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Recensione Serie Tv: Kidding 2×1-2×2 “The cleanest liver in Columbus, Ohio” e “Up, down and everything in between”

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Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Pochi preamboli, Fenici: per vedere Kidding bisogna essere emotivamente pronti.

È così dolcemente distruttivo, così soverchiante che anche dopo aver spento il televisore i tuoi sentimenti sono lì, confusi tra la bellezza di ciò che hai appena visto, e tutte le brutture che si celavano dietro di essa.

La prima stagione si concludeva con Jeff che, in un momento di follia, investe il nuovo compagno di Jill: questi infatti gli aveva appena offerto uno spinello. Dopo settimane, mesi, in cui Mr Pickles non ha fatto altro che trattenere, ingoiare delusione, rabbia e dolore, non ce l’ha fatta più a trattenersi e davanti a questa involontaria provocazione è esploso.

Ora Pete giace grave in un letto d’ospedale, bisognoso di un trapianto di rene.

Ironicamente, il suo ricovero permette alla famiglia Piccirillo di riunirsi per la mattina di Natale; i tre si godono la festa fino a quando Jill non viene chiamata dal chirurgo.

Jeff non riesce a mentire a lungo e confessa a moglie e figlio cos’ha fatto, dopodiché si offre come donatore per Pete, mentre ricordi e fantasia lo confondono sempre di più. Intanto suo padre e Dierdre si limitano a sperare che Pete muoia, in modo da non poter dire a nessuno di essere stato investito intenzionalmente.

La verità è che nessuno capisce cosa sta vivendo Jeff, quale sia l’immenso peso che grava sul suo cuore e che lo porta a compiere tante piccole azioni sbagliate, così lontane dal suo carattere.

È l’intervento chirurgico ad aiutarlo a fare chiarezza, quando sotto l’effetto dell’anestesia si ritrova nel suo passato, alternato al mondo magico che ha creato per il suo show: grazie alla presenza di Pete e di tutti i personaggi della sua fantasia, Jeff ha finalmente una catarsi che lo porta a vedere gli avvenimenti, e le conseguenze che questi hanno sulla sua psiche, con una rinnovata lucidità.

Per Jeff è finalmente giunta l’ora di buttare fuori tutta quella rabbia repressa, e attraverso un folle percorso in cui i ricordi si mischiano con la fantasia, riesce a comprendere una volta per tutte quali sono i capisaldi del suo dolore: l’abbandono da parte della madre, la durezza di suo padre, e su tutti il fatto che fosse Jill a guidare, quando è morto Phil.

Proprio la sua ex moglie dice che non intende perdonarlo, nonostante abbia donato il fegato a Pete, senza rendersi conto di quanto lei per prima sia stata protetta e sì, assolta dall’aver accidentalmente ucciso il loro amato figlio.

Quello che si risveglia dall’anestesia è un Jeff nuovo, risoluto, consapevole, che per prima cosa decide di licenziare quel padre che per decenni l’ha tenuto chiuso in un mondo di fantasia, se per proteggerlo, stimolarlo o lucrare su di lui, però, non ci è ancora dato sapere.

Voglio sperare che nonostante tutto, Jeff continuerà il suo show, seppur modificandolo e adattandolo a questo nuovo bagaglio emotivo; anzi, come è stato per lo splendido monologo sulla morte, nella prima stagione, sono sicura che avere una maggiore libertà creativa gli permetterà di brillare come mai prima.

Forza, Mr Pickles!

 

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StaffRFS

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