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Recensione Serie Tv: Star Trek Discovery 2×07 “Luci e ombre”

Star Trek Discovery - S2e06 "Il rumore del Tuono"

Continuo la mia recensione di questa seconda stagione di Star Trek Discovery, e mantengo l’idea che gli sceneggiatori abbiano modificato un po’ la rotta rispetto alla prima.

Come tutti sappiamo, le stagioni di un telefilm vengono rinnovate solo se la precedente sta riscuotendo abbastanza successo, quindi penso che la rottura netta che si è respirata a pieni polmoni nella prima stagione, sia stata volutamente un po’ affievolita per accontentare molti dei vecchi fan.

Lo avevo già detto all’inizio: così come stava andando era un buon prodotto di fantascienza, con effetti speciali eccellenti, a livello cinematografico, ma avrebbe potuto benissimo chiamarsi in un altro modo. Adesso, invece, pur mantenendo parte degli elementi di rottura, gli episodi ne presentano altri, cari ai fan che seguono la serie fin dagli esordi negli anni Sessanta.

Continua la narrazione che si svolge lungo tutta la stagione, e ciò diversamente dalle serie precedenti che presentavano episodi autoconclusivi; mentre nella prima stagione abbiamo avuto il conflitto coi Klingon, adesso la fanno da padroni la ricerca di Spock e del misterioso Angelo rosso, oltre alla sotto trama sulla Sezione 31, la melliflua associazione segreta della Flotta.

(1: Spock nella serie classica. 2: Spock in Discovery. 3: Spock nei film della nuova generazione)

Mentre Michael Burnham, la protagonista, continua ad essere per me un personaggio non particolarmente affascinante, soprattutto perché trovo che le espressioni facciali dell’attrice si somiglino tutte, altri personaggi si stanno ritagliando uno spazio di tutto rispetto.

Come già anticipato nella mia precedente recensione, trovo che questo nuovo capitano Pike sia un’ottima scelta: è un amo lanciato per i vecchi fan (che lo videro solo nel pilot – poiché fu poi sostituito dal più carismatico Kirk – e in un’altra puntata doppia costruita in parte con il pilot) e contemporaneamente è un personaggio nuovo, ma che ha in sé le caratteristiche della Flotta stellare che abbiamo imparato ad amare.

(1-2: L’originario capitano Pike, nel pilot e nella puntata doppia della serie classica. 3: Il Pike di Discovery. 4: Il Pike dei film della nuova generazione)

In questa puntata ho trovato particolarmente interessante la figura di Amanda, la moglie umana dell’ambasciatore vulcaniano Sarek, nonché madre naturale di Spock e genitore adottivo di Michael. Chi, come me, segue la serie fin dal principio, sa che Amanda compare pochissime volte, spesso viene nominata e basta. All’inizio, il matrimonio tra Amanda e Sarek ci viene presentato quasi come un mero esperimento diplomatico; poi, alla sua morte, Sarek confessa al figlio che era innamorato della moglie. In questa puntata di Discovery viene aggiunto un tassello: Amanda è una donna forte, disposta a tutto per salvare la prole, conscia delle difficoltà di vivere in un mondo dominato dalla Logica; ma soprattutto consapevole che i suoi figli sono quelli maggiormente esposti ai due mondi, umano e vulcaniano. Vediamo Amanda affrontare il marito che, seguendo la logica, vorrebbe consegnare Spock. La vediamo dire all’uomo che lo ama e che per lui ha lasciato la Terra per poi accarezzarlo con una passione che potevamo solo immaginare. Fa colpo, perché è qualcosa che non s’era mai visto, in modo così netto e caldo, nell’intera serie, un elemento inusuale ma che ci scalda, che non fa gridare che Discovery si sta allontanando troppo dalla rotta. Un po’ come vedere, nel Il Signore degli Anelli, l’amore tra la principessa elfica Arwen e l’erede del Trono degli Uomini Aragorn, roba che solo il film ci ha regalato, perché nel romanzo di Tolkien la storia è citata appena nelle Cronache finali. Ecco, vedere Amanda e Sarek è stato un po’ un regalo.

(Sarek e Amanda, con Spock, serie classica)

(Sarek e Amanda, con Michael, in Discovery)

L’episodio si suddivide idealmente in due parti: la ricerca di Michael, che trova Spock su Vulcan, nascosto dalla madre, e l’incidente tra l’Enterprise e uno squarcio temporale, durante il quale la nave viene attaccata da una sonda a forma di piovra, la cui coscienza sembra, alla fine, essere finita dentro a uno degli ufficiali di plancia.

Due caratteristiche di rottura che troviamo in questo episodio sono, come nella prima stagione, l’uso di linguaggio inappropriato (Sylvia Tilly ripete “Che figata!”) e la visione del pianeta Vulcan come non ci è mai stato mostrato. Tutte le inquadrature delle precedenti serie e dei film, infatti, ci hanno sempre rappresentato il pianeta come un luogo degno del nome che porta: caldo, desertico. In questo episodio, invece, Michael si reca a casa, in una città piena di vegetazione e, soprattutto, durante un temporale. Ecco, la pioggia che scende su Vulcan è stata davvero una scoperta.

Ricordo che questa serie è l’unica, fra tutte quelle di Star Trek, a essere classificata come 16+ (tutte le precedenti sono 13+, a parte la classica che è 7+). Un’altra dimostrazione di quanto lo spirito trekkiano sia mutato, facendone una serie indubbiamente più violenta e con tematiche scottanti, come l’omosessualità, trattate in maniera più approfondita (e, soprattutto, dalla parte umana poiché nelle precedenti versioni vi erano molti episodi centrati sulla diversità dei gusti sessuali, ma erano sempre alieni).

Mi è piaciuto ritrovare l’aneddoto, della prima stagione, circa la citazione dell’opera di Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio e quel che Alice vi trovò. Trovando Spock, sarà Amanda a spiegare perché, quand’erano bambini, leggesse proprio quell’opera ai suoi figli. Beh, sembra che Spock sia finito nella Tana del Bianconiglio, vedremo nella prossima puntata chi o cosa riuscirà a far riemergere la sua mente da quel buco nero.

Lunga vita e prosperità!

 

 

 

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StaffRFS