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Recensione serie TV: DES – Stagione completa-

Progetto grafico a cura di Maria Grazia

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Senti, la scelleratezza è stata quella di togliere la vita a un essere umano. Quello è stato lo sbaglio, imperdonabile, per cui sarò adeguatamente punito. Quello che ho fatto a un cadavere è irrilevante. Brian, se sei più disgustato di quello che ho fatto a un cadavere che da quello che ho fatto a un essere umano, allora il tuo senso morale è capovolto e ha bisogno di una revisione.

DES è un biopic thriller di tre puntate che narra la storia del serial killer Dennis Andrew Nilsen, reo di aver ucciso una decina di giovani uomini tra il 1979 e il 1983. DES è il nomignolo con cui si presentava ai ragazzi che abbordava – soprattutto omosessuali senza fissa dimora – e il suo metodo di “caccia” gli valse sui giornali il soprannome di The Kindly Killer; egli infatti adescava le sue vittime dietro la promessa di alcool e un posto dove dormire. Fu altresì noto come The Muswell Hill Murderer dall’indirizzo della sua ultima residenza dove gli omicidi si consumavano.

La sceneggiatura si ispira al romanzo Uccidere per solitudine di Brian Masters – giornalista e biografo di serial killer – e annovera nel cast il meraviglioso David TennantDoctor Who, Good Omens, Jessica Jones – attore che personalmente adoro per la sua capacità di donare fascino a qualunque personaggio, fosse anche il più fetido, grazie alle sue capacità da trasformista.

Il modo in cui è riuscito – con pochi accorgimenti – ad assomigliare al vero Dennis Nilsen è al contempo inquietante e straordinario.

Una suddivisione in tre parti di durata inferiore all’ora potrebbe apparire striminzita e lì per lì ho avuto il timore di trovarmi davanti a un guazzabuglio di eventi mal assortiti. Di fatto ho scelto di vederlo solo ed esclusivamente per la presenza di Tennant.

La fiction è invece fatta molto bene; ogni puntata espone la vicenda in tre fasi: gli eventi che portano all’arresto dell’omicida; il momento delle indagini, degli interrogatori e la ricostruzione dell’identità delle vittime e infine il processo con il verdetto finale.

Molto interessanti sono i dialoghi tra il killer e il suo biografo che mettono in risalto l’incredibile intelligenza di DES e fugano ogni dubbio sulla reale natura dell’uomo: è pazzo o no? Beh, ovviamente no!

So già che un’affermazione simile scatenerà l’indignazione di molti… come sarebbe a dire che non è pazzo? Uccideva giovani uomini, conservava i loro cadaveri come cimelio per poi liberarsene bruciandoli e seppellendo i resti nel giardino della sua casa o gettando le ossa nello scarico del water. Come si può pensare che un atteggiamento del genere sia sano?

Attenzione! Qui la definizione di “sano di mente” va analizzata andando oltre il senso comune del termine, il che mostra una questione ben più complessa.

Dennis Nilsen mostra una grande freddezza nel raccontare come ha conosciuto le sue vittime e nella descrizione delle modalità con cui ha compiuto prima gli omicidi e successivamente l’occultamento dei cadaveri. L’esposizione asettica del suo racconto, unita alla totale mancanza di empatia, non possono che confermare l’eccelsa lucidità di un uomo che ha scelto le sue vittime con oculatezza.

La pazzia offusca la mente e affossa la logica… nei crimini di Dennis una logica invece c’è, malata, contorta, ripugnante, eppure basata su uno schema ben preciso.

Un’altra cosa che ho apprezzato di questa miniserie è l’excursus sui metodi investigativi del periodo.

Vivendo in una società dove molte delle nostre attività sono facilitate dall’impiego della tecnologia, spesso dimentichiamo di quanto potesse essere difficile condurre un’indagine con metodologie meno avanzate rispetto a oggi.

Mi sarebbe piaciuto forse avere qualche approfondimento sulla vita dell’ispettore capo Peter Jay, un uomo che, andando apparentemente contro ogni buon senso e sfidando l’autorità di Scotland Yard, riuscì ad accertare l’identità di ben sei vittime delle quindici che vennero attribuite a Nilsen.

Lo scopo principale però della fiction è mettere in risalto la personalità dell’omicida e mostrare come si è svolto il processo. In questa cornice l’inserimento di dettagli relativi ai personaggi “di contorno” avrebbe potuto risultare dispersivo.

La visione di DES non è per tutti… se vi piacciono non solo i thriller, ma anche i documentari in cui si racconta di assassini seriali e/o crimini in genere, sicuramente questo è un prodotto che non potete farvi scappare. La sua struttura ricorda molto quei programmi giornalistici di estrazione statunitense, realizzati in modalità docu-film dove le immagini di repertorio si alternano a parti recitate da figuranti.

Per chi invece segue David Tennant e ha avuto modo di ammirarlo nelle sue diverse interpretazioni nel corso di questi anni, questa miniserie potrebbe essere l’occasione per vederlo in un ruolo leggermente diverso proprio perché legato a fatti realmente accaduti.

Alla prossima.

 

Fulvia Elia

Fulvia Elia

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