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Recensione serie TV: Little Fires Everywhere 1×08 “Find a Way” (Finale di Stagione)

Find a way

progetto grafico a cura di Eve

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Siamo arrivati alla fine di questa deliziosa miniserie. Per chi lo volesse, è possibile leggere l’omonimo libro di Celeste NG anche nella traduzione italiana, pubblicata da Bollati Boringhieri con il titolo Tanti piccoli fuochi.

Da questo punto di vista io sono vergognosamente prevedibile. Se seguo una serie TV, tratta da un romanzo, sento poi la necessità di leggere anche l’opera originale e, viceversa, guardo sempre le serie TV che si rifanno a libri letti. È una compulsione alla quale non posso rinunciare.

Passiamo ora a qualche accenno di quanto succede in quest’epilogo. Il penultimo episodio è terminato con la confessione bomba da parte di Elena a Pearl: Mia non è la sua “vera” madre. Un bel primo piano dello sguardo vendicativo di Elena in contrasto con quello ferito di Mia, non può mancare.

Che sguardo da brivido mamma mia, si è raggelato il sangue persino a me! Colgo, però, l’occasione per dire che io adoro Reese Witherspoon; è una di quelle attrici eclettiche che danno il meglio di sé nelle parti “scomode” e questa serie ne è una spettacolare dimostrazione.

Elena Richardson è proprio odiosa con il suo altezzoso atteggiamento da donna alto-borghese che spaccia per accettazione e rispetto di un’etnia e cultura diverse dalla sua, una mera e insopportabile puzza sotto il naso. Mostra al mondo che la circonda una vita perfetta, una famiglia felice e una carriera soddisfacente, ma è tutta una menzogna.

La donna è spinta dalla rigida educazione ricevuta a convincersi che la sua vita sia meravigliosa, perché questo è ciò che la società si aspetta da “quelli come loro”, secondo le parole che spesso le diceva sua madre. Tale ossessione per l’apparenza la porta senza accorgersene a trasformare sua figlia Lexie in un orrendo clone di se stessa.

L’arrivo a Shaker di Mia e Pearl, con il loro bagaglio di segreti – beh, di Mia in verità – diventa solo la miccia che incendierà il misero castello di carte, rappresentato dalla vita dei Richardson.

Nell’ultimo episodio assisteremo alla conclusione del processo per la causa di adozione della piccola May-Ling/Mirabelle; Bill è convinto che il verdetto sarà scontato e inevitabilmente a favore di Linda e Mark perché persone come Bebe Chow sono sempre destinate a perdere. Sarà davvero così?

Ben più dello sviluppo della storia fino alla sua, per quanto sorprendente, triste conclusione, ciò che mi ha colpito è stato il cambio di atteggiamento da parte di Bill verso sua moglie. Quanto c’è voluto perché quest’uomo mi desse qualche soddisfazione e tirasse fuori un po’ di carattere. Ah caro il mio Bill, il tempismo non è certo il tuo forte!

Senza dubbio, per mandare avanti un matrimonio con una personalità invadente e invasiva come Elena, ci vorrebbe una maggiore elasticità ma Bill sembrava più una di quelle comparse in un film di serie B che nessuno ricorda. Vediamo però il lato positivo: meglio tardi che mai era arrivato il momento che qualcuno lo dicesse chiaro e tondo a Elena che è lei la causa della tempesta abbattutasi sulle loro esistenze.

Elena ha affittato la casa a Mia, l’ha fatta entrare nella loro casa e nella loro vita e persino in quella di Linda, con le conseguenze che abbiamo potuto vedere tutti. Mia non è certo una santa, anzi, ha rubato una figlia alla sua famiglia e – per come la vedo io – il fatto che cerchi di aiutare Bebe a riavere la sua bambina è solo un tardivo tentativo di riscattarsi dagli errori commessi con Pearl, quindi lascia il tempo che trova, ma è stata Elena ad agitare il vespaio.

Dopo il violento alterco tra Elena e Bill, quest’ultimo esce da casa e, da questo momento, “tanti piccoli fuochi” metaforici si accenderanno fino ad arrivare a quelli reali che porteranno all’incendio di casa Richardson con cui tutto è iniziato e tutto è finito.

Mia e Pearl riusciranno a superare con la forza dell’affetto che le unisce, il dissidio creato tra loro dal peso delle verità nascoste.

Elena mostrerà invece la sua anima nera, rivelandosi per quello che è davvero: una donna frustrata da un lavoro che non la soddisfa e da una gravidanza indesiderata. Povera Isabelle! Non solo è sempre stata considerata la pecora nera della famiglia, ma scopre anche in modo brutale che la madre non l’ha mai voluta, come l’uccellino che cade dal nido ed è rinnegato dalla madre perché mani umane l’hanno raccolto. Gli effetti delle gravi affermazioni di Elena verso la figlia saranno disastrosi anche per Lexie, Moody e Trip.

Ed ecco che Lexie abbandona finalmente la maschera di perfezione che le è stata affibbiata dalla madre e mostra la propria insofferenza per un percorso di vita che non ha scelto, ma che le è stato imposto.

Alla fine, i fatti smentiscono Bill. Non sempre le persone che occupano il gradino più basso della società sono destinate a perdere. In questa storia il vero perdente è Elena che vede bruciare anche le proprie convinzioni nelle fiamme che avvolgono la sua casa.

Little Fires Everywhere mi è piaciuta davvero molto, è un peccato che sia stata così breve. Non sono ancora pronta a lasciare Elena e Mia, ma per fortuna ho ancora il libro da leggere.

Non mi resta che augurare a tutti voi una buona visione.

Alla prossima serie TV

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Fulvia Elia

Fulvia Elia

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