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Recensione Serie Tv: Estate di morte – Miniserie- Stagione completa

Estate di morte

Progetto grafico a cura di SweetFire

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Estate di morte è una miniserie originale NETFLIX prodotta in Polonia e tratta dal romanzo The Woods di Harlan Coben.

La storia si sviluppa tramite numerosi flashback e salti temporali tra il 1994 e il 2019; il protagonista è Paweł Kopiński, procuratore regionale a Varsavia, un uomo la cui vita è stata segnata da diverse tragedie.

Andiamo per ordine… disgrazia numero uno…

Nell’anno 1994 Pawel e la sorella Kamila sono in vacanza presso un campo estivo con i loro amici e le rispettive famiglie. Tutto sembra scorrere in modo relativamente sereno, finché la vita di tutti non viene sconvolta da un’improvvisa disgrazia: due giovani vengono trovati morti ammazzati nel bosco e altri due, Artur e Kamila, scompaiono nel nulla. I cadaveri degli scomparsi non vengono mai ritrovati, eppure dopo un po’ di indagini all’apparenza inconcludenti, anch’essi vengono dati per morti e sepolti chissà dove.

La colpa dei delitti – veri o presunti poco importa alla polizia locale che mira solo a chiudere il caso – è attribuita a una delle guardie del campo. L’uomo è un rifiuto umano che si è macchiato di altri delitti sessuali di cui vengono ritrovate delle chiare prove; quale capro espiatorio migliore?

Disgrazia numero due…

La madre di Pawel decide di lasciare il marito, e giustamente, visto che è un ubriacone schifoso e un violento. La donna però abbandona inspiegabilmente anche il figlio che cresce con la convinzione di essere sempre stato ritenuto un figlio di serie B.

Disgrazia numero tre…

Il nostro protagonista è uno stimato procuratore che sta istruendo un caso molto importante contro due infami che hanno stuprato una loro compagna di università e girato un video della loro nefandezza. L’uomo ha una bambina che ama più della sua stessa vita, ma ha da poco perso la moglie a causa di un cancro.

Basta così vero? Macché! Uno dei ragazzi accusati di stupro, contro cui il nostro protagonista sta indagando, è il figlio di Krzysztof Dunaj-Szafrański, giornalista di fama nazionale che pensa bene di perseguitare l’uomo e minacciarlo affinché archivi il caso.

Mentre assistiamo impotenti al corso della disgrazia numero quattro che si abbatte sul nostro protagonista, sbuca fuori un fantasma dal passato; la polizia contatta Pawel per chiedergli il riconoscimento di un cadavere trovato in un vicolo. L’uomo lì per lì nega di conoscerlo, nonostante vi siano delle prove che mostrano un collegamento tra i due. A questo punto assistiamo a un flashback alla fine del quale Pawel ha un’illuminazione e chiede alla polizia di poter visionare nuovamente la salma del morto ammazzato.

Sinceramente non c’ho capito molto nonostante abbia rivisto la scena ben cinque volte!!! È tutto molto oscuro… fatto sta che al secondo tentativo il procuratore riconosce da una cicatrice sul braccio il suo vecchio amico Artur! Si, proprio quello scomparso nel 1994 con sua sorella. La conclusione per Pawel è ovvia: se Artur non è morto in quel campo estivo, forse anche sua sorella è ancora viva! Ed è così che parte una seconda indagine con lo scopo di scoprire cosa sia successo davvero in quella lontana estate di morte.

Preparatevi a sette puntate di ansia e perplessità! La storia nel complesso non può essere ritenuta pesante e il ritmo scorre in modo abbastanza fluido, però ogni tanto gli eventi si accavallavano e mi hanno costretto tornare indietro diverse volte. È sicuramente un luogo comune me ne rendo conto, ma vi sono produzioni che hanno il potere di attrarre subito l’attenzione dello spettatore, come quelle anglosassoni, cui si contrappongono creazioni di nicchia; tra quest’ultime annovero le produzioni francesi e dell’Est Europa in genere, principalmente polacche e ungheresi.

Nascondono significati reconditi e sono difficili da inquadrare perché esulano dal gusto comune. O ti piacciono o non ti piacciono… spaccarsi la testa per cercare di capirci qualcosa rischia di non portare a nulla. Vanno prese così come sono e basta.

E ora vi starete chiedendo… dunque non dobbiamo guardarla? Tutt’altro! Personalmente non sconsiglio mai la visione di una serie TV, perché a scapito del gusto comune, indubbiamente importante per decretare il successo internazionale di un prodotto, esiste pur sempre il gusto personale cui bisogna rendere onore.

Non avendo letto il romanzo cui la fiction s’ispira, non ho termini di paragone per stabilire quanto la storia sia fedele all’originale. La caratterizzazione dei personaggi appare un po’ “spenta”; lo stesso protagonista pecca di poca espressività, quasi al limite dell’indifferenza di fronte ai colpi bassi che riceve.

Il finale è sicuramente autoconclusivo, eppure ci sono alcune vicende che non vengono chiarite fino in fondo. Difficile dire se vi sarà o meno un sequel.

Alla prossima.

 

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