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Recensione Serie Tv: Doom Patrol – 1×06-07-08 – “Doom Patrol Patrol”-“Therapy Patrol”-“Danny Patrol”

Donkey Patrol

Progetto grafico a cura di Marina Alesse

Continuano le avventure drammaticamente surreali dei nostri problematici eroi di quartiere.

Alla fine dello scorso episodio, Nobody lascia un compito a Jane: trovare la DoomPatrol originaria. Si viene così a scoprire che la vecchia squadra si è sistemata in una scuola per giovani metaumani. A coordinare le loro attività è niente poco di meno che Chief. Ma cosa collega il loro amico con il leggendario team di super eroi di serie b? Dovremo scavare a fondo nel passato dell’oscuro mentore per venire a conoscenza dell’inquietante verità. Anche Rita aveva soggiornato in quella struttura, nel momento più drammatico della sua transazione dallo stato umano a quello alternativo. Durante la sua degenza lì, aveva ricevuto l’aiuto di uno della squadra, che con poteri psichici le aveva fornito gli strumenti per controllare se stessa, innamorandosi alla fine di lei. La loro storia aveva avuto un epilogo drammatico, ma qui mi fermo perché il tutto è molto succulento e non voglio privarvi del piacere di approfondirlo per conto vostro. Vi voglio dire solo che non tutto è ciò che sembra e anche questa “scuola” non fa eccezioni. La verità sulla vecchia squadra è amara, e la terribile esperienza di venirne a conoscenza acuisce le nevrosi nelle quali vivono i nostri protagonisti.

Nel settimo episodio infatti assisteremo a una complessa terapia di gruppo, che peggiorerà la situazione esistente. Cliff angosciato per delle cose scoperte sul conto di sua figlia, non si dà pace. Jane continua a combattere con i suoi mostri e neanche la condizione degli altri sembra rosea. Un simpatico topolino manovrato da Nobody, altererà il corpo meccanico di Cliff, causando forti allucinazioni. Vic, alias Cyborg affronterà suo padre, mettendo a nudo una parte importante dei suoi pensieri. All’ennesima discussione con Cliff Jane andrà via sconvolta, non sapendo ancora che a parlare non era lui, ma uno status alterato causato dalla simpatica pantegana.

L’ottavo episodio vede emergere una delle personalità peggiori di Jane: Karen. Il suo scopo è quello di convolare a nozze con un fidanzato storico che prende e lascia a seconda delle sue mutazioni di personalità. Karen è l’interpretazione della classica brava donna americana, concentrata sullo stile, il bon ton e la visione classica della donna di casa, impegnata a fare la brava moglie, l’esperta massaia: insomma l’angelo del focolare. Ovviamente non c’è niente di più lontano dai desideri reali di Jane. Rita e Cliff faticano a scongiurare le nozze sin troppo ben organizzate, e resistendo ai poteri ammaliatori di Karen, recuperano la situazione. Nel frattempo Larry e Cyborg si trovano ad avere a che fare con Danny, una strada, un luogo senziente, nel quale chiunque si sente diverso può trovare la sua casa. La polizia speciale cerca un poliziotto scomparso; in realtà l’uomo ha trovato lì la sua casa, decidendo di difendere i diversi come lui.

Sembra ormai palese che questa non è certo la classica serie basata sulle gesta di dei ed eroi. La storiaviaggia su di un’analisi d’introspezione psicologica dei soggetti esaminati, mettendo in luce le miriadi di nevrosi che hanno lo scopo di creare l’universo in cui vivono. Così viviamo nella loro testa gli eventi che li hanno portati a essere quello che sono, come Rita che vive la sua deformità come l’espiazione dei suoi peccati, o Larry che combatte contro lo spirito energetico che dimora dentro di sé. L’alterco tra i due sta quasi a simbolizzare lo scontro tra la sua natura etero e quella gay, da troppo tempo sepolta con vergogna. La vera avventura non sta quindi nell’affrontare la loro nemesi, quanto confrontarsi con se stessi.

Devo dire che mano a mano i tratti più inquietanti della serie stanno venendo a galla. Le psicosi dei metaumani si rivelano con tutta la loro complessità, mostrandoli per quello che sono in realtà: povere anime in cerca di pace. La sensazione è quella di tuffarsi nei meravigliosi quadri di Salvador Dalì, di sentirsi pervasi dallo stesso fremito delle opere di Goya; la pellicola diventa quindi opera pittorica, evolvendosi e reinventandosi.

Buona visione fenicette.

Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

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