suscitato.
Se le prime due stagioni erano servite a descriverci l’incubo di Gilead, farci conoscere in profondità il sistema e i personaggi, farci inorridire davanti alla privazione totale della dignità dell’individuo ed evocare in noi stessi ricordi di epoche buie non troppo lontane, la terza stagione è stata decisamente quella della lotta. Una lotta che June porta avanti cercando alleanze, informazioni e crepe all’interno di un sistema che, se possibile, diventa sempre più duro e castrante per le donne.
Ci eravamo lasciati con June, che sceglie di rimanere a Gilead per salvare la sua prima figlia Hannah ed Emily, che fugge con Nichole. La terza stagione si può ricondurre a mio avviso a tre filoni narrativi fortemente connessi tra di loro: June e la sua lotta, Emily e il suo tentativo di ritorno alla normalità e il rapporto tra i coniugi Waterford.
June torna a casa Waterford, dove Fred ha denunciato il rapimento della piccola Nichole, senza svelare il coinvolgimento di June e della moglie. Serena, e questo sarà un atteggiamento che avrà in tutta la stagione, è combattuta tra il desiderio di riavere Nichole e la certezza che fuori da Gilead la bambina possa avere un futuro migliore e, in preda alla disperazione, provoca l’incendio della sua casa.
June viene affidata ad un nuovo comandante, che è proprio Joseph Lawrence, colui che aveva aiutato lei ed Emily a scappare. Stare dai Lawrence le permette non solo di non essere sottoposta a stupri continui, ma di venire a contatto con la Resistenza, che opera attraverso una rete di Marte, di cui il Comandante è a conoscenza. Viene inoltre a sapere che la figlia Hannah si è trasferita con la sua nuova famiglia, in un posto lontano e sconosciuto e sentendosi impotente, decide di aiutare a fuggire quanti più bambini possibile da Gilead.

Per quasi tutte le puntate Lawrence rimane in un atteggiamento borderline, combattuto tra l’aiutare June a demolire un sistema, di cui è stato uno dei fautori, e il tentativo di defilarsi, anche per proteggere sua moglie Eleonor, che è stata un personaggio chiave della stagione: buona e fragile, soffre di disturbi psichiatrici e a Gilead non può essere curata. I suoi momenti di lucidità in cui rimprovera al marito le mostruosità del sistema e la speranza che la moglie possa essere guarita, spingeranno Lawrence a decidersi ad aiutare June. Eleonor infine morirà per una overdose di farmaci e June, per il bene della causa, essendo Eleonor diventata ingestibile, la lascerà morire, in una delle scene più discusse che descrive perfettamente l’atteggiamento spietato della nostra ancella in questa stagione.
Emily arriva in Canada con Nichole e, oltre a fare la conoscenza di Luke e Moira, tenta di ricominciare una nuova vita e ritrova la sua compagna, ma non riesce a reintegrarsi; sembra spenta e l’unico momento in questa stagione, dove riesce a tirare fuori le sue emozioni, è con Moira, l’unica che ha vissuto l’inferno come lei e può capirla. La storyline di Emily, interpretata magistralmente da Alexis Bledel, a mio avviso è stata sviluppata poco e spero trovi spazio nella prossima stagione; il personaggio di Emily è troppo potente per essere relegato a poche scene e, di questo sono rimasta delusa.
I coniugi Waterford sono in piena crisi e decidono di riportare Nichole indietro tramite una via diplomatica con il Canada, anche coinvolgendo June, ma Serena fa il doppiogioco: finge un riavvicinamento con il marito e d’accordo con i Canadesi organizza una trappola, barattando la libertà di Fred con la sua. Fred viene arrestato in Canada e a lei è concesso di rivedere Nichole.

Nel finale di stagione un Fred delusissimo denuncia Serena, raccontando di come abbia costretto June ad avere rapporti con Nick, per ottenere che restasse incinta e viene arrestata anche lei.
June, dopo una serie di rocambolesche avventure e di scelte spietate, tra cui anche l’omicidio di un viscidissimo comandante, organizza la fuga dei bambini ma, come al solito qualcosa va storto e decide di sacrificarsi ancora una volta. Attira su di sé l’attenzione di alcune guardie, che potrebbero impedire ai bambini di salire sull’aereo che li condurrà alla salvezza e, rimane gravemente ferita. La stagione termina con June portata via da un gruppo di Ancelle che arrivano in suo soccorso e con l’arrivo dei bambini in Canada, che ci regala la scena molto commovente dell’abbraccio tra la piccola Rebecca e il padre, che ritrova tra i volontari schierati ad accoglierli, quello tra Rita ed Emily e Rita e Luke e quella dello sguardo disperato con cui quest’ultimo cerca tra i bambini la figlia Hannah, sperando che anche lei sia tra i passeggeri di quell’aereo.

Anche quest’anno i creatori della serie hanno fatto centro! L’avvio è stato molto lento, sembrava ci fosse troppo immobilismo da parte dei personaggi principali, ma tutta quella lentezza serviva a farci prendere consapevolezza, a farci capire appieno perché June non ha altra scelta: se vuole ottenere dei risultati deve essere spietata, quanto e più dei suoi carnefici.
Diventa lei stessa una leader, un punto di riferimento e non si ferma davanti a niente e a nessuno, il suo fine giustifica i mezzi che utilizza e infine ancora una volta si sacrifica perché se anche non può salvare Hannah, deve assolutamente salvare gli altri bambini, che rappresentano l’unica ricchezza e il futuro di Gilead.
Mi ha colpito molto la forte coesione tra le donne in questa stagione, le ancelle e le Marte insieme nella Resistenza. Oltre a Emily, l’unico altro aspetto che mi ha deluso, riguarda zia Lydia. Ne è stata raccontata parte della storia, ma il vissuto della donna mi è sembrato troppo debole per giustificare il fanatismo e la durezza del personaggio, mi aspettavo di più, peccato!
Concludo con il mio personaggio preferito MainaJoy-Serena, senz’altro il più discusso e complesso. Ho amato i suoi primi momenti di libertà in Canada, il suo sorriso quando riceve di nuovo la possibilità di leggere i quotidiani e nonostante sia connivente con Fred e il sistema, non sono riuscita a non empatizzare con lei, perché non è una vittima come June, ma nemmeno un carnefice come Fred.
E Nick? Non pervenuto in questa stagione: secondo me non c’era spazio per lui accanto a June.
Mentre scrivo queste righe ho con me sul comodino “Testaments” il nuovo libro della Atwood che racconta Gilead vari anni dopo e con l’invito a leggerlo, vi do appuntamento alla prossima stagione!

Fulvia Elia

Fulvia Elia