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Recensione Serie Tv: Space Force – stagione 1

stagione 1

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Fa ridere perchè è vero!

No seriamente, la Space Force esiste, è una nuova branca dell’esercito statunitense ed è stata ideata e pretesa dall’attuale Presidente Trump allo scopo di conquistare e colonizzare lo spazio.

Me co… comeri!

Steve Carrel interpreta il neo generale da quattro stelle Mark Naird, che fresco di promozione ed entusiasta per il nuovo lavoro che lo attende, si trova sbattuto in Colorado a dirigere una base segreta solo di nome, della cui esistenza è al corrente l’intero circondario.

La delusione per essere stato assegnato alla Space Force è tanta, visto che praticamente gli hanno affidato qualcosa che in un certo senso non esiste e ha poco a che fare con la vita militare.

Con lui ci sono la moglie Maggie (Lisa Kudrow) e la figlia Erin, una più problematica dell’altra, e lo scienziato capo Adrian Mallory, l’immenso John Malkovich.

La gestione della base è quantomai stressante, con le pressioni di un presidente (mai chiamato per nome) che pretende risultati assurdi in tempi ridicoli, mettendo in croce gli scienziati e il generale, che si trova costantemente sotto attacco.

Ecco, Mark è una persona bellissima. Certo è un militare ligio alle regole e fedele agli ordini ricevuti, ma qualsiasi decisione prenda è sempre in buona fede e questo è uno degli aspetti che lo avvicina di più a Mallory, in uno splendido rapporto di amicizia conflittuale che arricchisce entrambi.

Vederlo cantare di nascosto vecchie canzoni per sentirsi meglio, le facce che fa quando tutto sembra volergli spezzare le gambe: il generale Naird siamo tutti noi.

Kokomo – The Beach Boys – 1988, alias la mia nuova suoneria.

Space Force ci porta a conoscere personaggi che si potrebbero definire “nudi”, ossia persone realistiche ma prive dei normali filtri: vere, ma abbastanza crude da poter essere trasposte in commedia. Una satira amara e particolarmente emozionante proprio per la bravura di Carrel, al quale basta uno sguardo per trasmettere allo spettatore i sentimenti più intimi del suo generale.

Avrebbe funzionato senza attori di prim’ordine come lui e Malkovich? Assolutamente no, e ne sono la prova tutti i personaggi secondari, che nonostante gli sforzi mettono in evidenza la mediocrità della trama.

Non guardi Space Force per seguire tutto il telefilm, lo guardi per le storie del generale e dello scienziato e per vedere come il vero presidente degli Stati Uniti sia un perfetto esempio di commedia dell’assurdo.

Attenzione, però, non è una comedy con battute a raffica, qui parliamo di una maratona: è una corsa lenta e meticolosa che accompagna lo spettatore al momento comico perfetto.

Purtroppo, il finale amaro e inconcludente è stata una scelta coraggiosa, che a mio avviso non ha assolutamente pagato; non si è chiusa nessuna storyline e non si può neanche dire che ci sia un cliffhanger, è come se avessero semplicemente interrotto a metà la storia e buona notte al secchio.

Vedrò la seconda stagione? Assolutamente sì, ma questa chiusura me la sono legata al dito.

Serena Oro

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Lilian Gold

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