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Recensione Serie Tv: Good Girls – Seconda Stagione Completa

Progetto grafico a cura di Vita Firenze

Ahi ahi, Fenici, in questa seconda serie di episodi gira davvero male alle Good Girls.

Se prima le loro disavventure erano un po’ cercate e un po’ frutto del caso, stavolta i problemi sembrano non avere mai fine: è un ciclo infinito di boicottaggi e prove da superare.

Cambia tutto, perfino ciò che lo spettatore desidera.

La prima stagione si era conclusa così: Rio offre a Beth una pistola e le chiede di sparare a suo marito Dean, che siede accanto a lui col volto tumefatto.

La nostra protagonista non è mai stata una persona violenta, e di conseguenza rifiuta di sparare al consorte, nonostante questi sia un adultero e abbia mandato in malora le finanze di famiglia; è Rio quindi a decidere per lei e a premere il grilletto. Il colpo va a segno, ma Dean sopravvive.

Ruby e Stan affrontano le indagini dell’FBI, che ha apparentemente concentrato ogni sforzo investigativo su di loro, e Annie trova un nuovo amore.

Credo che proprio il tradimento sia alla base di tutti gli assurdi eventi di questa stagione. In amicizia, come negli affari, la fiducia è fondamentale, quindi cosa succede se viene a mancare? Tra sorelle, sposi, genitori e figli, colleghi e perché no, complici: bisogna potersi fidare.

Le nostre Good Girls girano come trottole cercando di racimolare denaro, nascondersi dall’FBI, occultare un cadavere e cercare di restare a galla mentre la barca non fa che affondare sotto di loro. Il colpo di grazia per me, per Beth, è proprio Rio.

Per tutta la prima stagione c’era questa tensione sessuale incredibile, che sembra non volersi fermare e che si evolve, per poi spezzarsi, ricomporsi e finire nuovamente in pezzi: certo, Beth non finirà certo con lui a fare mamma casetta, ma siamo sicuri che non si poteva fare di meglio? C’è stata forse una carenza nella caratterizzazione del nostro gangster?

Si è giocato tanto a esagerare, stavolta. Troppa sfortuna, troppi drammi, troppe nemesi: le Good Girls sole contro il mondo, e per alcuni istanti anche contro loro stesse.

Ciò che sembra mancare davvero è proprio la motivazione. Capisco che negli USA perfino rompersi un’unghia abbia costi astronomici, ma da qui a dover spacciare droga per pagare il fisioterapista, ce ne passa. E allora continuiamo con le rapine, coi sequestri di persona, con le consegne losche in luoghi assurdi, perché non ci servono davvero i soldi, è solo questione di adrenalina, a prescindere dalle conseguenze.

La confusione è davvero troppa, perfino nella caratterizzazione del villain Leslie, che passa da sfigato a stupratore, da ricattatore a deficiente, quasi come se fosse stato buttato lì come diversivo comico e non come antagonista. Ma le spalle comiche non stuprano le vedove madri di quattro figli, giusto?

Devo proprio ammetterlo, sono rimasta delusa. Forse presa singolarmente, sarebbe potuta essere una bella stagione, ma dopo aver visto la prima, di cosa sono capaci, credo non ci sia una giustificazione valida a questo calo qualitativo.

Spero che la terza riporti tutto al suo posto: ci rivediamo tra 11 episodi, stay tuned!

Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

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