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Recensione Serie Tv: New Amsterdam – 2×13 – “In The Graveyard”

New Amsterdam

Progetto grafico a cura di Eve

Recensione con spoiler

Ci sono domande alle quali è difficile dare risposta e, almeno per me, una di queste è: perchè la gente vorrebbe mai vivere negli Stati Uniti?

Vedere questa serie mi sta letteralmente aprendo un mondo, e non è per niente bello! L’episodio di oggi inizia con la paziente di un altro ospedale che viene scaricata davanti (non dentro, davanti in strada) al New Amsterdam. Perchè? Perchè sta per morire! Infatti pare sia prassi cercare di liberarsi dei degenti prima che muoiano, in modo che il loro decesso vada a finire nelle statistiche di un’altra struttura.

FOLLIA.

Quando Max scopre che negli ultimi sei mesi il New Amsterdam ha scaricato 30 pazienti in sovraffollate strutture pubbliche “di fine vita”, decide di andarseli a riprendere e li affida alle cure dei suoi medici. Non solo, fa sistemare un piano inutilizzato dell’ospedale e crea un reparto in cui ricoverare i malati terminali .

Tra loro c’è Adele, una donna straordinaria che lavorava al municipio di Yonkers e che viene assunta come assistente da Max.

Karen: I like her. I hope you stick around.
Adele: I’m temporary.

Le storie dei pazienti si avviluppano all’animo dei medici, spingendoli a vedere le cose in modo diverso e a comprendere sfumature che prima sembravano non riuscire a notare: Iggy capisce che deve dare più attenzione al figlio, mentre Vijay deve lasciare spazio a Ella, che si sente soffocata dalle sue attenzioni quasi paterne.

La dottoressa SuperStronza continua dritta per la sua strada lastricata di denti umani e odio, indispettita dal fatto che Max continua a coprire le spalle a Hellen scavalcandola e ignorando le sue decisioni.

Infine Floyd sembra aver deciso una volta per tutte di trasferirsi a San Francisco, ma la verità è che non mi pare una cosa molto interessante. Di tutto lo staff medico è l’unico a non aver avuto la minima evoluzione, non è cambiato di una virgola e rimane sempre quello ligio alle regole dove tutti gli altri le infrangono pur di fare la cosa migliore per i pazienti; non a caso, la goccia che fa traboccare il vaso è l’azione della dottoressa Bloom, che soccorre una donna che aveva firmato l’ordine di non rianimare proprio perchè quest’ultima aveva espresso più volte il desiderio di vedere il nipote prima di morire. Come darle torto, visto che la figlia della paziente era al piano di sopra a dare alla luce il piccolo?

L’episodio si conclude con un classico magheggio televisivo: Max che, per ottenere i fondi per il suo reparto di trattamenti palliativi, organizza una conferenza stampa per ringraziare il tizio che ogni anno prometteva milioni e poi spariva al momento di riscuotere.

Max è felice, Karen è felice, e il New Amsterdam può dare qualcosa di bello ai pazienti, anche nel momento più difficile della loro intera esistenza.

Come al solito, un episodio dal fortissimo impatto emotivo. Stavolta però non sono tanto le storie inventate a colpire lo spettatore, ma la crudezza, l’insensibilità delle istituzioni che qui vengono fatte vedere per ciò che sono: aziende mangiasoldi che usano i malati come slot-machines.

Serena Oro

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