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Recensione Serie Tv: Doom Patrol – 1×13-14-15 – “Flex Patrol”-“Penultimate Patrol”-“Ezekiel Patrol”

Donkey Patrol

Progetto grafico a cura di Marina Alesse

Eccoci qui care Fenici, siamo arrivate nostro malgrado all’epilogo della prima stagione.

Dopo diversi momenti difficili il nostro gruppo di eroi riesce a fuggire dalla Ant farm, dove anche in passato erano stati rinchiusi. Interrogatori e sevizie non erano riusciti a spezzarli e così, di nuovo riuniti sono pronti a procedere con la ricerca di Chief.

Nella fuga però non sono da soli. Con loro hanno portato il vecchio super eroe Flex Metallo, con il quale in passato Larry aveva fatto conoscenza proprio in quel luogo di prigionia. Nel frattempo Silas, portato in ospedale, è in prognosi riservata. Cyborg al suo fianco cerca di rimettere in sesto i pezzi del suo passato. Cosa c’è di vero nella sua memoria, ora non lo sa più. Gli altri tornati alla base, tentano di rimettere in sesto il vecchio super eroe che si è aggregato al gruppo. Il poveretto ha subito un lavaggio del cervello,  contro di lui è stato utilizzato l’amore per sua moglie Dolores, presa prigioniera per ricattarlo. Con fatica riusciranno a farlo tornare in sé, ritrovando anche sua moglie. Purtroppo accadrà qualcosa di terribile alla donna, a causa delle modifiche genetiche applicate su di lei dalla polizia speciale.

Nel quattordicesimo episodio viviamo un momento intimo di Nobody, prima della trasformazione, una delusione d’amore che lo conduce al suo vicino destino di essenza negativa. Intanto il gruppo riesce a capire che per ritrovare notizie di Chief, devono ritrovare il Predatore di barbe. Con loro grande sorpresa, vengono a sapere che il sordido individuo si è rifugiato nella strada senziente di Danny, dove con le dovute accortezze è stato disintossicato dalle sue manie. Ma Danny stesso sa qual è il nascondiglio dove Nobody tiene lo scomparso. La paura era tanta e quindi non si era sentito di rivelare ai suoi nuovi amici la verità. Ma il momento è alfine giunto e rivela loro l’esistenza dello spazio bianco. In esso ognuno a modo suo vivrà i momenti migliori e peggiori della precedente esistenza, capendo di non poter più vivere in un passato ormai trascorso. Il futuro è davanti a loro e lo dovranno scrivere memori dagli errori commessi. Purtroppo apprenderanno anche una triste verità: la causa delle loro disgrazie è proprio il loro amico Chief. Per lunghi anni lo scienziato ha selezionato soggetti su cui fare esperimenti per allungare la vita; tutto questo per rimanere accanto a sua figlia, tenuta fino a quel momento nascosta al mondo. Il gruppo è sconvolto, quindi uscito da lì, a mano a mano si disgrega. Nel frattempo Vic/Cyborg, dopo una breve ripresa di suo padre, si confronta con lui apprendendo la verità: sua madre era viva dopo l’esplosione, ma è stata fatta la scelta di salvare lui e non lei. I suoi ricordi modificati per adattarsi alla situazione, avevano fatto di lui quello che è adesso. Per il ragazzo comincia un lungo periodo di recupero psicologico.

Quale miglior palcoscenico per il nostro finale, che non la strada di Danny.

Una strana musica ipnotica richiama i nostri amici nella loro vecchia base. Trovano così Chief che fissa un quadro di un paesaggio, che loro sanno bene essere il loro vecchio amico Danny. Nobody sembra tenere in scacco la figlia di Niles, precedentemente nascosta lì, ora associatosi con un topo e uno scarafaggio, che durante la serie hanno dimostrato di essere pericolosi come e quanto lui. Dopo diverse discussioni il gruppo decide di aiutare nuovamente Niles, così entrano nel quadro e cominciano a cercare la bambina. Ma ecco la sorpresa: anche il loro antagonista è prigioniero qui. Dopo una breve alleanza infatti i due animali hanno dato di matto, soprattutto dopo che la bambina ha avuto l’idea d’ingigantirli. Così ora, una blatta gigante che si crede un cavaliere dell’Apocalisse e una pantegana grande quanto un palazzo scorrazzano per Danny’s street, mettendo tutto a ferro e fuoco. Nel periodo di lontananza però, Larry si è parecchio allenato a dissociarsi dal suo spirito negativo, quindi grazie alle sue capacità apre un portale dimensionale, usando come catalizzatori i due animali, i quali diverranno dei veri e propri passaggi. Con l’aiuto significativo di Jane, la ragazzina verrà tratta in salvo e portata nella vita reale. Il gruppo è di nuovo riunito e Nobody, rimasto imprigionato nello spazio bianco della tela con il Predatore di barbe, sembra neutralizzato. Chissà se è davvero così.

Alla conclusione della prima stagione devo dire di essere rimasta molto colpita dall’intensità psicologica dell’opera. Tutta la storia fa perno sulle nevrosi dei protagonisti e degli antagonisti, che proiettano paure, frustrazioni e speranze in un loop di situazioni che si ripetono all’infinito. Affrontiamo tematiche tipiche degli anni ‘50 come l’omofobia, il razzismo compulsivo, il cinema sfolgorante e dorato che fagocitava tutte le nuove ignare reclute che osavano avvicinarsi a Hollywood, la città proibita della fama. Con Cliff, passiamo agli anni ‘80, tuffandoci nel mondo delle corse; della fama, della frustrazione, dei soldi facili e della dissoluzione. Jane invece è l’archetipo del malcontento e delle frustrazioni giovanili della fine degli anni ‘90. La droga, l’alcool, la vita priva di freni data da traumi e maltrattamenti familiari. Super poteri o meno, le loro disgrazie, così come la cosa viene focalizzata negli ultimi episodi, sono la conseguenza dei loro errori, o degli abusi subiti.

Di per sé sembra un ciclo da serie b, se consideriamo la costruzione dell’opera, gli antagonisti e le rappresentazioni grafiche. Ma ciò che conta in Doom Patrol è la costruzione mentale, l’introspezione psicologica.

Concludiamo con una menzione speciale per l’attrice che interpreta Jane. Di una bravura notevole, visto che interpreta non un ruolo, ma ben 64.

Per il momento ci salutiamo qui, ma presto tornerò a narrarvi le vicende di questo impegnato gruppo di amici, con l’uscita della seconda stagione.

A presto fenicette e buon divertimento.

 

Serena Oro

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Lilian Gold

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