Home » Recensioni: serie TV e Film » Recensione Serie Tv: Defending Jacob – 1×04 – “Damage Control”

Recensione Serie Tv: Defending Jacob – 1×04 – “Damage Control”

Damage Control

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Salve a tutti. Dopo i primi tre episodi in cui erano state gettate le basi, la storia continua tra quello che accade oggi e flashforward su quello che accadrà.

Il nostro Andy, in un futuro sicuramente non troppo lontano, sarà interrogato dal procuratore; nello scorso episodio avevamo avuto degli scorci o ci eravamo fatti un’idea di quello che accadrà, stavolta ne abbiamo quasi una conferma: qualcosa si è rotto con Laurie, inoltre si riporta alla ribalta il tema del padre assassino.

66.media.tumblr.com/72085edfcab5a7f72e815d77c13...

Oggi le cose non vanno bene, poiché durante una semi prova di quello che sarà l’interrogatorio in aula, Jacob si dimostra un teste totalmente inaffidabile, le sue risposte lasciano quasi stupiti (ha comprato il coltello perché era bello, il suo amico lo accusa perché potrebbe essere stato lui); risposte subito smentite, non si riesce a capire se sia solo un ragazzino immaturo o se stia recitando. Opto per la prima ipotesi, ma non sono sicura.

Andy intanto è sempre più determinato a incastrare il pedofilo di quartiere, tale Leonard Patz, che avevamo conosciuto negli scorsi episodi. Dalle sue ricerche, è emerso che un ragazzino di nome Matthew aveva sporto denuncia per essere stato palpeggiato in biblioteca, proprio dall’uomo; la denuncia poi non era andata avanti per la deposizione assolutamente discordante del ragazzo.

Una volta recatosi a casa di Matthew, si scopre una dinamica familiare veramente assurda. La madre è totalmente succube del figlio, un quindicenne che al momento dell’arrivo di Andy si trova in camera sua con la ragazza… dobbiamo davvero immaginare cosa stiano facendo? A prescindere dal fatto che se avessi un figlio di quell’età, col cavolo che lo farebbe sotto il mio tetto, ma soprattutto non lo direi come se fosse la cosa più normale del mondo. Molto bravo il nostro ex viceprocuratore, che lo mette letteralmente al muro con le sue poco velate insinuazioni, anche se, purtroppo, non ottiene assolutamente niente.

Come avevo già accennato nella scorsa recensione, è la madre quella che risente maggiormente della pressione: si trova sola ad affrontare tutto e sembra sul punto di crollare da un momento all’altro; ho provato molta pena per lei quando, seduta in macchina, osserva da lontano l’evento benefico a cui avrebbe dovuto partecipare, mentre guarda quasi con invidia quelle che considerava amiche, che ridono e si divertono. Si percepisce, però, che non è la loro pseudo amicizia a mancarle, quanto la vita che lei non ha più. Ulteriore conferma alla sua solitudine si ha quando si ferma in un locale a mangiare un’insalata, e si mette a parlare di quello che le sta accadendo con un’emerita sconosciuta, che si scopre essere una giornalista freelance che deve scrivere un articolo proprio su di lei.

Da quella conversazione, a noi spettatori appare chiarissimo che il divario tra lei e il marito si sta facendo sempre più ampio; una delle cose più tristi è stata la sua presa di coscienza che Andy non ha mai avuto amici, non nell’accezione del termine, persone che entravano e uscivano dalla sua vita, ma nessun rapporto profondo, lei era il suo mondo e finora le piaceva, ma forse adesso si rende conto che la cosa non è proprio normale. In realtà sì, ma se consideriamo che il padre dell’uomo “asociale” che ha sposato è un assassino la cosa assume ben altre sfumature, e i dubbi si fanno strada, tanto che sotto falso nome si fa inviare tutti gli articoli di giornale inerenti all’omicidio commesso dal padre.

Altra cosa che lascia molto da pensare è la domanda che pone al marito mentre sono a letto, che alla fine è quella che la assilla maggiormente: “pensi che sia stato lui?”; ferma è la risposta di Andy, che continua a essere convinto dell’innocenza del figlio. Appare strano, però, che lui non le abbia girato la domanda, forse l’avergliela posta era già un’ammissione?

Ennesimo appuntamento con la psicologa della difesa, a Jacob vengono mostrate immagini crude e brutali, e altre belle e rilassanti; per finire, lo sottopongono a una tac al cervello, per dimostrare l’assenza “del gene omicida”, nel caso che l’accusa dovesse tirare fuori la cosa.

L’episodio finisce con la richiesta di un tampone ad Andrew, sempre per la storia del gene e con la richiesta di avere anche quello del padre che, purtroppo per il nostro avvocato, non è disposto a fare se non sarà lui a chiederlo.

Episodio senza troppi scossoni, che ci trascina ancora più addentro alla storia, mostrandoci gli eventi in alcuni momenti anche in modo concitato. Purtroppo, il tutto manca di mordente, quella scintilla che sembrava iniziare a splendere nel primo episodio e che si sta via via affievolendo, ma anche se flebile, riesce a farti restare incollato allo schermo, se non altro per la morbosa curiosità di sapere se il ragazzino sia o meno innocente e scoprire perché la famiglia Barber si è sfasciata (almeno così si presume).

Quindi io continuo la visione e spero anche voi. Alla prossima.

 

DarkSide

DarkSide

Lascia un Commento