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Recensione Serie Tv: Outlander – 5×07 – “The Ballad of Roger Mac”

Ballad

Progetto grafico a cura di Eve

Salve Fenici!

Siamo a Hillsborough nel 1771. Ci sono tutti, compresi Jemmy e sua madre che resteranno con gli Sherston, amici di Jocasta. Brianna vuole stare più vicino possibile a Roger che sta andando in guerra. La puntata inizia in modo leggero, ma, vi anticipo che non finirà così. È il compleanno di Jamie, cinquant’anni ben portati, che fa l’inventario con Claire per vedere se tutti i muscoli del suo corpo funzionano bene. Risposta affermativa e infatti la moglie gli dà il regalo di compleanno: se stessa.

Anche il governatore Tryon si assicura che le truppe siano pronte; Jamie si rende conto che i Regolatori non avranno speranze contro un tale dispiegamento di forze, la maggior parte sono contadini senza addestramento militare, inoltre per distinguere i Regolatori dai miliziani, a quest’ultimi vengono distribuite delle coccarde gialle. Arriva anche Morton, vuole ripagare Jamie per il suo aiuto, così il nostro colonnello riesce ad appianare i dissapori tra il ragazzo e i parenti di Alicia.

Assistiamo a un bel discorso di Jamie che spiega a due giovani miliziani lo scopo della guerra, che non è pensare a come salvarti la pelle, ma uccidere, un’esitazione e sei morto.

I Regolatori si trovano sul fiume Alamance. Jamie li cerca, non ha visto Murtagh ma Bryan Cranna e Lee Withers che erano con lui durante le rivolte. Sta cercando di aiutarli dall’interno. Il reverendo Caldwell arriva con una richiesta di pace che il governatore intende ignorare, non può tollerare un tale disprezzo della legge. Jaime ha già visto quello sguardo negli occhi di Tryon, ormai è al di là della ragione e dei compromessi.

Al campo arriva Bree, si è ricordata che ad Alamance vincerà la milizia e questa battaglia è considerata come l’inizio della Rivoluzione Americana. Jamie decide di mandare un messaggio a Murtagh, se sapesse che i Regolatori sono destinati a fallire, forse potrebbe convincere i suoi uomini a ritirarsi, risparmiando così delle vite. Se ne frega della storia, a lui importano solo gli uomini al suo comando, i Regolatori che lottano per quello in cui credono e il suo padrino. Roger si offre ci consegnare il messaggio, Murtagh sa che viene dal futuro e gli crederà. Quando arriva però lo trova che sta incitando i suoi uomini alla battaglia. Roger cerca di convincerlo, tra qualche anno combatteranno tutti dalla stessa parte, ma la sua risposta è no, i suoi uomini non si arrenderanno mai, sono meno addestrati ma coraggiosi come leoni e qualche anno per qualcuno che ha perso tutto, è tantissimo. Tryon ordina ai Regolatori di arrendersi, di consegnare le armi e i loro comandanti e di sottomettersi alla clemenza del governo. Murtagh intanto aveva provato a convincerli, ma non l’hanno ascoltato e non si ritireranno.

Allontanandosi dal campo dei Regolatori incontra la signora Mackenzie conosciuta sulla Gloriana, la nave che li aveva portati in America, a cui aveva prestato aiuto mentre stava male portandole cibo e acqua. Il marito della donna equivocando il loro abbraccio di saluto, non appena vede la coccarda gialla, decide di farsi giustizia, non solo è un traditore, ma anche un ladro di mogli, anche se in realtà lui stava solo offrendo aiuto alla signora, nel caso fosse rimasta vedova.

Tryon costringe Jamie a indossare una giubba rossa, quello per lui è un onore, per Jamie non lo è per niente, anzi è tutt’altro. Prima di scendere in battaglia, promette a Claire che non sarà quello il giorno in cui morirà. Fa un discorso ai suoi uomini: non sono lì per uccidere i loro fratelli, ma per porre fine a tutto quello. Devono fare prigionieri e salvare anime.

La battaglia ha inizio e dopo un attimo di esitazione anche Jamie ordina ai suoi uomini di sparare.

Lo scontro infuria nel bosco. È una strage, i Regolatori vengono uccisi o presi prigionieri. Jamie si scontra con Withers e non vorrebbe ucciderlo ma lui sta per farlo; Murtagh arriva in tempo per salvarlo. Uno dei ragazzi incoraggiati da Jamie a non esitare, però spara, proprio nell’esatto momento in cui figlioccio e padrino stavano per abbracciarsi.

Nonostante Jamie lo avesse liberato dal giuramento, Murtagh non si è sottratto alla promessa fatta a sua madre e mentre le ultime parole escono dalla sua bocca, parole di conforto, sul non avere paura della morte, perché finalmente si smette si soffrire, Jamie lo sente spirare tra le sue braccia. Inutile la corsa per raggiungere Claire, non c’è più niente da fare.

Le giubbe rosse hanno vinto, Tryon è felice, ma non Jamie. Il massacro di uomini innocenti non è un motivo per festeggiare. Secondo lui il governatore ha scatenato una guerra solo per la sua gloria. Adesso che ha pagato il suo debito, non ha più obblighi verso di lui o la Corona e gli restituisce la giubba rossa gettandola a terra.

Infine, vanno a cercare Roger che non è ancora tornato. Sono tutti preoccupati, soprattutto Bree. Trovano una truppa di giubbe rosse che ha appena impiccato un gruppo di regolatori a un albero. Tra loro c’è Roger. Ha un cappuccio in testa. Forse non è lui… No, la puntata non può finire cosi… invece è proprio ciò che accade.

“Un buon soldato sa che deve essere preparato, essere pronto a combattere e a morire se necessario. Ma quello a cui nessuno può prepararsi è affrontare la propria famiglia in tempo di guerra.” Con queste parole Claire ci introduce in questa puntata ricca di emozioni. Vediamo l’addio tra moglie e marito che non sanno se si rivedranno. Prima con Bree e Roger e il loro purtroppo sarà (forse) proprio questo. E poi tra Jamie e Claire, che per fortuna non avverrà.

Sarà un altro il commiato di cui tutti saremo protagonisti, quello a Murtagh. Jamie scoppia in lacrime e libera tutto il suo dolore solo quando rimane da solo, per salutare il sangue del suo sangue contro il quale è stato costretto a combattere. E no caro governatore, non puoi capire cosa sia stato combattere contro i propri compatrioti e fratelli. Ce lo dice la faccia furiosa di Jamie che ora è libero di seguire finalmente i propri ideali. Sono d’accordo con lui: ogni giorno in cui siamo al mondo è un dono, ora più che mai. Qualsiasi cosa ci riservi il domani, dobbiamo essere grati di poterlo vedere, anche se questo vuol dire salutare qualcuno di molto caro.

Mi piace pensare che quando gli esseri umani credono davvero in qualcosa siano molto più forti anche con meno mezzi a disposizione e sapendo di essere destinati a fallire, almeno ci provano e non avranno rimpianti.

Non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima puntata.

 

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