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Recensione: Schegge di verità, di Monica Lombardi

 

Trama viola

Qualsiasi cosa per riaverla. Qualsiasi cosa per riaverle entrambe.

Due donne, due amiche, Giulia e Livia, rapite una sera di novembre mentre tornano dal cinema. Una delle due riesce a fuggire, ma non ricorda nulla, né del rapimento né del suo passato. Il suo aiuto potrebbe essere determinante per la polizia, se solo riuscisse a mettere insieme le schegge di verità che come lampi le attraversano la mente. Il volto che però vede nello specchio continua a esserle del tutto estraneo.

Le indagini possono dunque partire solo dal bosco, teatro della fuga, e dalla spessa nebbia che blocca la sua memoria. A guidarle è il commissario Emilio Arco, con l’aiuto di Ilaria Benni, una sensitiva in grado di percepire la paura delle persone, e di uno psichiatra, coinvolto per motivi che oltrepassano la sfera professionale.

Monica Lombardi tesse con maestria una tela investigativa ricca di colpi di scena, in un giallo psicologico che scava negli abissi della mente umana.

Recensione viola

Due giovani donne sono state rapite dopo una normale serata di svago, una di loro riesce a fuggire e viene ritrovata in un bosco, ma può essere di ben poco aiuto per le indagini del commissario Emilio Arco,  il terrore le ha fatto perdere la memoria e non ricorda niente del suo passato.

“Nessuno parlava, neanche il commissario che era venuto già due volte a farle domande, con quel suo fare pacato come se avessero tutto il tempo del mondo. Ma sotto alla superficie immobile, dietro ai suoi sguardi pacifici, Livia aveva percepito una grande tensione. Anche lui voleva sapere, anche lui voleva che lei ricordasse. Lei invece non ricordava nulla. Livia. Le avevano solo detto che si chiamava Livia. Un nome come un altro, non le diceva proprio niente.”

Appena le sue condizioni migliorano la giovane donna  comincia a farsi delle domande: perché nessun familiare è venuto a trovarla? Perché non le permettono di vedere il telegiornale e nessuna rivista è presente in reparto? Tutti questi interrogativi senza risposta affollano la mente della ragazza, che comincia a sentirsi di nuovo prigioniera. L’incontro con il fidanzato della sua amica ancora in mano ai rapitori porta solo altri dubbi e costringono il commissario a permetterle di prendere parte alle indagini, altrimenti lei se ne andrà.  Ed è in questo modo che conosce Ilaria, amica del commissario e giovane sensitiva che riesce a percepire visioni provocate da terrore e paura. Quest’ultima sarà determinante nel risolvere il caso, nell’aiutarla a riprendersi il suo passato e riappropriarsi della sua vita.

Per parlare di questo libro e gustarselo al meglio è necessario tacere quasi tutto della sua trama, perché ogni più piccolo indizio potrebbe rovinare il divertimento di scoprire la verità a poco a poco seguendo le briciole che l’autrice sparge con parsimonia. Sono tante le sorprese che il lettore trova sul suo cammino, di quella  più importante e di cui avevo il sospetto già da un po’, ho avuto conferma  in una frase banale di pag. 99 che mi ha fatto capire di avere ragione. Un arazzo splendidamente intessuto in cui ogni filo porta più vicino alla soluzione. In compagnia di personaggi tratteggiati benissimo e in modo molto profondo, riusciamo a percepire  la paura e la rabbia della protagonista nel non riuscire a ricordare e non poter aiutare la sua amica, la sua attrazione per un uomo che considera proibito, i sogni che la tormentano che forse le fanno vedere ricordi oppure solo desideri nascosti dentro di lei. Il tormento di Andrea che rivuole indietro la donna che ama e non sa come raggiungerla, o la grande forza che emana da Ilaria, una donna che apre la sua mente a scene spaventose, cercando disperatamente di percepire il luogo dove si trova la prigioniera, nonostante questo le causi fatica e sofferenza sopportata dall’aiuto del suo pastore tedesco Drago che sembra ancorarla alla realtà durante le sue visioni.  Ma sono i capitoli in cui l’autrice ci porta nella mente della prigioniera che mi sono rimasti impressi in modo indelebile, il suo modo di reagire alla prigionia, il suo disperato bisogno di rimanere lucida per non perdere la ragione e il suo dover cercare un motivo per sopravvivere a tanto orrore:

Ora la sua mente riusciva a isolare l’impatto emotivo di ciò che subiva, richiudendolo ermeticamente in un antro di cui intendeva gettare la chiave, e a trovarvi addirittura qualcosa di funzionale alla sua sopravvivenza. Mi sta scaldando. Mi sta anche fottendo è vero e nessuno gli ha dato il permesso di farlo. Ma finché lo fa, resto viva. E quando lo fa, non ho freddo.

Intenso e adrenalinico, questo è un libro che si legge tutto d’un fiato, poiché il desiderio di sapere cosa succederà non da tregua, il vedere i ricordi tornare, gli indizi portare verso i colpevoli, impediscono al lettore di avere un attimo di noia. Il lato romantico, nella storia, ha una piccola parte, ci sono persone che si amano, ma sono in un contesto ben più grande e su tutto è predominante la corsa per salvare una vita. Una Monica Lombardi più gialla e meno rosa quella di quest’ultima opera, scritta però con il solito stile chiaro, conciso e scorrevole dove nessun particolare è lasciato al caso, e che dimostra ancora una volta come questa autrice migliori ad ogni nuovo libro, nemmeno il finale è quello che ti aspetti, ti lascia con un senso di inquietudine e paura e anche se l’ indagine è conclusa ho la sensazione che rivedremo ancora Ilaria con il suo Drago e il commissario Emilio Arco. Sono già in attesa.

 

Fiamme-Sensualità-Lieve NUOVA

Recensione a cura di:

Lucia63

Editing a cura di:

Gioggi

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