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Recensione Serie Tv: Amazing stories – 1×04 – “Signs of life”

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Recensione con spoiler

Finalmente un episodio guardabile.

Non un capolavoro, ma confrontato col precedente è quasi da Grammy.

Forse è per questo motivo che mi è sembrato bello o forse perché mi aspettavo così poco che è riuscito a sorprendermi.

Un paio di avvisi:

  • non guardatelo se soffrite di ansia da Covid 19, la prima scena si svolge in un reparto ospedaliero per lungo degenti e i pazienti sono tutti in coma, quindi intubati.
  • Non aspettatevi che la storia prenda velocità, la lentezza è una costante e i cinquantatré minuti vi sembreranno eterni, ma è un dettaglio che questa volta non stona e anzi crea la giusta suspance.

Sara, mamma di  Alia, è in coma da sei anni a causa di un incidente automobilistico e durante un blackout si risveglia.

Sembra una donna completamente diversa da quella che era. Parla spagnolo, nuota, chiama la figlia per nome invece di appiopparle nomignoli buffi, nel sonno parla di fissione nucleare e fa cose all’apparenza inspiegabili, ma che avranno senso alla fine dell’episodio e da qui la perfetta calibrazione della suspance.

Alia fa la cameriera in un ristorante, vive in periferia, ha lasciato la scuola, ama guardare le compagnia di ballo mentre si allena dato che sua madre era una ballerina e sogna, insieme al suo amico/fidanzatino Cody, di scappare dal paesello per andare a Los Angeles.

L’episodio tutto è incentrato sul rapporto madre-figlia.

Sara non ricorda nulla del suo passato e quindi non riconosce la figlia.

La distanza fra loro è palpabile.

Da un lato vediamo Sara, una madre fredda, che addirittura, ancora sul letto dell’ospedale, allontana la mano della figlia, ne sopporta a mala pena gli abbracci, è disinteressata dal recuperare il loro rapporto e, appena possibile, con scuse piuttosto banali, la lascia sola.

Dall’altro lato invece, troviamo Alia che, con gentilezza e sollecitudine, tenta di ritrovare la madre che ha perso cercando in tutti i modi di stimolarla a recuperare i ricordi e quando capisce che è impossibile, cerca di crearne di nuovi.

Il punto cardine di tutto l’episodio è il momento in cui, insieme, vanno a vedere dei ballerini che stanno facendo le prove. Entrambe apprezzano la connessione e il sincrono che si è instaurato fra due danzatori. Un punto di connessione al quale seguirà un cambiamento di Sara assolutamente sorprendente da tutti i punti di vista.

La forza di questo episodio è interamente basata sula bravura degli attori di caratterizzare i personaggi.

Finale a sorpresa? Per fortuna sì.

Buonista? Ovvio che sì e, tristemente, un po’ troppo simile a quello del secondo episodio.

P.S.: quando Sara entra in coma Alia ha dodici anni, più i sei del coma fanno diciotto. Non stupitevi quando le sentirete dire che è minorenne, in alcuni stati Americani la maggiore età si raggiunge a ventuno.

Serena Oro

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