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Recensione serie TV: Anne with an E ” Terza Stagione, Episodi 3-10″

Anne 3

Care Fenici, difficilmente chi ha amato questa serie riuscirà a dimenticare le emozioni che anche questa terza e ultima stagione ci ha dato e, a non maledire tutti i giorni chi ha deciso di cancellarla.

Se devo proprio trovare un difetto a tutti i costi, oltre alla storia degli indiani, di cui vi ho parlato nella recensione dei primi due episodi QUI , è il finale che sembra un po’ affrettato, infatti succede tutto praticamente nella seconda parte dell’ultima puntata, lasciando alcune storie irrisolte e altre poco sviluppate.

Questa è stata in parte una stagione in linea con le altre, per ciò che riguarda il carattere di Anne, il suo rapporto con i suoi genitori adottivi, il suo modo di affrontare la realtà e soprattutto le difficoltà viste sempre non come limitazioni, ma come opportunità. Allo stesso modo sono cambiati i temi, con l’età dei ragazzi protagonisti: l’amore, la libertà di espressione, il diritto di scegliere il proprio futuro. Marilla e Matthew, soprattutto quest’ultimo, sono dilaniati dal doversi separare da Anne, ma la amano profondamente e non solo la spronano a migliorarsi e a impegnarsi per il suo futuro, ma le stanno a fianco anche nelle sue lotte ideologiche, come nel caso di Matthew con gli indiani, o di Marilla nel rivendicare una migliore condizione per le donne.

Riguardo alla storia degli indiani, il tema è assai interessante. Non conoscevo infatti l’esistenza di queste “scuole residenziali”, dove Ka’kwet viene di fatto imprigionata. Esse avevano all’apparenza lo scopo di integrare le popolazioni indigene nella cultura occidentale, ma in realtà i bambini indiani venivano strappati alle proprie famiglie, privati delle loro origini linguistiche e culturali, con il tentativo di renderli più simili possibili ai bianchi, una sorta di pulizia etnica. Non mi è piaciuto però molto il modo in cui è stato trattato, troppo dispersivo, poco sviluppato, un po’ messo lì a caso, forse per dare un messaggio politico anti-Trump.

Ho amato invece come è stata trattata la storia di Bash, l’amore della comunità prima verso Mary, poi verso Delphine e suo padre mi hanno profondamente commossa. Il suo personaggio l’ho trovato perfetto: anche il rapporto con la madre, dura e legata alle tradizioni, e infine il perdono dato al figlio di Mary, a chiudere un cerchio perfetto. Mi piace immaginare che tra lui e Miss Stacy ci potrà essere amore in futuro e questa era sicuramente una storyline che poteva essere sviluppata in un’altra stagione.

Assolutamente perfetti la parte inerente la rivendicazione della condizione femminile e tutto il racconto degli amori dei ragazzi, gli sguardi, la trepidazione, il passaggio dalla gioia alla delusione, tutto ciò che rende magnifica e indimenticabile l’adolescenza.

Mi ci vorrebbero pagine e pagine per descrivere tutte le emozioni e le sensazioni che ho provato, ma vorrei lasciarvi qualche sorpresa e quindi mi appresto a concludere, senza però, prima, aver ringraziato i creatori di questa serie per il modo moderno, attuale e coinvolgente con cui hanno preso la storia di Anne e l’hanno trasformata, rendendola attuale e viva e inoltre per aver reso così giustizia al personaggio di Gilbert. Il ragazzo è, al pari di Anne, il protagonista della storia, da orfano timido e impacciato si è trasformato in un uomo moderno, deciso, intraprendente, senza perdere il suo alone da sognatore e senza mai tradire i suoi principi, è stato un ottimo amico per Mary, un fratello per Bash e, in un perfetto finale romanticissimo, il compagno perfetto di Anne.

Arrivederci Anne e arrivederci a voi che come me avete amato questa ragazzina lentigginosa e fantasiosa e questa bellissima storia.

A presto!

 

Fulvia Elia

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