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Recensione Serie TV: The Good Fight 3×09 “The One Where the Sun Comes Out”

Bentornati, Fenici!

Finalmente la domanda che ci tormentava da ben 3 episodi ha risposta: dov’è finita Maia?

È ancora al call center legale, ma per fortuna il nostro amato/odiato Blum va a salvarla: vuole offrirle un lavoro. La nostra Maia, però, questa volta è preparata, e accetta l’impiego a patto che Roland sposti l’attività da casa sua ad uno studio come si deve, da lei gestito; pretende inoltre un budget mensile di tutto rispetto, 50.000 dollari, che le viene concesso.

Da Reddick Boseman & Lockart i soci devono fare i conti con Chumhum, che abbandonerà lo studio se la questione delle molestie non verrà risolta: l’azienda impone un’indagine interna, al fine di verificare se ci siano altri potenziali scandali che potrebbero danneggiare l’immagine del motore di ricerca.

Il Club del Libro comunica a Diane l’intenzione di fare Swatting* ad un collaboratore di Trump, le cui decisioni hanno causato la morte di due bambini immigrati. Diane si dissocia, ma il gruppo insiste per portare a termine il progetto.

È per me una grandissima delusione vedere Maia che inganna Marissa e le estorce informazioni sulle vittime di Carl Reddick, e poco importa vederla poi in lacrime, pentita per l’orrendo gesto.

Blum usa questi dati per salvarsi dall’accusa di spergiuro, cercando di far fare un passo indietro allo studio rivale, ma il risultato è che entrambi gli studi legali vengono penalizzati  a causa dei loro stessi sotterfugi.

Diane scopre che il politico nel mirino della Resistenza è stato ucciso per errore proprio durante uno Swatting e decide quindi di lasciare una volta per tutte il gruppo, facendo intendere che potrebbe addirittura denunciarne i membri.

Nonostante gli sforzi di tutto lo staff per assecondare l’investigatrice di Chumhum, e l’esito positivo dell’indagine, l’azienda decide di lasciare lo studio.

L’episodio si conclude con una delle donne del Club del Libro che minaccia Diane per costringerla al silenzio.

Ammetto che questa settimana l’episodio è stato molto diverso dal solito. Finalmente Diane si è resa conto che le donne del gruppo sono pazze e disposte a tutto, pur di affossare Trump; vediamo inoltre il lato umano di Blum, che mostra a Maia empatia, seppur entro certi limiti, e una debolezza che mi ha molto intenerita.

La storyline delle molestie non è di grande interesse, almeno per chi ha una mentalità così lontana da quella statunitense: il colpevole è morto due anni fa, quindi sperticarsi per gestire la situazione mi sembra uno spreco di tempo.

Sempre parlando di mentalità, le discussioni tra gli avvocati in presenza dell’investigatrice hanno mostrato altre cose che, forse, nel nostro Paese non sono molto comprensibili; accusare di appropriazione culturale una ragazza perché si è messa due bacchette tra i capelli, ad esempio, oppure licenziare tre impiegati di colore per assumerne tre bianchi, per compensare.

Sono cose molto lontane dalla nostra cultura e mi è difficile capire se l’intento era sensibilizzare il pubblico, oppure ironizzare sull’ipersensibilità che si respira ultimamente da quelle parti.

Manca un solo episodio al finale di stagione, ma c’è moltissimo materiale in sospeso: le cose si fanno interessanti!

*Swatting: chiamare il 911 -numero di emergenza universale negli Stati Uniti- per denunciare una situazione ad altissimo rischio, che richiede l’intervento della squadra d’assalto S.W.A.T., al solo scopo di intimidire o fare uno scherzo.

Lucilla

Lucilla
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