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Recensione Serie Tv: “8 Giorni alla fine” – 1×01-02

8 giorni alla fine è la nuova serie tedesca di genere apocalittico. Pronti a scoprire di che parla?

8 giorni alla fine

Buona fine del mondo, Fenici, o perlomeno dell’Europa!

Quest’oggi vi parlo dei primi due episodi di 8 giorni alla fine, una serie definita in molte anticipazioni come “adrenalinica”: è davvero così?

Io sono un po’ contro corrente, e vi confesso di averla trovata macchinosa e un po’ complessa, almeno finora; non abbiamo davanti il classico prodotto apocalittico, in un certo senso sembra quasi un “cosa succederebbe se…”.

8 giorni alla fine

La nostra storia viene chiarita fin dall’inizio, con radio e telegiornale che aggiornano i fuggitivi: un meteorite sta per abbattersi sull’Europa, più precisamente in Francia, e le sue dimensioni sono tali che si prevede spazzerà via praticamente tutti i paesi dell’Unione Europea. I nostri protagonisti si trovano in Germania e vediamo come tre gruppi di persone, tutte imparentate tra loro, affrontano la fine imminente.

Susanne, il marito Uli e i figli Leonie e Jonas scelgono di fuggire verso la Russia, pagando trafficanti che possano dare loro passaggi sicuri attraverso le frontiere chiuse.

Herrmann, fratello di Susanne, è membro del Parlamento tedesco, il Bundestag, e riesce ad ottenere un volo e asilo politico negli Stati Uniti per sé e la moglie incinta, Marion; purtroppo non riesce a fare altrettanto per la famiglia della sorella e per il loro padre, Egon, il quale invece sceglie di restare nella sua casa.

8 giorni alla fine

Di contorno ci sono le storie dell’amica di Leonie, Nora, che viene imprigionata in un bunker sotterraneo dal padre Klaus, e del poliziotto Deniz, rimasto ligio al dovere nonostante la società intorno a lui stia irrimediabilmente crollando.

Come intuibile dal logo, infatti, è l’anarchia a fare da sfondo alle loro vicende e a rendere potenzialmente fatale la fuga della famiglia di Susanne.

Il grande pregio di 8 giorni alla fine è proprio il fatto che ogni episodio ci avvicina di un giorno “alla fine”, ci porta a chiederci se mai qualcuno sopravviverà e se così non fosse, cosa cambia morire uno o due giorni prima degli altri? Ad esempio, la tensione è molto alta quando i trafficanti aggrediscono Uli, ma non tanto perché lo spettatore teme per la sua vita, quanto per la preoccupazione che Jonas rimanga solo. L’azione non manca di certo, ma è proprio il numero di protagonisti e le relative storie da seguire che rende la narrazione dispersiva e non consente ai personaggi di farsi conoscere veramente; molto carente anche nei dialoghi, che potrebbero essere un buon mezzo per colmare le molte lacune.

Vedremo cosa ci riservano i giorni 3 e 4, intanto ricordate: quando arriva la fine del mondo, si salva solo chi non ha figli o animali domestici!

 

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