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Recensione Serie TV: Arrow 7×22 “You have saved this city”

Bentornati, amanti di Arrow.

La vostra Mal non ha idea di dove iniziare, ma da qualche parte lo deve pur fare. Questo episodio segna la fine di Arrow.

È stata una perfetta commistione di presente e futuro, dove, in entrambi i casi, gli Eroi devono salvare la città. Ok, perdonatemi, ma lasciatemi dire una cosa. Davvero devono farlo? Di nuovo?

Una città che non ama i propri eroi, ma che deve essere salvata… tutto questo mi lascia alquanto perplessa.

Nel presente, Emiko e i suoi uomini, sempre molto “Lega degli Assassini” – ma quelli erano meglio di queste pallide copie -, vogliono sterminare la popolazione con un virus letale, sparso da droni, che corrode le persone.

In questo frangente, con una Emiko sempre più incaponita nel “Voglio uccidere Oliver a qualsiasi costo”, mi è sembrato di vedere la terza stagione -non solo qui a dire il vero. Gli autori di Arrow sono “Odi et amo” tanto per darvi un’idea di quello che penso di loro.

Nei Flashforward, le scene d’azione sono troppo scopiazzate da cose già viste nella serie e Kat è legnosa, una fotocopia di Oliver. Non sono nemmeno credibili come nuovo team Arrow, se mai ci sarà.

Nel presente, invece, i vigilanti sono di nuovo il nemico pubblico numero uno e scappano dalla polizia, per salvare la città e sconfiggere il Nono Cerchio.

C’è molta azione, momenti intensi e Oliver, che è nuovamente combattuto su quello che dovrà farne della sorella, torna eroe a tutti gli effetti, convinto, nonostante lei non voglia, a salvarla. Ovviamente dopo averla fermata.

Dig e Fel sono le sue rocce, il suo sostegno, così come gli altri del team, e a loro si aggiungono, pronti a essere d’aiuto, anche Laurel 2, Curtis e Bronze Tiger.

I due fratellastri si scontrano, Oliver si sfoga con lei:

“Sono arrabbiato con te, potevi salvare nostro padre, evitarmi l’inferno che ho passato, e invece vuoi distruggere la città e le persone che amo. Voglio ucciderti, ma non sono l’uomo che pensi che io sia. Io sono cambiato.” In seguito i due combattono contro il Nono Cerchio ed Emiko viene ferita a morte. Si redime solo a quel punto (sinceramente l’avevo previsto) e Oliver dimostra ancora di volerle bene, di credere in lei e di non aver mai voluto la sua morte.

Per una volta abbiamo un finale “Normale” in Arrow. I vigilanti vengono accettati. Nel bunker, ritroviamo tutti felici per i risultati ottenuti e tristi per la perdita di Oliver. Loro sono un team e le parole di Tommy risuonano più veritiere di qualsiasi altro momento: “Spirito di sacrifico, abnegazione, correttezza morale. Questo vuole dire essere un team.”

E come nella terza stagione, solo che qui è molto diverso, i nostri Olicity annunciano che andranno via: ormai la città è salva e ha degli ottimi eroi su cui poter contare. Loro hanno bisogno di normalità nella loro vita e di riappropriarsi degli spazi che hanno perso. Hanno la necessità di sentirsi e comportarsi come persone normali.

Un ultimo abbraccio di gruppo, poi Ota e infine solo… Oliver.

E io ho iniziato a piangere da qui.

Stessa cosa nei Flashforward.

Gli Olicity si ritirano nello chalet. Abbiamo momenti di vita quotidiana, che tanto mi erano mancati, la nascita della baby Mia, e lui… che è un papà perfetto.

E… ok, arrivo alle note dolenti della puntata, se riesco a scrivere queste ultime righe.

Su Mal, puoi farcela!

Arriva Monitor a riscuotere il patto fatto in precedenza nel crossover di questa stagione. Viene e rovina tutto quello che finora si è visto.

Scusatemi, ma da questo momento in poi ho ricominciato a piangere e non ci ho capito più nulla.

Monitor vuole che Oliver vada via con lui, in vista della prossima Crisi; ha visto morire l’Arciere di Smeraldo e ha bisogno di lui per reclutare altri eroi.

Ed è un addio, questo, che strappa letteralmente il cuore.

Oliver fa promettere a Felicity di proteggere i loro figli e sé stessa. Ripetono, l’uno all’altra, le parole della 3×20, ma scambiandosi la parte. Poi, rinnovano le promesse del finto matrimonio della 4×16, concludendo col proclamare quanto si amino.

La voce spezzata di Stephen, quelle lacrime… tutto molto intenso perché vero. Le lacrime di Ems… Insieme, loro due, sprigionano una chimica pazzesca e io non sono riuscita a fermare le lacrime in alcun modo.

“Non avrei mai sperato di essere chi sono oggi, di sopravvivere o di meritare il tuo amore…”

Perdonatemi di nuovo se, a questo punto, ho finito col perdere di nuovo il filo del discorso. Le mie lacrime facevano eco alle loro. Vedere Ems che le asciuga dal viso di lui, il bacio che si scambiano, quel mettersi fronte contro fronte…

Ce la posso fare, ce la posso fare… ok, non ce la faccio.

Scusatemi ancora, ma questo episodio è stato devastante.

Alla fine, sempre nei Flashforward, abbiamo Fel ferma davanti a tre lapidi: Robert, Emiko e quella di Oliver.

Sì, Oliver muore nel 2019.

Lei saluta i suoi figli, che ormai sa al sicuro, così come sa che il suo compito è finito. Arriva Monitor e la porta via, per ricondurla da lui.

“Aspettavo da tanto di rivederlo.”

E via, altre lacrime versate dalla vostra Mal.

Considerazioni

Oddio, sapevo che ci avrebbero dato la mazzata finale con quest’ultimo episodio.

Un finale dolce/amaro, che può forse farci sperare di rivedere Oliver e Fel? Perché, come ce lo hanno proposto, i nostri Olicity si ritrovano da qualche parte, in qualche altra dimensione.

Una stagione 8, si spera, che possa esistere perché voluta dalla rete per arrivare a quel stramaledetto Crossover.

Quindi, dicevamo, gli Olicity sono vivi, ma non su questa realtà, e ciò che mi fa pensare in un possibile evolversi della situazione, è Monitor che è in contatto con Felicity, oltre alla speranza rappresentata dal quel colore blu del portale che si apre sui vari universi (anche se, come si dice, la speranza è verde).

Forse è utopico pensare che nella stagione 8 si possa assistere a una riunione di famiglia, ma, se per gli autori Oliver è morto, non posso e non voglio credere che in 7 anni si sia visto il percorso di un essere umano, distrutto dagli eventi della vita, che trova la forza di rimettere insieme i propri pezzi, fino a divenire Eroe, per poi doversi sacrificare infine per il bene supremo. No, questo non posso proprio accettarlo, dannazione!

Siamo sicuri che ci sia un corpo sotto la terra che copre la sua tomba?

Amell aveva detto che Arrow finiva come era iniziato, quindi è davvero assurdo pensare, a ragion di logica, che Oliver risorga, per poter vivere e raccogliere il frutto del suo cambiamento?

Ho trovato, poi, Stephen ed Ems fenomenali! Ripetere l’addio della 3×20, migliorandolo, quasi facendone una versione 2.0, mi ha strappato il cuore dal petto! Steph è intenso, si commuove, si dispera… in una maniera talmente coinvolgente da risultare semplicemente magnifico! Così come lo è stata Ems. Un’interpretazione sublime, davvero, ho ancora i brividi mentre ve ne parlo.

La vostra Mal ha pianto come una fontana e non se ne vergogna. Sapeva che questo sarebbe stato l’ultimo episodio di Ems e di Arrow e, non sapendo cosa riserverà il futuro, ora può solo attendere assieme a voi.

La stagione, nel complesso, mi è piaciuta. Un plauso va fatto a questi due attori, alla loro chimica pazzesca, che non ho mai ritrovato in nessun’altra coppia del piccolo schermo. Mi hanno fatto sognare, sperare, ma anche arrabbiare parecchio. Non ho mai pensato, però, di mollare lo show. A dire il vero, non c’è proprio pericolo che lo faccia, neanche in futuro.

Mai un telefilm mi ha appassionato così tanto e questo grazie all’Olicity, all’Ota e a tutto quello che ne è derivato.

Vedrò l’ottava stagione? Ve lo saprò dire tra un po’.

Oliver, lo ripeto, per me non muore in questo finale. No, non voglio proprio crederci! Che volete farci, sono un’inguaribile ottimista!

E se un po’ lo siete anche voi, non resta che darci appuntamento a ottobre, speriamo, con tutto quello che verrà.

E ricordate: i veri Eroi sono umani.

Un saluto da una Mal lacrimante.

Lucilla

Lucilla
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