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Recensione Serie Tv: New Amsterdam – 2×14 – “Sabbath”

New Amsterdam 1

Progetto grafico a cura di Eve

Recensione con spoiler

Sarà anche un giorno di festa, Fenici, ma il povero Max non smette mai di correre!

Deve tagliare due milioni di dollari dal budget, e non sa davvero come fare: il buon Todd gli fa notare ripetutamente che la cifra corrisponde esattamente ai fondi destinati al programma di cure post natali per le donne prive di documenti, però Max si oppone strenuamente, cercando di sottrarre piccole cifre ad ogni reparto e iniziativa per cercare di raggiungere l’obbiettivo senza fare tagli drastici.

Vijay intanto si trova a dover fare da “mentore” a D.A.W.N., un tablet dotato di intelligenza artificiale che dovrebbe aiutare i medici a ottimizzare e velocizzare le diagnosi; per quanto  il device si dimostri utile in molte occasioni, sarà l’esperienza decennale del dottor Kapoor a dare una diagnosi definitiva alla donna che ha in cura.

Iggy si occupa di un tredicenne che sviluppa tumori nell’addome a causa dello stress causatogli dal razzismo. Proprio così. Cephas è costantemente vittima delle così dette “microaggressioni”, ossia episodi quotidiani di discriminazione involontaria: il nomignolo dato dai compagni, la domanda su un determinato argomento posta unicamente a lui dall’insegnante o la bibliotecaria della scuola restia a dargli libri di un certo tipo.

Cephas interiorizza questa persistente sensazione d’inadeguatezza e non è in grado di identificarla fino a quando il dottor Frome non lo sottopone ad un test specifico.

Dopo la diagnosi, Iggy cerca di far inserire il “tumore da razzismo” negli elenchi delle compagnie assicurative, affinchè venga riconosciuta la copertura del problema. Hellen lo aiuta, ma nel frattempo scopre che la dottoressa SuperStronza non è presente per i suoi pazienti, concentrata unicamente sulla ricerca. La cosa viene solo accennata, ma credo ne vedremo delle belle nelle prossime settimane.

Infine, Floyd parla del suo trasferimento alla persona sbagliata, che lo riferisce a Max, e Lauren dopo molte insistenze cede e va a cena con sua madre.

Max capisce finalmente che la soluzione ai problemi di budget non è tagliare le risorse, ma monetizzare ciò che al New Amsterdam è l’eccellenza: i singoli specialisti. Todd se lo aspettava e se ne va con un ghigno soddisfatto.

Un episodio di transizione, che serviva a prepararci sostanzialmente a tre storyline:

  • Floyd che se ne va
  • Castro che non sta coi pazienti
  • Max che riesce a trovare un po’ di serenità nell’amicizia con una donna

Stavolta, più di altre, le storie sembrano andare per conto loro senza avere apparentemente alcun collegamento, tanto che le scene di Floyd in Messico sembravano buttate lì un po’ a caso; in realtà tutte le sue vicende sono fin troppo scollegate dal resto, come se gli autori non sapessero cosa fare di lui. Non gli è stata data una storia interessante, né situazioni particolari con le quali lo spettatore potesse empatizzare, quindi il suo tira e molla con la fidanzata e l’ospedale è completamente privo di appeal: spero che traslochi presto, o che perlomeno gli accada qualcosa degno di nota.

Serena Oro

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