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Recensione Serie Tv: I dodici giurati – Stagione 1

Progetto grafico di Vita Firenze

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Sapendo di avere una vita problematica o di serbare nel cuore oscuri segreti, vi proporreste come potenziale membro di una giuria popolare, assumendovi la responsabilità di decidere della sorte di un presunto duplice omicida?

Tale quesito è stato per me un tarlo nella testa, per tutta la durata de I dodici giurati; non ero nemmeno arrivata a metà, che a un certo punto mi sono trovata a pensare: Ce ne fosse uno sano! E a questi hanno dato il compito di decidere se mandare o meno una persona in galera?

Perdonate questa breve digressione, torno subito nei ranghi.

La fiction di cui mi accingo a parlarvi è un legal drama di produzione belga; la protagonista è Frie Palmers accusata di aver ammazzato la sua migliore amica Brechtje, nonché la propria figlioletta Roos, sgozzata con un frammento di vetro. La risonanza mediatica dell’evento porta la pubblica accusa a proporre il coinvolgimento di una giuria popolare… vengono dunque selezionati dodici membri principali più due straordinari in caso di defezioni tra la “sporca dozzina”.

Ogni episodio si prefissa di raccontare gli eventi focalizzandosi sulla storia personale dei personaggi principali; oltre a Frie risaltano le personalità di Holly, Carl, Arnold, Delphine, Noël, Joeri – tra i membri della giuria – Stefaan, Marc, Lutgard e Margot – tra i testimoni al processo.

Frie appare subito come una donna molto criptica e dominata da una duplice personalità; alterna momenti in cui appare dimessa, e quasi persa in un’altra dimensione, a istanti di improvvisa aggressività verbale. Chi abbiamo davvero di fronte? Una donna lacerata dal dolore per la perdita degli affetti più cari e accusata ingiustamente di esserne l’artefice, o una fredda e spietata assassina che nasconde la sua vera natura dietro una maschera di ostentata fragilità e crisi depressive?

Tra i testimoni al processo, si creano due fazioni; da un lato troviamo Stefaan – ex marito di Frie e padre di Roos – con Margot e Lutgard – rispettivamente seconda moglie e suocera dell’uomo – dall’altro Marc – padre di Brechtje – che non ha mai creduto alla colpevolezza della donna.

L’imputata si dichiara innocente e arriva ad accusare la polizia di non essersi mai davvero impegnata a cercare delle piste alternative, focalizzandosi solo su di lei in base a un ingiustificato odio nei suoi confronti da parte dell’ispettore capo Eliane Pascual che appare, in effetti, molto aggressiva verso l’imputata.

Nel frattempo, l’ex marito e la seconda moglie di quest’ultimo, con suocera annessa, si mostrano tra i più aggressivi accusatori di Frie…

Alla giuria popolare resta l’ingrato compito di districare le fitte trame che verranno alla luce durante il processo.

La storia raccontata in questo dramma giudiziario è molto complessa e si sviluppa attraverso due piani narrativi: uno collocato nel passato –richiamato tramite flashback – e uno allocato nel presente in cui si intersecano i fatti del processo in corso, con le vicende personali dei giurati e dei testimoni.

L’appartenenza a una giuria popolare non rappresenta soltanto un onere e un onore per servire la giustizia attraverso quel senso civico che si richiede a ogni cittadino, ma sarà anche un banco di prova per alcuni dei membri, che vedranno nell’imputata uno specchio in cui si riflettono gli errori e le insicurezze delle loro stesse vite. Gli equilibri e i contrasti che si creeranno tra loro – non solo sui fatti giudiziari ma anche a livello personale – saranno l’occasione per prendere coscienza delle proprie responsabilità e, approdare a nuove scelte consapevoli che fino a quel momento non avevano mai avuto il coraggio di fare.

Se, nel guardare questa serie, sarete assaliti da più dubbi che certezze, è del tutto normale. Verità e menzogna mostrano dei contorni molto sfumati, i flashback ci danno alcune pillole di verità che però non chiariscono tutti i punti oscuri della vicenda, anzi ne creano di nuovi in alcuni casi. Fino all’epilogo, l’unica certezza che abbiamo è che nessuno è del tutto sincero, con buona pace della formula oltre ogni ragionevole dubbio.

L’episodio finale si sviluppa in modo un pò troppo veloce per i miei gusti, non si dà alla delibera in camera di consiglio il giusto spazio che è stato invece dato alle vicende dei protagonisti. La decisione sul destino dell’imputata viene presa in maniera un po’ rocambolesca e al limite della superficialità. Per questo motivo non promuovo la serie a pieni voti nonostante lo ritenga un prodotto di ottima qualità.

Ci sarà una seconda stagione? Difficile dirlo… la fiction non è stata annunciata come miniserie, e di certo la scena ultima apre un inquietante interrogativo che lascia lo spettatore in sospeso e in preda al dubbio di avere travisato tutto fin dall’inizio, negando l’evidenza. Ma possiamo davvero esserne certi? Non dimentichiamoci che una medaglia ha sempre due facce.

Alla prossima

Serena Oro

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Lilian Gold

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