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Recensione Serie Tv: Almost Paradise – 1×8 – “Lone Wolf”

Rise of Kalangay

Progetto grafico a cura di Marina Alesse

Che rottura la celebrità, Fenici!

C’è una banda che rapisce politici, cantanti, attori e qualsiasi altro personaggio di alto profilo si azzardi a visitare le Filippine, e i riscatti sono esorbitanti.

A Cebu atterra Augustus Crowe, leggenda del country che da ormai dieci anni non pubblica nuove canzoni, e già all’uscita dall’aeroporto subisce un primo tentativo di rapimento.

Il Capitano Ocampo convince l’artista ad accettare la protezione di una persona di fiducia fintanto che Ernesto e Kai proseguono con l’indagine: spetta ad Alex occuparsi di lui e non potrebbe esserne più entusiasta. La sua hit, Lone Wolf, lo ha accompagnato e sostenuto nei 18 mesi di lavoro sotto copertura in un cartello colombiano e sentire quella canzone era l’unica cosa che lo teneva ancorato al vero se stesso, dandogli tregua dal personaggio che stava interpretando.

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica e Augustus non è come Alex se lo immaginava: la vita lo ha segnato, è dipendente dagli antidolorifici e non riesce a scrivere nuove canzoni da anni, ormai. È irresponsabile, leggero… è un uomo ferito.

Il rapporto tra i due però aiuta entrambi a migliorarsi e finalmente, dopo aver scoperto cosa la sua canzone significava per Alex, Augustus ritrova un po’ dell’ispirazione che tanto agognava e inizia a scrivere una nuova melodia.

Nonostante gli sforzi del nostro protagonista, si verifica il temuto rapimento e qui scusate, ma mi arrabbio. Tutti hanno incolpato Alex, quando già al tentativo fallito all’aeroporto si vedeva chiaramente che erano più di quattro uomini con un furgone: in quale modo un uomo solo e disarmato avrebbe mai potuto proteggere Augustus?

Dopo la delusione dello scorso episodio, Almost Paradise ritorna in carreggiata correggendo alcuni errori del passato e mantenendo ben saldi i suoi punti di forza.

Finalmente i problemi economici di Alex vengono risolti, seppur momentaneamente, e lo vediamo indagare, cacciare e fare a pugni, proprio come piace a noi; ho sempre pensato che venisse sottostimato, e in effetti oggi ha dato prova di grandi capacità.

La verità è che Alex potrebbe essere molto più del pensionato che viene chiamato in caso di emergenza, è un segugio e un combattente, un attore, un professionista di alto livello, quindi perché sprecarlo così?

Ed ecco cosa manca a questa serie: il bilanciamento.

Non riescono a far spiccare un personaggio senza trascurare gli altri: nel pilot per esempio, Ocampo sembrava un capo forte e di sani principi, che si batte per i suoi detective, mentre ora è ridotto a un burocrate in cerca di fama; Kai è gestita malissimo, affossata dalla sua stessa bellezza ed Ernesto, il mio preferito, è un continuo brillare e scomparire.

Se questo episodio è riuscito a darci tanto di Alex, raccontandoci nuovi aspetti di lui e facendoci vedere cosa sa fare realmente, ha purtroppo lasciato indietro quelli che dovrebbero essere i suoi partner, oltre che amici.

Le carte sul tavolo sono tutte bellissime, prese singolarmente, ma sembrano non far parte dello stesso mazzo.

Serena Oro

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