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Recensione: “Ricordati di me” di Beatrice Villa

 

TITOLO: Ricordati di me

AUTORE: Beatrice Villa

GENERE: Romance M/M contemporaneo

EDITORE: Triskell Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 maggio 2021

 

Justin e Maika si incontrano per la prima volta da piccoli, in un soleggiato pomeriggio estivo. Justin salva Maika dopo che il bambino si era gettato in mare senza nemmeno saper nuotare, e tra di loro nasce una solida amicizia che dura per tutta l’estate. Si scambiano la promessa di rivedersi ancora l’anno successivo, che non verrà però mai mantenuta a causa di un incidente nel quale i genitori di Justin perdono la vita. Alla fine, Justin viene adottato da un politico, che si rivela un uomo potente ma anche meschino, e lo getta ancora di più nell’oscurità. Nulla sembra dargli pace, fino a quando non rincontra Maika, quel ragazzino che aveva cercato di dimenticare e che sembra intenzionato a non lasciarlo in pace. I due si avvicinano di nuovo e, alla fine, non riescono più a fare a meno l’uno dell’altro, ma come cambieranno le loro vite quando la loro amicizia si trasformerà in un sentimento più profondo?

 

Lacrime di diamanti sotto il sole caldo d’estate. Brillanti che si perdono iridescenti nel vento invernale, neve e ghiaccio intorno a noi. Ti ho chiamato e lo rifarei mille volte. Chiama il mio nome. So che ti posso raggiungere. Chiamami come ho fatto io tanto tempo fa.

 

Ricordati di me è stata una lettura molto particolare. Si tratta di pura poesia in forma di romanzo, le frasi sono legate ad anello tra loro in un continuo andare e venire e hanno un ritmo oscillante e cadenzato come le onde del mare. Incessante, insistente, tenace e perpetuo. Se questo stile ha indubbiamente il suo fascino, devo anche dire che ha messo a dura prova la mia sopportazione della prima persona al tempo presente: questo continuo riflettere, rievocare, pensare e immaginare continua a inserirsi in qualsiasi scena, anche tra una domanda e una risposta in forma di dialogo. Questo finisce per rallentare notevolmente il ritmo narrativo, tornando spesso indietro nelle vicende quando avrei voluto che andassero avanti.

 

Piango perché sono felice. Ti ho finalmente rincontrato.

Piango perché sono triste. Hai sofferto e soffri ancora senza avere me al tuo fianco.

Piango perché sono frustrato. Ho giurato di non piangere davanti a te.

Piango perché dovresti essere tu a piangere ma sono io a venire consolato da te.

Piango perché ti voglio bene e tu non lo sai.

Piango perché ho temuto di non vederti più, di vivere il resto della mia vita senza di te.

Piango tra le tue braccia e mi sembra la cosa più normale del mondo. 

 

Ammetto che la storia è molto toccante e che tutta l’introspezione raggiunge egregiamente l’effetto di trasmettere emozioni intense e di caratterizzare pienamente i personaggi, non solo quelli principali ma anche i secondari. Le tragedie che interessano i protagonisti sono commoventi e riusciamo a soffrire per loro, a sperare per loro e a innamorarci di loro allo stesso tempo.

 

C’è una cosa che temo davvero, qualcosa che mi rende fragile come una bambola di porcellana, che mi tende come il filo di un arco, fino al limite, quando non rimane nulla di me, se non il rumore della corda che si spezza. Ѐ il ricordo di lui che affiora dalla parte più profonda del mio cuore. 

 

Ho adorato la dedizione del padre che, aperti gli occhi sul trauma del figlio Maika, ha rivelato un attaccamento e un istinto di cura e protezione unici, prodigandosi per mettersi alla ricerca di un amichetto (perché di questo si tratta, quando conosci un ragazzino a 12 anni) che non ha mantenuto la promessa di tornare al mare l’estate successiva.

Ho trattenuto la nausea di fronte alla condizione in cui ora versa quell’amichetto cresciuto, Justin, costretto a combattere da solo con armi spuntate, sempre più vicino a intraprendere una cattiva strada.

 

«Ti va di parlare?» gli chiedo, imponendo alla mia voce un tono fermo. Devo mantenere il controllo. L’unica cosa che vorrei fare è correre da lui, abbracciarlo, stringerlo contro il mio corpo come lui ha fatto con me molti anni fa, ma se lo facessi lo perderei.

 

Il ritrovarsi dei due ragazzi è tenero e dolcissimo, così come il modo in cui Maika trova il modo di vincere le resistenze di Justin e di abbattere gli specchi che induriscono la personalità dell’amico e lo proteggono in un contesto ostile.

E una volta liberato il vero se stesso, è compito di Justin sostenere e riportare alla vita Maika, standogli accanto e credendo in lui.

 

Prima era tutto nero, poi grigio, qualche candore di bianco qua e là, piccole sfumature che piano piano hanno dato vita a una tinozza di colori che solo un quadro impressionista avrebbe potuto rappresentare. Eravamo di nuovo io e te, soli contro il mondo ma uniti, vicini, appagati dal contatto della pelle che si infrangeva come onde di un mare burrascoso una sopra l’altra. 

 

Ecco, non posso che commentare positivamente le caratterizzazioni, l’intensità emotiva, gli sviluppi e i retroscena della trama, ma allo stesso modo, come accennato, ho faticato nell’attardarmi al ritmo lento e cullante del lirismo poetico, così come mi ha lasciata confusa l’ambientazione, praticamente inesistente.

Le indicazioni date dai nomi dei personaggi non sono chiare, raggruppando nomi italiani, stranieri e di fantasia come Maika. Questo poteva essere rilevante nel comprendere le difficoltà economiche della famiglia, la natura delle spese sanitarie, la tipologia di istruzione, per esempio.

Premettendo tutto questo, assegno comunque un giudizio di 4 stelle, pur consapevole di averlo letto in un periodo in cui avrei preferito qualcosa di più dinamico.

 

Sono io l’unica persona che invece può ferire te. E lo farò, ne sono certo. Perché la mia vita è un totale subbuglio, un disastro, un muro di crepe che non può essere riparato. Puoi provarci quanto vuoi ma ormai è accaduto. Quando stucchi una crepa all’istante se ne apre un’altra vicino. 

 

 

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Sara

Kureha

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