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Recensione serie TV: Stargirl -1×13- “Stars & S.T.R.I.P.E. Part Two”- Finale di stagione

1x13 stargirl

Progetto grafico a cura di Vita Firenze

…e il campo di football si aprì e le parabole dei signori del male uscirono dalla terra per rincretinire la popolazione che rimase pietrificata a guardare.

Melodrammatico? Esatto!

Eppure è proprio quello che succede all’inizio di questa ultima puntata di stagione dove la gloria del patriottismo nazionale la fa da padrone, con tutta una serie di cliché che riescono a far venire il latte alle ginocchia anche a una filo-americana come me.

Comunque, iniziamo questo episodio che ha poco da mostrare e su cui c’è veramente poco da dire.

I buoni sono nei cunicoli sotto la scuola a caccia della macchina e di Brainwave che nel frattempo ha rincretinito buona parte della popolazione adulta compresi Pat, Barbara e il bidello cavaliere medievale Justin.

Beth, o meglio i Chuck, attraverso i suoi occhiali riesce a salvare la situazione azzerando i conti di Gambler (il malvagio mago dei computer) e intaccando i suoi firewall, di contro il cattivone libera il villain Solomon Grundy, il mostroide gigante che ha ucciso i genitori di Rich.1x13 stargirl

Unico colpo di scena poco prevedibile è stato che durante l’ovvio scontro fra buoni e cattivi Cindy (la figlia di Doc Ito) viene liberata e senza nessuna remora uccide papino.

Scelgo di non proseguire oltre altrimenti vi rovino la puntata, se ve la racconto io poi è inutile che la guardiate.

Sinceramente ho trovato più interessante la precedente, sarà appunto che il finale è scontato, sarà che i buoni devono vincere sempre, anche se ci sono veramente modi migliori di farlo, sarà che alcuni metodi usati per eliminare i cattivi sono al limite del “ma daiii” però questa puntata mi ha lasciato abbastanza perplessa.

La bravura degli sceneggiatori è stata la spina dorsale che ha tenuto in piedi la serie/stagione per tutti i dodici episodi precedenti e il fatto che mi siano caduti proprio nell’ultima puntata mi sa tanto della classica scivolata sulla buccia di banana.

Una delle prime cose che uno scrittore impara è che i colpi di scena vanno sapientissimamente dosati, direi centellinati, per non scadere nel ridicolo nel…”ma daiii” e qui purtroppo ne ho detti a iosa.

Comunque in generale la serie mi è piaciuta ed è stato possibile grazie a un paio di indispensabili paletti che ho messo fin dall’inizio: è una serie DC con tutti i suoi limiti ed è una teen serie con tutte le sue sfumature.

Non raggiunge il voto pieno perché ci sono troppi, ma veramente troppi déjà-vu, però ammetto di aver provato un malizioso piacere nel cercarli.

Fulvia Elia

Fulvia Elia

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