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Recensione Serie Tv: Almost Paradise – 1×9 – “A Weddig to die for”

Rise of Kalangay

Progetto grafico a cura di Marina Alesse

Lacrime di coccodrillo, Fenici… o di mafioso?

La celeberrima Triade arriva sull’isola di Cebu per celebrare il matrimonio dello Scorpione, e ci sarà molto da lavorare per riuscire a raccogliere prove in questa occasione più unica che rara.

Il capitano incarica Kai del lavoro sotto copertura, dandole nuovamente fiducia dopo la disfatta del primo episodio, quando Alex ha fatto saltare l’operazione per salvarle la vita.

La detective va subito da lui per intimargli di non intromettersi in questo nuovo incarico, ma seriamente, come pensate che andrà?

Lui si presenta subito all’hotel e inizia a indagare per conto suo, coprendole le spalle, esattamente come lei si aspettava, e sperava, facesse; i loro ruoli quindi si fanno più chiari e mentre Kai interpreta l’organizzatrice della festa, Alex diventa lo stylist della sposa.

Non è facile lavorare con tante armi intorno e la tensione è alle stelle. La sposa stessa è davvero troppo strana ma nessuno le dà peso (tranne lo spettatore, suppongo) perché con tutti quei mafiosi sembra davvero insignificante, almeno fino a quando lo sposo non cade a terra sulla pista da ballo, avvelenato.

Il figlio zuccone dà di matto, la saggia mafiosa prende le redini della situazione, il mafioso col tatuaggio brutto poverino non fa nulla e Alex si prodiga a mettere in salvo la sposina intanto che Kai cerca in tutti i modi di mettere una microspia nella stanza in cui si svolge il conclave di emergenza.

Ah, questi mafiosi! Così presi dalle loro beghe che non si accorgono di ciò che accade sotto al loro naso!

Poi succede una cosa che porca miseria BOOM e cambia tutto.

Ve la dico? No!

Che posso dire? Tutta la storia intorno alla Triade e al matrimonio è stata un po’ forzata, perché dai, quale gigantesco boss mafioso asiatico vorrebbe sposare un’istruttrice di yoga appena conosciuta che è in fissa con aromaterapia, aura e karma? Senza contare che la povera Amber davvero si presenta stupida come un paracarro, è davvero difficile immaginare una coppia peggio assortita; come se non bastasse, di tutti gli uomini che lei poteva scegliere per i suoi scopi, mi va a prendere uno dei più pericolosi?

Non era meglio optare per il proprietario di una catena di ristoranti?

Insomma, tutta la storia della polizia di Mactan che mette in scacco la triade è abbastanza sciocca, quest’associazione criminale centenaria, che spadroneggia da sempre, e si trova fregata dal piccolo distretto di una cittadina spersa nelle Filippine non è minimamente credibile.

Comunque, per amor di televisione, fingiamo che sia tutto vero e andiamo avanti: i nostri protagonisti.

Kai è stata ineccepibile, scaltra, anche se spesso l’attrice che la interpreta sembra avere una scopa su per il… naso, è questo la rende un po’ irritante alla lunga; il suo rapporto con Alex mi piace molto perché gli autori hanno lasciato fuori una scontata e irresistibile attrazione tra i due, prediligendo un rapporto che sembra quasi fraterno, fatto di dispetti e battibecchi con un fondo di fiducia e rispetto. Sopra di loro, in un ruolo quasi paterno, c’è quell’uomo d’oro e inarrivabile di Ernesto, che vorrei vedere sullo schermo ogni singolo minuto.

Non ho capito bene come un professionista intuitivo e sempre un passo avanti agli altri come Alex si sia fatto ingannare così, forse era troppo concentrato sulla Triade e non ha prestato attenzione al contesto, ma dopo 8 episodi in cui non ne sbaglia una, ho trovato questa leggerezza un po’ out of character.

Un episodio molto veloce, che forse voleva pensare in grande ma che in realtà non ha spiccato sui precedenti: sembra quasi che più la serie insegue il pesce grande, il cattivo più pericolosi, più si perde in sciocchezze. Molto più godibile quando resta sui problemi “locali”.

Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

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