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Recensione Serie Tv: Elementary – Prima stagione completa –

Prima stagione completa

Cinico, geniale, intuitivo, affascinante, egocentrico, questo moderno Sherlock Holmes è forse meno elegante e sobrio della sua figura classica, ma riesce a mantenere quella struttura del personaggio che lo distacca nettamente da ogni altro essere umano.  La sua mente opera al di fuori degli schemi, arrivando dritta al punto e risolvendo casi, a volte con metodi non proprio ortodossi e mal visti dai suoi colleghi del NYPD.

Dopo aver servito Scotland Yard per diversi anni, a seguito di notevoli problemi con alcol e stupefacenti, viene costretto da suo padre a trasferirsi a New York per disintossicarsi; alla fine del suo percorso, gli viene affiancata come consulente l’ex dottoressa Joan Watson, che lo aiuterà ad evitare eventuali ricadute.

La dottoressa Watson, l’equivalente del distinto professore che avevamo imparato ad associare a Sherlock, è interpretata da una bellissima donna asiatica che a causa del suo ruolo di sponsor si troverà coinvolta nella vita del nostro bizzarro detective, il quale riallaccerà i rapporti con la polizia di New York come consulente.

Un’avventura, che da quel momento in poi, cambierà radicalmente la sua vita. Attraverso casi clamorosi, commoventi ed eclatanti, i due stringono un legame intellettuale che diverrà indissolubile.

Inizialmente il carattere schivo e la sua idiosincrasia verso i rapporti umani, renderà la collaborazione tra i due abbastanza difficile, ma con pazienza e determinazione Watson riuscirà ad avvicinarsi.

Holmes non ci mette molto a capire che la donna possiede un’intelligenza brillante e fuori dagli schemi, niente lo intriga di più di una bella mente, pertanto decide di addestrarla per farla diventare una consulente come lui. Joan, intanto, cerca di trovare uno sponsor per l’uomo, che lo aiuti quando il periodo lavorativo per cui è stata assunta, non dovesse essere prorogato.

Intanto per Sherlock le cose non sono tutte rose e fiori, affrontare il primo anno di disintossicazione non è uno scherzo, si butta quindi nel lavoro, passando così da una dipendenza all’altra.

Alla fine del suo mandato, il padre di Holmes, non rinnova il lavoro a Watson. Joan però è riluttante a lasciare Sherlock, che non sembra prendere bene l’avvicinarsi dell’allontanamento della donna, realizzato ciò, lei gli mente spudoratamente, dichiarando che è stata riconfermata e rimanendogli accanto senza stipendio.

Ovviamente Holmes capisce subito di essere stato ingannato, ma sta al gioco, felice che lei gli sia rimasta accanto, ma questo dura poco, lui rivela velocemente di essere a conoscenza della cosa e le propone di rimanere con lui come sua assistente in pianta stabile. Percepirà uno stipendio e avrà un addestramento completo, che le permetterà di rimanergli accanto e di continuare a fare ciò che alla fine è divenuto il suo lavoro.

Joan si troverà così a gestire la vita di Sherlock a trecentosessanta gradi, dal suo stato di salute all’organizzazione dei suoi cicli vitali, che troppo impegnato a livello cerebrale nella risoluzione dei casi, spesso rischia di compromettere.

Il capitano Gregson e l’agente Bell sono i loro punti di riferimento al dipartimento. Con loro si instaura un bel rapporto di amicizia e fiducia, tanto che, in un caso specifico che stavano seguendo e, nel quale Holmes viene rapito, i due, insieme a Watson, muovono tutto il dipartimento per agire. Sherlock viene a breve ritrovato e la sua tesi sul colpevole, come al solito, comprovata. Questa per l’uomo è la prova finale che Joan è all’altezza delle sue aspettative.

Nel frattempo anche Watson deve fare i conti con il suo passato. Rinunciare al suo lavoro di chirurgo era stato difficile, ma aver perso un paziente durante un intervento, era stato per lei un trauma troppo difficile da superare. Questo l’aveva spinta ad accettare il ruolo da consulente, continuando a modo suo ad assistere gli altri. In un caso che prevede di rintracciare uno dei così detti “angeli della morte”, Joan, all’interno di un ospedale, si ritrova ad avere a che fare con una sua vecchia amica e collega. In quel frangente capisce di essere non solo ancora un buon dottore, ma di non aver perso tutta quella conoscenza che aveva fatto di lei un abile chirurgo.

Intanto, la famiglia della ragazza inizia a porsi domande, le quali la mettono in difficoltà, non sa bene come spiegare ai genitori cosa stia facendo esattamente. Sarà lo stesso Sherlock che con abilità e astuzia riuscirà a tranquillizzarli, con le sue parole riuscirà a far capire loro quanto Joan sia importante per lui, sia per la sua sanità mentale, sia per il suo lavoro. Missione compiuta, almeno per il momento sembra che le spiegazioni date abbiano rasserenato tutti.

La figura del padre di Sherlock, in questa stagione è quasi sempre assente. Compare solo in un paio di casi in cui il figlio chiede il suo aiuto per aiutare un amico, che era anche il suo ex spacciatore e in un altro, in cui dovrà restituire il favore.

Di suo padre sappiamo solo quello che Holmes ci ha fatto sapere e cioè che è un uomo ricco e potente e, che il suo livello di corruzione e di distacco dal mondo comune, procura in lui solo disprezzo.

Come in ogni serie che si rispetti occorre un villain, questi appare, come un serial killer chiamato “M” che Sherlock aveva già affrontato a Londra, dove a causa del suo stato psicologico alterato dalle droghe si era lasciato sfuggire. Scopriamo velocemente che il bersaglio di quest’uomo stavolta sembra essere proprio il nostro consulente, per questo il dipartimento di polizia metterà a disposizione della coppia una squadra di sicurezza. Sarà proprio grazie a questo caso che scopriremo qualcosa di più sul nostro protagonista e sul motivo per cui è caduto nel tunnel della droga, tra le tante vittime, “M” aveva ucciso la donna che amava: Irene.

L’intromissione di Joan nel voler sapere tutto di questa Irene provocherà non poca irritazione da parte dell’uomo, portando i due a discussioni talvolta accese, ma una volta capito che può fidarsi di lei e soprattutto che la donna ne ha bisogno, i due si riavvicinano e cementano ancora di più il loro sodalizio.

Durante il caso, Sherlock perderà il controllo, confessando a Joan di voler uccidere “M”; il capitano Gregson, capendo la situazione, estrometterà Sherlock dalle indagini sospendendolo.

Alla fine dei suoi interrogatori, Sherlock scoprirà da “M”, che il vero assassino di Irene in realtà è Moriarty. Questo personaggio, che diverrà poi la nemesi del protagonista, aveva ingaggiato “M” per una serie di assassinii, ma tra essi, il nome della donna non figurava. “M” così, si consegna a Sherlock, testimoniando la sua colpevolezza alla polizia. Nei suoi interrogatori, solleverà Holmes da ogni colpa nei suoi riguardi. Il capitano dopo diversi scambi di vedute reintegrerà Holmes.

Nel corso dei suoi casi, Holmes incontra altre figure del suo passato, come una bellissima profiling che a Londra aveva collaborato con lui. Anche qui, viene spedita al dipartimento dove opera per la risoluzione di un caso. Joan, dalle parole di Sherlock, capisce che i due erano stati molto intimi e che lei, approfittandosi di questo, aveva pubblicato un saggio su di lui. Gli eventi che seguono faranno sì che i due si riappacifichino, lasciando Sherlock più sereno, se così si può dire.

Arriviamo alla nemesi di Sherlock, che come per Holmes subirà un incredibile cambiamento rispetto alla storia originale, infatti scopriremo che altri non è che la donna per la quale ha quasi perso la ragione, Irene Adler aka Morarty appare davanti ai nostri occhi nei panni di una bionda mozzafiato. Durante l’episodio, grazie ai flashback avremo modo di vedere qualche stralcio della loro vita a Londa, di come la ragazza sia riuscita a sedurlo e farlo innamorare proprio grazie al suo intelletto, forse Holmes può essere immune a un corpo, ma di sicuro non lo è verso l’intelligenza.

Manipolatrice, crudele, ingannevole e con un quoziente intellettivo non indifferente, tiene le redini d’intrighi politici, finanziari e terroristici. Scoperto che la sua Irene non è altro che il suo nemico, Sherlock farà di tutto per consegnarla alla legge e ci riuscirà solo con uno stratagemma estremo. Convinta che lui, sconvolto dalla cosa, sia di nuovo ricaduto nella tossicodipendenza, si presenterà in ospedale, con l’intenzione di portarlo via, per rimetterlo in sesto e tornare a vivere con lui. L’inganno, la porterà a confessare le sue colpe, permettendo così alla polizia d’incriminarla.

La prima stagione si conclude con Sherlock e Joan che fissano gli alveari che lui tiene sul tetto, in effetti l’uomo ha una grande passione per questi animaletti, una nuova specie di api sta per venire alla luce, quasi a farci capire che anche nel piccolo, vi è la grandezza della bellezza.

 

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