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Recensione Serie TV: Game of Thrones 8×06 “The Iron Throne”

Che dire, Fenici… è finito Il Trono di Spade. Finito. Andato.

Non credo si possa recensire questo ultimo episodio senza fare una breve digressione sulla stagione appena conclusa e sulla serie nel suo insieme, quindi non indugiamo oltre, miei Lord.

In questa settimana ha tenuto banco la severa critica dei fan nei confronti degli autori, colpevoli, a loro dire, di aver affrettato alcuni avvenimenti, trascurando la lenta e minuziosa costruzione che aveva caratterizzato le stagioni precedenti. Ne è nata addirittura una petizione, affinchè l’intera stagione 8 venga riscritta e rifatta; i meme, poi, non ci hanno dato tregua.

Ma perchè le persone sono così arrabbiate? Per quello che è successo? Assolutamente no: i fan non chiedono una storia diversa, volevano solo che tutto accadesse in modo più naturale, non repentino come invece è stato fatto vedere.

Daenerys mad queen? Va benissimo, ma fatela esprimere, fateglielo dire, dateci modo di arrivarci. Che sia chiaro, loro ci hanno provato, infatti proprio in questo episodio Tyrion elenca a Jon le occasioni in cui avremmo dovuto sospettare qualcosa, e invece ci è piaciuta perché se la prendeva coi malvagi.

Grazie per la tiratina d’orecchi, D&D, ma non ci casco. Non mi avrete mai!

Nella prima parte di questo episodio, vediamo i protagonisti aggirarsi tra le ceneri della città, sconvolti. Tyrion è alla ricerca dei fratelli, Jon vuole parlare con Dany di quanto accaduto.

La nuova regina, invece, fa uno dei suoi discorsi motivazionali ad Immacolati e Dothraki, nel quale precisa che intende liberare letteralmente tutto il continente, da Grande Inverno (‘sta infame) a Dorne. Tyrion, dopo aver pianto sui corpi di Jaime e (forse) Cersei, raggiunge Dany e si dimette platealmente, lanciando la spilla dalla scalinata.

La Non Bruciata la prende benissimo.

Imprigionato, il folletto fa un bel discorso a Jon, che chiaramente ancora si rifiuta di credere a ciò che è accaduto; entrambi amano Dany, l’hanno seguita perchè credevano in lei, ma ora le cose sono cambiate.

Daenerys finalmente ha davanti a sé il Trono. Nei suoi occhi la gioia è mista ad una sorta di follia.

Jon la raggiunge e prova a parlarle di tutti gli innocenti che sono morti; è disperato, la sua voce è rotta dall’emozione, ma lei gli risponde lucidamente che va bene così, facendogli capire che molti altri moriranno per permettere alla sua visione di realizzarsi.

Jon le dichiara il suo amore, la bacia, e la pugnala.

Qui accade qualcosa che mi ha emozionata molto: Drogon irrompe nella sala del trono distrutta, cerca di svegliare sua madre toccandola delicatamente col muso, ma quando si rende conto che è morta, spalanca le fauci. Jon è pronto ad essere incenerito, ma il drago si volta e scioglie completamente il trono, poi raccoglie il corpo esanime di Dany e vola lontano, tenendola tra le zampe.

Quanta consapevolezza ha, veramente, il drago? Sa che è stata la brama per il trono ad uccidere Daenerys?

In un breve salto temporale, Tyrion viene portato in catene nell’arena dei Draghi, al cospetto di tutti i Lord dei 7 Regni. Apprendiamo che Jon è stato imprigionato per l’omicidio di Dany e che quindi ora non c’è nessuno a regnare su Westeros; dopo un breve scambio, particolarmente pacifico (scusate, non ci siamo abituati), viene deciso che il nuovo Re sarà Bran Stark. Sansa, più puntuale ed astuta di Dito Corto, riesce ad ottenere con poche parole l’indipendenza del Nord che aveva già chiesto in precedenza a Dany.

Mito.

Gli Immacolati ovviamente pretendono giustizia e non accettano che Jon venga liberato, detto onestamente è anche strano che non l’abbiano ucciso all’istante, comunque accettano che venga condannato a vita, arruolandosi nuovamente nei Guardiani della Notte.

I minuti a seguire saranno una piacevole distribuzione di gente, ogni personaggio trova una sua dimensione e viene messo nella posizione che più gli si confà: Tyrion è la Mano del Re Bran Stark, Davos Diventa il mastro delle flotte, Bronn Signore di Alto Giardino e mastro del conio, Sam è Gran Maestro e Brienne capo delle cappe dorate.

Ser Brienne di Tarth si prende un momento per scrivere la storia e le gesta di Jaime nel Libro Bianco dei cavalieri, facendoci intendere che ha compreso il suo comportamento e che lo rispetta: è padrona di sé, forte e incrollabile nella sua serenità.

Ai saluti finali, Arya parte verso territori inesplorati, Sansa viene finalmente incoronata Regina del Nord, Bran rimane a regnare ad Approdo del Re e Jon torna alla barriera.

E fa le coccole a Spettro! Ecco, questo andava detto.

Episodio degnamente conclusivo, quasi didascalico. Non è stata lasciata in sospeso alcuna storia, ogni personaggio ha avuto una completa conclusione, e sicuramente questo è molto positivo. Non mi è piaciuto vedere per 5 episodi e mezzo un Jon passivo, quasi codardo, che prima si lancia a combattere un drago di ghiaccio e poi non ha il coraggio di dire alla donna che ama che non sta bene decimare la popolazione di una città. Ecco, il Jon bamboccione, vittima di se stesso e delle circostanze, non mi va giù, e sono felice di vedere che non è finito lui sul trono, perché diciamocelo, è bravo a farsi ammazzare, non a regnare. Se ci aggiungiamo un attore che parla sempre con la bocca impastata e la faccia da metalupo bastonato, il fallimento è garantito.

È stato un grande dispiacere seguire la crescita e poi l’involuzione di Dany, come accennato prima troppo sussurrata e repentina, ma va detto che è stata sostenuta da un’ottima recitazione: i discorsi da dittatrice pronunciati in lingue, di fatto, inesistenti, l’espressione di lucida follia, la freddezza, l’insicurezza, la delusione. Non c’era margine di errore su quanto provasse la regina in ogni singola inquadratura.

L’incoronazione di Bran non è esattamente una scelta popolare, non è un personaggio che si è distinto per il suo appeal, ma ci sta. Alla fine, sono tutti nel posto giusto.

In un certo senso è stata accontentata anche Daenerys, che voleva spezzare la ruota ed è stata accontentata proprio con la scelta di questo nuovo re storpio che non potrà mai avere discendenti di sangue, interrompendo quindi il cerchio infinito del diritto di nascita. Bello.

Ben scritto e ben recitato (non tu, Kit), non cinematografico come il precedente, ma un’ottima chiusura.

Lucilla

Lucilla
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