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Recensione Serie Tv: “Il nome della rosa” – Episodio uno

Il nome della rosa

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Chi mai se lo sarebbe aspettato di vedere una serie tv tratta dal famoso romanzo di Umberto Eco?? E invece eccola qui!

Italia, anno Domini 1327

Il frate francescano Guglielmo da Baskerville (Turturro), seguito dal novizio Adso da Merk, si dirige verso un’abbazia benedettina tra le Alpi, dove è chiamato a indagare su un misterioso omicidio che sconvolge la tranquillità del luogo. A questo, si aggiunge un altro importante incarico: quello di comprendere se la Chiesa debba rinunciare al proprio potere politico concentrandosi sul suo ruolo di guida spirituale. Mantenere la propria ricchezza o tornare alle origini praticando la povertà insegnata da Cristo?

E poi, quale migliore occasione per ammirare la famosa biblioteca dell’abbazia? Un sogno divenuto realtà per un uomo come Guglielmo affamato di sapere e conoscenza.

L’episodio inizia con una battaglia, l’esercito del Papa e dell’Imperatore l’uno contro l’altro. Adso è figlio di un barone ma, dopo l’ennesimo bagno di sangue, sceglie il noviziato. Lui non è fatto per la guerra. A Firenze incontra Guglielmo e da allora lo segue nel suo peregrinare.

“Governanti ciechi, guidano popoli ciechi nell’abisso” Guglielmo.

Fa quindi il suo ingresso nella puntata Bernardo Gui, il domenicano. Un inquisitore che si auto-definisce “il cane da guardia di Dio”. Gui è un infame senza pietà divorato dalla rabbia nell’apprendere che a Guglielmo è stato assegnato un compito così importante.

La comitiva si arricchisce di un nuovo membro, quando una ragazza occitana decide di seguire i due frati. La poveretta sta scappando da una terra povera e devastata dalla guerra.

Durante il cammino il trio incontra Remigio (Bentivoglio), il frate cellario dell’abbazia seguace di Dolcino, alla disperata ricerca del cavallo dell’abate.

Giunti all’abazia trovano il caos a causa della morte di Frate Adelmo, un apparente suicidio ma che in realtà si rivela essere un omicidio. L’abate Abbone (Emerson) di indole debole e tormentata, chiede l’aiuto di Guglielmo (conosciuto anni prima) nel trovare l’assassino prima dell’arrivo della delegazione papale. Guglielmo accetta e inizia ad indagare tra i frati.

Incontra Malachia, il bibliotecario, grazie al quale ha accesso allo scriptorium dove i monaci amanuensi ricopiano e traducono i vari libri. Ad uno ad uno gli vengono presentati i vari monaci: Berengario è l’assistente di Malachia, Salvatore è un frate che parla una lingua tutta sua ed infine Jorge da Burgos malpensante e un po’ pervertito…decisamente da tenere d’occhio.

“Noi italiani siamo vittime degli stranieri. Questo è un covo di serpenti”

Secondo i Francescani, il Papa e la Chiesa tutta dovrebbero fare ritorno ai sacri principi di povertà insegnati da Cristo, è per questo che l’ordine fa paura e in molti lo vogliono eliminare.

Nel frattempo, viene trovato un altro cadavere immerso nel sangue di maiale. È Venanzio.

Chi comunica al palazzo papale ad Avignone tutto ciò che accade nell’abbazia tramite i piccioni viaggiatori? È forse la stessa persona che si è già macchiata di due delitti?

Guglielmo assiste alla pulizia del cadavere operata da Severino, durante la quale si nota che due dita della mano destra del frate sono nere. Così come la lingua. Questo determina l’avvelenamento come causa della morte di Venanzio.

Nel frattempo, complice una passeggiata tra i boschi, tra Adso e la ragazza occitana nasce un tenero sentimento.

Le indagini vanno avanti e si procede alla perquisizione delle celle. Qualcosa si trova in quella di Berengario, ma non è lui l’assassino.

Remigio intanto, pensando il passato, ricorda l’incontro con frate Dolcino (Boni) e la compagna Margherita. Entrambi coraggiosi guerrieri.

Gui, in viaggio verso l’abbazia, manifesta a pieno la sua cattiveria prima accusando e poi uccidendo un uomo di eresia (perché scoperto a fornicare con una donna sposata) e poi condannando la donna al roco perché portatrice del male. Pietrascura viene messa a ferro e fuoco dai soldati papali. L’unica sopravvissuta è la figlia di Dolcino.

All’abbazia le indagini continuano.

Adelmo il miniaturista aveva un’amante, Berengario. Ma questo il nostro Guglielmo lo aveva già intuito.

Nel frattempo, il furto di qualcosa che è stata rubata dalla biblioteca, sta creando scompiglio tra i frati. Guglielmo e Adso accedono alla biblioteca e dopo mille peripezie, arrivano allo scriptorium con lo scopo di esaminare lo scrittoio di Adelmo. Purtroppo, l’assassino si fa beffe di loro rubando il libro e gli occhiali di Guglielmo. Impedendogli quindi di leggere.

Considerazioni: WOW!!!

Sigla: ho trovato una vaga somiglianza con Il trono di spade.

Costumi: spettacolari!

Ambientazione: Italia tra Lazio, Umbria e Abruzzo

Cast: stellare!

John Turturro è Guglielmo. Un grande, certo non lo si può paragonare a Connery, ma la sua bravura è indiscutibile.

Damian Hardung è Adse. E che Adso! Non immaginavo un novizio potesse avere un simile pettorale. Alla faccia della tartaruga. Perdonami Slater ma questo è…awww.

Rupert Everett è Bernardo Gui. Peggiore di Murray Abraham. Personalmente l’ho odiato ma del resto, fa la parte di un domenicano e si sa, erano la feccia.

Michael Emerson nel ruolo del pavido Abbone da Fassanova.

Fabrizio Bentivoglio è Remigio.

Alessio Boni è Dolcino, frate guerriero che predicava la povertà della chiesa.

Greta Scarano, Margherita compagna di Dolcino e Anna da adulta.

Stefano Fresi è Salvatore.

Ho trovato delle differenze tra il film di Annaud e questo primo episodio della serie. Prima di tutto per l’introduzione di personaggi quali Dolcino e i suoi, forse allo scopo di approfondire il contesto storico.

Secondariamente, questa puntata l’ho trovata più particolareggiata…finalmente la biblioteca è come l’avevo immaginata quando ho letto il libro. C’è una scena in particolare che mi ha colpita, quella dove l’abate ostenta la ricchezza e l’opulenza di una chiesa che in teoria dovrebbe essere povera, addobbando con gioielli una statua lignea della Madonna. Un controsenso.

“Non chiedermi di confessarti, non chiedermi di chiudere le mie labbra, aprendo le tue” Guglielmo a Berengario

Come nel film di Annaud, anche in questo primo episodio ho trovato un’abbazia immersa in un’aria greve e tetra.

Nel complesso questa prima puntata mi è piaciuta molto, ora sono curiosa di sapere come va a finire.

Prova magistrale di Turturro.

Vi ricordo che il prossimo episodio andrà in onda di lunedì. Non perdetelo!

Un saluto

 

baby.ladykira

baby.ladykira
Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO
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