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Recensione Serie Tv: The Good Fight – stagioni 1 e 2

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Cari Fenici, ogni stagione televisiva ci promette novità, cose mai viste e serie imperdibili, ma ormai abbiamo imparato a valutare un pilot alla prima occhiata e sappiamo cosa fa per noi e cosa no.

Chi, come me, è rimasto orfano di quell’incredibile capolavoro di buon gusto che è stata The Good Wife, probabilmente ha avuto una sincope nell’apprendere di questo spin-off uscito esattamente un anno dopo il finale della serie madre. Un finale complesso, che chiudeva egregiamente una storia lunga ben 7 anni e, al contempo, ci lasciava molti interrogativi sul futuro dei personaggi.

Conclusa questa premessa, vi descrivo la trama.

È trascorso un anno dagli eventi descritti nel finale di The Good Wife. Lo studio adesso si chiama Lockhart, Decker, Gussman, Lee, Lyman, Gilbert-Lurie, Kagan, Tannebaum & Associati.

Diane osserva, scioccata, il televisore che annuncia l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Immediatamente prende la decisione di andare in pensione e usare i soldi che aveva investito per acquistare una casa da sogno in Provenza. Lascerà la gloria e le dispute legali ai nuovi, giovani associati, tra i quali spicca Maia Rindell, amica di famiglia alla quale ha fatto da mentore, oltre che da madrina.

L’arresto di Henry Rindell, padre della ragazza e caro amico di Diane, fa esplodere un immenso scandalo finanziario: l’uomo è accusato, anzi è colpevole, di aver attuato uno schema Ponzi e di aver quindi derubato centinaia di persone e di aziende. Prima su tutte proprio l’amica Diane Lockart, che scopre di aver perduto il suo intero capitale e il fondo pensione e si trova a dover elemosinare di poter rientrare allo studio poche ore dopo aver annunciato il pensionamento.

Ha inizio una lotta di potere tra i soci.

Nel corso della prima stagione, vediamo Diane superare la diffidenza nei riguardi di Maia, vittima incolpevole di tutti coloro che cercano rivalsa su suo padre, inoltre ritroviamo Lucca e Marissa, già conosciute nella serie madre.

Queste quattro donne straordinariamente caparbie si faranno strada ruggendo come tigri e troveranno finalmente il loro posto da Reddick-Boseman, uno studio legale formato perlopiù da persone di colore la cui etica si sposa perfettamente con gli ideali democratici di Diane.

Inizialmente si sente il desiderio di rivedere i vecchi personaggi, di riavere Alicia e Jason, Cary, Eli e Peter, ma bastano pochi minuti per venire rapiti da una trama costruita con cura, nella quale non mancano i colpi di scena e le strizzate d’occhio ai fan della serie madre. Restando fedele al caso della settimana, ogni episodio si divide in modo armonioso tra il tribunale e il proseguimento della trama orizzontale, che nella prima stagione è quasi interamente dedicata ai problemi giudiziari del padre di Maia.

Con cadenza regolare, si aggiungeranno personaggi sempre nuovi, peculiari e incredibilmente interessanti.

The Good Fight è una storia appassionante, che spesso tratta argomenti di strettissima attualità in modo crudo e fin troppo realistico. Anche se stiamo guardando persone che si potrebbero comodamente definire privilegiate, sentiamo sulla pelle il disagio sociale americano in un modo che francamente non ho mai visto altrove e che soprattutto non mi aspettavo.

La serie ha un profondo messaggio politico anti-Trump, che aumenta esponenzialmente con il passare del tempo e, soprattutto nella terza stagione – attualmente in corso – risulta quasi opprimente.

Consiglio con tutto il cuore la visione a chi ama i procedural; alle femministe; a chi cerca il pelo nell’uovo; ai perfezionisti; a chi ha una profonda fede politica e a chi non ce l’ha; a chi cerca una serie superiore e ancora non l’aveva trovata. È tutta per voi!

baby.ladykira

baby.ladykira
Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO
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