Home » Recensioni: serie TV e Film » Recensione Serie Tv: The Flash 6×10 – “Marathon” – MIDSEASON PREMIÈRE

Recensione Serie Tv: The Flash 6×10 – “Marathon” – MIDSEASON PREMIÈRE

Temptation

Progetto grafico a cura di Teresa

Eccoci al primo episodio dopo crisi anche per The Flash, l’ultimo a riprendere, in ritardo rispetto alle altre, pertanto gli eventi trattati sono precedenti al finale di Arrow e tutto questo crea sicuramente confusione, ma anche un’atmosfera davvero triste.

È un episodio senza infamia e senza lode all’apparenza, ma in realtà molto toccante, tutto il team Flash sta venendo a patti con quanto accaduto, le innumerevoli vite perse con la sparizione di tutto il multiverso e sopra ogni cosa quella di Oliver Queen.

Quanto e in quali modi Oliver e la sua sparizione abbia colpito Barry è palpabile in ogni suo gesto, il nostro velocista scarlatto, che decisamente non riesce a superare la cosa.

Nessun cattivo in senso stretto in questo episodio, il vero nemico da sconfiggere sono i sentimenti, e se stessimo percorrendo il sentiero del lutto, potremmo dire che siamo arrivati all’ultimo passo: l’accettazione.

A parte la nuova sigla, che personalmente non piace, ma forse è solo perché è la prima volta che la vedo, accettare che tutti gli eroi si trovano su un’unica terra non è facile, il che porta a un trucchetto banale quanto efficace, tutti nello stesso luogo, ma in città diverse, così che le loro strade non si incrocino.

Ma non è solo quello che è accaduto durante la crisi a sbilanciare il nostro team. Fino all’arrivo della crisi, Barry e suoi amici combattevano con la consapevolezza che il nostro eroe sarebbe dovuto morire, per questo lui e Iris, avevano iniziato consapevolmente o meno una corsa contro il tempo, vivere ogni giorno al massimo, e, a quanto pare, hanno scordato di come si fa a rallentare. Ci pensa papà Joe a rimettere le cose in prospettiva, non certo senza sforzo.

Veniamo comunque al succo dell’episodio, Barry riceve la visita di Diggle che prima di trasferirsi a Metropolis, consegna l’ultimo dono di Ollie, la maschera che lo stesso velocista aveva creato per lui. Barry, immediatamente ci trova un segno che lo guida verso Lian Yu, convinto di dover sventare un probabile esercito pompato con mirakuro, Dig lo segue, o meglio, viene letteralmente trasportato con lui, ma una volta arrivati, scopre che quello che Oliver gli aveva lasciato non era l’ennesima battaglia, ma l’ultimo consiglio, come il mentore che era sempre stato per lui.

La maschera altri non era che un monito: non commettere gli stessi errori fatti da lui, non passare da una crociata all’altra, ma prendersi tempo per godersi i giorni, per stare con la famiglia e gli amici e come sempre Dig riassume la cosa molto bene, riprendendo esattamente il titolo dell’episodio: La vita non è una corsa, ma una maratona.

Il punto forte dell’episodio, invece spetta a Iris, che seguendo le tracce per scrivere un articolo per il Citizen, è più che mai decisa a smascherare la McCulloch Technogies e in primis l’amministratore delegato, il signor Joseph Carver. Purtroppo quello che pensava essere solo un articolo di spionaggio industriale si rivela essere qualcosa di molto più pericoloso: il tipo risulta essere a capo di un organizzazione segreta che addestra meta-umani a diventare assassini, come Esperanza e che si fa chiamare Black Hole. Non solo, la nostra intrepida reporter rischia la vita proprio grazie a questo. Ritroviamo infatti Kimiho Hoshi, che prima della crisi era in grado di manipolare la luce, con esiti non molto precisi, ma che adesso non sbaglia un colpo, lei riesce a salvarsi, ma non la sua fonte.

Presa dai sensi di colpa decide di seguire il consiglio del padre, capendo finalmente le sue parole, non c’è più bisogno di correre. Compreso questo, con la sua astuzia e l’aiuto del team, mette sotto scacco Carver salvando così la sua vita e quella dei suoi cari.

Così come Barry e Iris, anche Cisco sta cercando di fare i conti con quello che è accaduto, si sente in colpa per essersi fatto iniettare la cura, perdendo i suoi poteri, e ora che li ha riavuti grazie a Monitor, non può usarli, perché il multiverso non esiste più. Come i suoi amici, anche lui prende la strada più lunga per arrivare ad accettare che la colpa non è sua e lo fa, attaccando invece Nash, trattandolo malissimo, ricordandogli in ogni momento che triliardi di persone sono morte a causa sua.

E in questo caos di tristezza e confusione abbiamo il vero colpo di scena che ci spezza il cuore. Si era parlato a lungo di una probabile uscita di Carlos Valdes, ma poi sembrava che la cosa fosse rientrata, ma in questo episodio scopriamo che alla fine forse le voci erano vere, se sia una cosa permanente o solo momentanea, ancora non lo sappiamo, personalmente spero nella seconda.

Cisco decide di partire, direi anche in sordina, visto che non saluta né Kamilla, né Barry, parla solo con Nash, lasciandogli le chiavi del suo regno e parte per un viaggio di introspezione e di scoperta di questo nuovo mondo.

E quando pensi che l’episodio non ti regali altro… boom… Iris, seguendo le briciole di quanto accaduto si reca, alla McCulloch Technogies e in una stanza apparentemente vuota che apparteneva alla sorella di Carver, scopre uno specchio che… letteralmente la trascina al suo interno.

Si può dire che questo episodio celebra e accetta la morte dell’Arciere di Smeraldo, che segna nuovi confini, che fa scendere a patti i nostri su quello che avrebbero o non avrebbero potuto fare per evitare la crisi, ma soprattutto che niente è stata colpa loro. Qualcuno ci è riuscito, altri no, ed è per questo che adoro Flash, questo processo, lungo e doloroso era necessario per loro, quanto per noi, insomma, dopotutto è questo che significa essere umani, eroi o meno.

Oggi ho sostituito la mia amica Teresa, spero di essere stata all’altezza, vi saluto e… non vedo l’ora di vedere il prossimo episodio.

Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

Lascia un Commento