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Recensione serie TV: “Little Fires Everywhere” -Episodi 01-03-

Little fire

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

È arrivato per me il momento di parlarvi di un gioiellino dal titolo Little Fires Everywhere. Si tratta di una miniserie drammatica di otto episodi, tratta dall’omonimo romanzo di Celeste Ng. La serie è prodotta da Reese Witherspoon (Sweet Home Alabama e Big Little Lies) e Kerry Washington (Scandal) che ne sono anche co-protagoniste.

La storia si svolge a Shaker Height in Ohio, Elena piange impotente di fronte alla sua casa in fiamme.

In seguito, la polizia informa lei e il marito che dai rilievi ha rinvenuto tracce di accelerante, dunque, l’incendio è sicuramente doloso. I sospetti ricadono sulla loro figlia Izzy, ma i due coniugi si rifiutano di credere alla sua colpevolezza. Izzy è però scomparsa, la casa è andata a fuoco mentre Elena era dentro e non è stato un incidente.

È evidente che qualcuno voleva ucciderla; se non è stata Izzy chi può essere stato?

E perché?

Agosto 1997, quattro mesi prima dei fatti descritti.

Elena Richardson è una giornalista, madre di quattro figli adolescenti (Trip, Lexie, Moody e Izzy) ed è sposata con Bill, un avvocato. I Richardson sembrano la classica famiglia americana perfetta, ma già dalle prime scene assistiamo all’atteggiamento ribelle di Izzy e ai contrasti con la madre. Lungo il tragitto verso l’ufficio, Elena nota ogni mattina una vecchia auto nella quale sembra vivere una donna.

Mia e Pearl Warren sono madre e figlia, vivono in auto e si arrangiano come possono, facendo la spesa con i buoni ritagliati dai giornali. Un giorno Mia nota l’annuncio per l’affitto di una casa e chiede un appuntamento. La proprietaria della casa si rivela essere Elena.

L’incontro tra Elena e Mia non sembra dei migliori; Mia rivela di essere un’artista ed Elena reagisce in modo ironico, il che la fa apparire come una borghese con la puzza sotto il naso.

Nel momento in cui però la donna nota la stessa macchina che vede ogni mattina, decide di mettere a disposizione la casa a titolo gratuito.

Qualche giorno dopo, Moody, il figlio minore di Elena e Bill, si reca a dare il benvenuto a Mia e Pearl e stringe un rapporto di amicizia con quest’ultima che lentamente si integra nella famiglia Richardson, intrecciando inevitabilmente le vite di Mia ed Elena.

Ammetto di preferire il personaggio di Mia, pur con i suoi segreti e il timore di attirare troppo l’attenzione. È evidente che ama molto la figlia e, dopo una vita di continui trasferimenti decide di fermarsi a Shaker per darle un po’ di stabilità, accettando un’offerta di lavoro da parte di Elena, che precedentemente aveva declinato in modo sgarbato.

Faccio invece fatica a sopportare Elena: è una maniaca del controllo che pretende di programmare ogni aspetto del ménage domestico, incluso la vita dei figli e la relazione sessuale – non sto scherzando – con il marito. In questa cornice – a mio parere – orrenda, è impossibile non capire le reazioni di Izzy che tollera a mala pena la madre.

C’è da dire che Elena è troppo esigente e critica verso la figlia, mentre Bill mostra una maggiore comprensione di fronte alle intemperanze della giovane. Izzy si comporta come una mina vagante, ma è solo un’adolescente che vuole perseguire i propri sogni e decidere da sola del proprio destino, rifiutando di percorrere un sentiero che altri hanno tracciato per lei.

Un dettaglio ci ricollega alla scena del prologo: il fascino che il fuoco esercita su Izzy.

Come vi ho accennato, Mia accetta il lavoro offerto da Elena; quest’ultima, facendo dei controlli sulla donna e sulle sue referenze, prende contatto con il suo ex padrone di casa. L’uomo che le risponde, dirà che non conosce nessuna Mia Warren.

Messo al corrente della cosa, Bill consiglia alla moglie di parlarle urgentemente e così avviene. La donna replica che deve aver scritto male il numero di telefono e promette di fornire il numero corretto.

Mentre si trova in ufficio, Elena riceve una chiamata da David Carter, l’ex padrone di casa di Mia, ma il tono troppo entusiasta dell’uomo non la convince.

Piccoli segreti, bugie e sotterfugi iniziano a venire a galla, ma in occasione della cena dedicata al club del libro, Mia appoggia Elena, il rapporto tra le due donne si distende e, a fine di serata, si confidano i propri timori. L’avvicinamento tra le due subisce però una battuta di arresto nel momento in cui Elena confida a Mia di aver aiutato Pearl ad avere lo spostamento a una classe più avanzata del corso di algebra.

Finora non mi sono mai soffermata sulla figura di Bill. Purtroppo c’è poco da dire, non sembra un personaggio di gran rilievo.

In occasione della preparazione di una festicciola per Linda e Mark, due amici di Elena, e della loro figlioletta Mirabelle, Mia scopre che la bimba era stata abbandonata, all’età di due mesi, davanti alla stazione dei pompieri per poi essere adottata da Mark e Linda. Da questo momento la storia prende una piega inaspettata …

Little Fires Everywhere è un teatro della vita che mette al centro del palcoscenico il mondo delle donne con i loro sentimenti, le loro insicurezze e i loro punti di forza. Donne che trovano sempre la forza di rialzarsi quando cadono, madri disposte a fare sacrifici estremi per amore dei figli, anche se questo dovesse significare condannarsi all’infelicità.

Queste prime tre puntate sono trascorse veloci nonostante la lunghezza – un’ora circa ciascuna – e già non vedo l’ora che arrivi il prossimo episodio.

Spero che condividerete il mio entusiasmo.

Buona Visione e alla prossima.

Fulvia Elia

Fulvia Elia

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