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Recensione serie Tv: The Alienist: Angel of Darkness – 2×03 e 2×04 – “Labyrinth” – “Gilded Cage”

Progetto grafico a cura di Marina Alesse

Amanti del crime la zia Shelby è tornata.

Curiosi di scoprire cosa è accaduto nel terzo e quarto episodio della serie The Alienist – Angel of Darkness? Mettetevi comodi, perché sono successe un sacco di cose.

Sara, regina indiscussa della serie (che Laszlo scansate proprio), continua insieme ai suoi compagni le indagini al nuovo caso, così appassionante tanto da farmi gridare allo schermo: “CHI E’ L’ASSASSINO”? Con la finestra aperta i vicini avranno pensato che fossi impazzita. Rispetto alla prima serie, dove il volto dell’assassino ci è stato svelato verso la fine, nel quarto episodio della seconda serie sappiamo chi è lo psicopatico che rapisce e uccide bambini, in preda a una serie di traumi ancora sconosciuti. Io lo avevo intuito fin da subito però di solito non ci azzecco mai, penso che il colpevole sia X mi faccio mille congetture e poi BUM non ho capito una beata fava e l’assassino era Y (il lavoro di detective non fa per me).

Ma procediamo con ordine.

Sara si fa convincere da Laszlo nel tentare con l’ipnosi per scoprire qualcosa dalla signora Linares, i suoi ricordi sono offuscati e qualsiasi dettaglio può essere utile per trovare la piccola Ana. La nostra detective per invogliare i coniugi si sottoporrà lei stessa all’ipnosi e noi scopriremo qualcosa sulla sua infanzia e forse su suo padre. Vediamo la dodicenne Sara, felice e spensierata nella residenza di campagna della sua famiglia, la giovane corre per il prato con un palloncino rosso in mano (per un attimo credevo che sarebbe spuntato IT), i ricordi si offuscano e la bambina ha le mani coperte di sangue. Lei dirà più avanti che il padre ha avuto un incidente con una pistola, forse il suo ricordo ha a che fare con la morte del genitore? Sicuramente lo scopriremo.

Dopo Sara avanti la prossima, cosa ricorda la signora Linares? La prima seduta non riesce bene, ma, visto che la donna era una pittrice, riproveranno facendole dipingere tutto ciò che ricorda. Alla casa del tè dove era stata con la sua bambina, il giorno del rapimento, sente che qualcuno la osserva, questa oscura presenza è una donna? Sì.

A questo punto Sara decide di chiedere l’aiuto di un’infermiera, Libby, che lavora all’ospedale del dottor Markoe. L’ospedale è un incubo, nel reparto maternità ci sono un sacco di donne distrutte, sfinite e trattate come bestie, mentre i bambini si contano sulle dita di una mano. La caposala è perfida, potrebbe essere imparentata con la dolce infermiera del film Qualcuno volò sul nido del cuculo. La simpaticona aiuta il dottore a sbarazzarsi dei bambini che nascono da donne rimaste incinte fuori dal matrimonio. Una volta sveglie viene detto loro che i figli sono morti e inoltre il “piccolo chirurgo” le sterilizza. Questo orribile ospedale è finanziato ovviamente da ricconi che portano le loro amanti a liberarsi dell’ingombrante fardello. Uno dei sovvenzionatori è il padrino di Lady Victoria, la fidanzata di John. Questi due sono come i cavoli a merenda non ci azzeccano proprio l’una con l’altro, non c’è passione o amore.

John e Sara chiaramente si amano e sono attratti, però la donna, forse per il trauma subito in passato, preferisce restare sola e flagellarsi, mentre lui, pur di non restare solo, si accontenta di una donna che non ama e che lo umilia e svilisce davanti a tutti alla loro festa di fidanzamento. Una tristezza infinita, già la vita è complicata e diciamocelo pure un po’ ‘na merda, dateci una gioia.

Chiusa la parentesi di Sara e John, torniamo alle indagini che danno più soddisfazioni di questi due. La nostra amata detective, per capire cosa succede “all’ospedale degli orrori” manda sotto copertura Bitsy.

Le sospettate sono due: la caposala, acida come il latte scaduto, che si scopre essere sterile, quindi il movente per rapire e uccidere bambini ci può stare, ma la sua frustrazione può averla condotta al baratro della follia?

Oppure l’infermiera Collen, una testa calda che è stata prima paziente in questo ospedale evitando la sterilizzazione e ora si trova, senza figlio, a lavorare per quel mostro perché ci vuole coraggio a chiamarlo dottore.

Con un colpo di scena finale, dove Bitsy rischia addirittura di morire, si scoprirà che l’assassina è la timida, indifesa Libby, che si prodigava tanto ad aiutare Sara. Diffidare sempre delle persone che ci fanno tante moine: “non so se posso aiutare”, “ho paura di essere scoperta”, “non sono una pettegola non mi piace sparlare delle altre”. FALSA E PURE PSICOPATICA! Caduta la maschera, lei riesce a fuggire e va a trovare la caposala, che viene accoltellata come un vitello e il suo sangue viene usato per dipingerne gli occhi. Libby è fissata con il Memento Mori, poi la folle si sdraia accanto alla sua vittima abbracciandola, tutto molto creepy.

Ora dobbiamo scoprire perché Libby ha queste turbe mentali, qual è la sua storia? Che cosa succede dentro quell’ospedale? E soprattutto cosa si cela nel passato di Sara?

Questi due episodi sono stati magnifici, le sedute di ipnosi sono state realizzate in maniera magistrale; gli attori, la storia, le atmosfere e le musiche perfette in ogni scena. Io non mi stancherò mai di dirvi di guardare The Alienist.

Alla prossima settimana!

 

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