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Recensione Serie Tv: Almost Paradise – 1×06 – “Rise of Kalangay”

Rise of Kalangay

Progetto grafico a cura di Marina Alesse

È giunta l’ora di scoprire il passato di Kai, e purtroppo per lei lo facciamo nel peggiore dei modi.

Il suo mentore, il detective che quindici anni fa ha scoperto il colpevole dell’omicidio di sua madre (suicidatosi), è tornato a Cebu da Manila per godersi qualche giorno libero, ma l’omicidio di un professore inglese sconvolge i suoi piani.

Cesar Rabara è una sorta di idolo locale e viene invitato subito dagli ex colleghi a fare un’analisi preliminare della scena del crimine e quando il capo gli chiede di partecipare all’indagine, chiede di avere come partner proprio Kai.

Le strade dei nostri protagonisti si separano e mentre Rabara e Mendoza mettono insieme le loro idee, Alex ed Ernesto giungono a conclusioni completamente diverse; fin dall’inizio il comportamento di Cesar è molto strano, ma Kai è cieca a qualsiasi cosa possa sminuire questo agente leggendario, al quale è tanto legata.

La grande fortuna di Mendoza è avere due partner, e amici, come Alex ed Ernesto, pronti a giocarsi tutto per proteggere la collega.

Scopriamo il vero colpevole dell’omicidio e le sue motivazioni, però qualcosa si è spezzato: Kai verrà messa davanti a una verità molto dolorosa e sarà dura per lei accettare di essere stata ingannata per tanti anni.

Un episodio molto forte, che ci ha mostrato finalmente una Kai più vera, che nasconde grande fragilità dietro alla sicurezza che tanto ostenta: ora sappiamo perché è diventata una detective, per chi, ma fa star male vederla tradita con tanta cattiveria.

Alex in questo le è vicino, anche la ferita in servizio che lo ha portato in pensione a Cebu è stata inferta da un partner, un amico, di cui lui si fidava ciecamente, e credo che a breve avremo finalmente un episodio incentrato su questo. Se ne sente il bisogno.

Ammetto che la frustrazione in questi 45 minuti è stata tanta, le cattive intenzioni di Rabara erano chiare fin dal primo fotogramma (notare la pettinatura improbabile del flashback: era ovvio fosse cattivo con quella frangia) ed è stato fastidioso vedere la lentezza con cui ci siamo arrivati; ha pesato anche l’assenza, o quasi, dei piccoli intermezzi comedy di Alex, che di solito rendono più godibili gli episodi. Ma ci sta, Kai era in pericolo, la sua storia e la morte di sua madre non meritavano gag col cardiofrequenzimetro che suona per lo stress.

Una scelta matura, forse un po’ rischiosa, ma che ha ripagato bene.

 

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