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Recensione Serie Tv: Hollilwood – Miniserie

Hollywood

La collaborazione tra Ryan Murphy e Netflix continua. Dopo The Politician, è approdata sulla piattaforma, il 1° maggio, la miniserie Hollywood: sette episodi dalla durata di un’ora, in cui Ryan Murphy riscrive letteralmente l’età d’oro dell’industria cinematografica di Hollywood, creando personaggi (aspiranti attori, registi, sceneggiatori e così via) che cambieranno non solo il cinema.

Come riusciranno nell’impresa? Semplice: con la realizzazione di un film che ribalterà tutti gli schemi imposti dalla società dell’epoca.

In passato le donne erano al margine (oggi la situazione è cambiata, ma dobbiamo ancora lavorare su molte cose che non funzionano), uomini e donne di colore erano costretti a recitare in ruoli stereotipati e macchiettistici e gli omosessuali dovevano nascondere il loro orientamento.

Murphy, in questa miniserie, ci racconta la sua “fiaba” dove conosciamo donne e uomini che cercheranno di realizzare i loro sogni; perché è questo il focus della storia… avere un sogno e realizzarlo a Los Angeles, la città in cui tutto è possibile.

Tutto inizia quando si incrociano le strade di Jack, che ha combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, il quale si trasferisce a Los Angeles sperando di diventare una star; di Raymond, metà filippino e col sogno di diventare regista, fidanzato con l’attrice Camille, la quale ha la “sfortuna” di essere nera; di Archie, uno sceneggiatore nero, che vorrebbe solo essere etichettato come scrittore, si innamorerà dell’attore Rock Hudson (veramente esistito, la sua storia verrà cambiata). I due sfideranno apertamente il sistema presentandosi come coppia alla cerimonia degli Oscar. Poi c’è lo straordinario Jim Parsons (Sheldon Cooper in The Big Bang Theory) che interpreta il vero Henry Willson, un agente che reclutava attori di talento, un uomo discutibile senza morale ma che nella serie si redimerà; troviamo infine Avis, la donna che gestirà gli ACE Studios al posto del marito e interpretata da Patti LuPone. Loro, accompagnati da altri personaggi non meno importanti, realizzeranno il film Meg, che vede come protagonista una donna di colore. La pellicola riceverà molte nomination da parte dell’Academy e vincerà i premi più importanti.

Murphy ci mette davanti, senza mezze misure, alla falsità e all’eccesso di questo mondo patinato, che in realtà non è il massimo e per questo la sua storia cattura lo spettatore: se in passato qualcuno avesse osato andare contro le limitazioni imposte dalla società, forse oggi il cinema e la società stessa sarebbero potute essere diverse. Questo, ahimè, non lo sapremo mai…

Molti potrebbero criticare la miniserie perché troppo buonista e farcita di clichés, io invece l’ho amata perché sono una sognatrice, proprio come i protagonisti.

Il cast, i costumi, le location e le musiche sono perfetti… Murphy, per me, è sempre una garanzia. Ci saranno persone che apprezzeranno questa miniserie, altre invece no, perché dal punto di vista storico non è accurata; questa è una versione “utopistica” di Hollywood dove gli “emarginati” realizzano i loro sogni e hanno il loro momento per riscattarsi dalle ingiustizie subite.

Buona visione… alla prossima!

 

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