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Recensione serie Tv: Star Trek Discovery – S2e06 “Il rumore del Tuono”

Star Trek Discovery – S2e06 “Il rumore del Tuono”

Star Trek Discovery - S2e06 "Il rumore del Tuono"

 

Questa seconda stagione, sinora, si sta rivelando migliore della precedente, considerando che, fin dalla prima puntata, l’ho trovata di rottura col mondo Star Trek in generale, cosa non facile da digerire per una vecchia fan.

Probabilmente per una scelta degli sceneggiatori, influenzati dalle lamentele dei fan classici, Discovery sta virando verso una rotta più nota, senza però tralasciare alcune delle peculiarità che la caratterizzano, come la linea narrativa che corre lungo tutta la stagione, i personaggi ambigui e le atmosfere cupe.

Come già detto riguardo alla puntata precedente, i personaggi stanno iniziando a svelarsi, a intrecciare quella ragnatela di rapporti a cui tanto sono affezionati i vecchi fan.

Michael Burnham, la protagonista, è diventata sopportabile, anche se continua a non essere annoverabile fra i miei personaggi preferiti.

Il capitano Pike è, a mio avviso, un ottimo acquisto, più vivace e affascinante del sé stesso della serie classica, nonostante il livello temporale sia praticamente il medesimo. In questi giorni sto riguardando i vecchi episodi degli anni Sessanta e confermo che a suo tempo i produttori fecero bene a sostituire il cervellotico e dolente Pike, con l’impertinente e vitale Kirk. Questa versione di Pike, capitano della Discovery, è decisamente migliore.

Abbiamo ritrovato la figura del dottor Hugh Culber, creduto morto. Una scena degna delle migliori puntate di Beautiful, anche se si percepisce che qualcosa non vada, che forse ciò che è tornato indietro dall’universo miceliare non sia del tutto il caro dottore che avevamo imparato a conoscere; ragion per cui siamo già dispiaciuti per Paul Stamets, il suo compagno, felice come una pasqua di aver ritrovato l’amore della propria vita.

Non so, mi sa tanto di tragedia annunciata, ma staremo a vedere. Una delle poche cose certe di questa nuova serie è che, uscendo dagli schemi trekkiani, lo spettatore non può essere sicuro di niente, nessun personaggio è al sicuro, nessuno può essere al cento per cento ciò che pensiamo. Siamo ben lontani dalla sicurezza che personaggi come Kirk, Picard, Sisko, Janeway, Archer, rimarranno quel che sono, intoccabili, perfetti nella loro umana imperfezione, retti, ligi al dovere.

Io ancora devo riprendermi dalla morte dell’androide Data nel film cinematografico Star Trek – La Nemesi, figurarsi avere a che fare con un telefilm in cui a ogni episodio si teme per la vita o l’equilibrio psichico dei personaggi che si iniziano ad amare:

  • il capitano Georgeu, uccisa dai Klingon, che ritroviamo nella sua controparte dell’universo specchio.
  • Ash, creduto morto per mano dei Klingon, che poi ritroviamo nella segreta e un po’ losca Sezione 31 della Flotta stellare.
  • Sylvia Tilly, intrappolata in un bozzolo che mi ha ricordato sia la serie fantascientifica Species, sia l’intramontabile baccello alieno di L’invasione degli Ultracorpi, ma che poi viene ritrovata nell’universo miceliare dal momento che il baccello altro non era che una sorta di teletrasporto.
  • Il comandante Saru, sul punto di morire perché giunto a uno stadio finale della sua vita aliena, ma che invece si trasforma e perde il senso della paura atavica che ha sempre contraddistinto, e segnato, la sua razza, preda in un mondo di predatori.

Insomma, sembra che gli sceneggiatori di Discovery abbiano preso esempio da quelli (sadici, diciamocelo) di Game of Thrones.

Nella puntata precedente abbiamo tribolato temendo di perdere l’interessante personaggio dell’alieno Saru. In questa lo ritroviamo salvo, trasformato, con in mano una verità in grado di salvare la sua razza dalla schiavitù perpetrata da tempo immemore sul suo pianeta. La prima direttiva, quella sacrosanta della non interferenza, diciamo che non è rispettata alla lettera: Saru, agendo di testa sua, riuscirà ad avviare un profondo cambiamento nello stile di vita della sua razza.

La scena è appunto ambientata sul pianeta natale di Saru, ove la ricerca di Spock (ancora nominato, ma che nessuno ha visto), legata all’apparizione di ciò che viene definito L’angelo rosso, ha condotto la Discovery.

Finalmente una puntata ariosa, luminosa, ambientata su un pianeta alieno dalla natura rigogliosa, un riposo visivo, per me, dall’atmosfera claustrofobica delle puntate precedenti, soprattutto della prima stagione, anche se la parte in cui Saru e la sorella sono prigionieri è di nuovo fortemente cupa e caratterizzata dall’apparizione di un alieno xeno-morfo.

I Klingon, al momento, sembrano essere passati in secondo piano, la linea narrativa di questa seconda stagione è chiaramente la ricerca del misterioso angelo rosso che sembra, con la sua apparizione, influenzare il destino di molti.

Gli effetti speciali continuano a essere cinematografici, ottimi.

Attendo la prossima puntata, ansiosa di scoprire se prima o poi avremo il piacere di vedere il giovane Spock.

Lunga vita e prosperità!

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StaffRFS