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Recensione: “Red: La prima luce” di Linda Nagata – The Red Series #1

 

Mondadori, acquistabile qui

Trama

Il tenente James Shelley è al comando di una squadra militare ad alta tecnologia dislocata in un distretto rurale nel Sahel africano. La missione è una: combattere gli insorti. Tre gli obiettivi: primo, difendere i civili; secondo: uccidere il nemico; terzo, e più importante: rimanere vivi. Perché in una guerra di mercenari, costruita a tavolino dalla lobby delle armi, non esiste una causa per cui valga la pena morire.

Costantemente connessi con la centrale operativa, Shelley e i suoi uomini non sanno di essere anche protagonisti di un reality show televisivo. Quando un improvviso attacco aereo quasi distrugge il loro avamposto, inizia a prendere forma una trama di sporchi traffici tra politici corrotti, terroristi nucleari e uomini d’affari. Per difendere se stesso e la squadra dagli intrighi del potere, Shelley non può fare ricorso solo alla tecnologia. Dovrà fidarsi del suo sesto senso, ovvero la voce che gli sussurra infallibilmente nella testa quando un pericolo si avvicina…

 

Recensione

 

Regola numero uno: non ammazzare i tuoi contribuenti.

 Le Squadre d’Assalto Connesse, di cui il tenente Shelley fa parte, sono piccole unità di soldati scelti, perfettamente equipaggiati, caratterizzati dall’essere costantemente in collegamento fra loro e con la ‘Guida’, un supervisore esterno che li aiuta e fornisce loro informazioni tattiche. In questo modo anche un gruppo esiguo di soldati riesce a portare a termine importanti missioni in ogni parte del mondo.
In aggiunta al collegamento, i militari sono dotati di una calotta cranica che agendo direttamene sui recettori cerebrali, consente di mantenere più facilmente il controllo delle loro emozioni. Il rischio, oltre allo smarrimento di essere da soli in caso di scollegamento con la Guida, è che i soldati spesso diventano ‘tossici emozionali’, ossia dipendenti dalla calotta e difficilmente in grado di gestire i traumi senza di essa.
Questa è la premessa da cui parte la narrazione di ‘Red La prima luce’: la ricerca del soldato perfetto, più facilmente rimpiazzabile e meno costoso di un cyborg, crea un sistema allo stesso tempo perfetto e fragile, nel quale è assai difficile capire quanta libertà di decidere sia lasciata all’essere umano.
Ma il tenente Shelley ha qualcosa di diverso dagli altri, una sorta di premonizione, di sesto senso che lo mette in guardia a fronte di pericoli inaspettati, anche contro ogni logica, come se il sistema che comunica direttamente nella sua mente non fosse più sotto il completo controllo della Guida. Cos’è che gli parla?

Ma se il vero me è rinchiuso, io allora cosa sono? Conosco la risposta: sono un tossico emozionale, controllato così bene dalla rete cranica da riuscire a ignorare facilmente le urla della mia anima dannata. Là fuori, però, c’è qualcuno che sa insinuarsi nella mia testa. Sono perseguitato da un hacker? O da Dio?

Uscito non del tutto indenne da una missione particolarmente difficile, Shelley comincia a rendersi conto che qualcosa di molto sospetto manovra le guerre in cui vengono mandati, che gli interessi che ci sono dietro trascendono dalla volontà di pace. Inoltre non riesce più a fidarsi completamente della tecnologia, perché questa nuova voce, ribattezzata Red, non si capisce quali obiettivi persegua.

Quando le manovre delle industrie della difesa superano ogni ragionevolezza, Shelley si trova a dover decidere da che parte stare e a scegliere una strada senza ritorno, che rischia di allontanarlo per sempre dalla donna della sua vita.
Gli spunti interessanti di questo libro sono molti. Il soldato interconnesso, completamente dipendente dalla tecnologia e dalla supervisione è solo una parte della ‘rete’ che coinvolge tutta la popolazione, continuamente collegata attraverso il Cloud, ormai talmente sommersa dalle informazioni da non essere più in grado di decidere autonomamente. Ma la stessa iper informazione, secondo l’autrice, genera micro universi personali in cui le persone filtrano quello che vogliono sapere o capire, indipendentemente dai fatti.

Non è che quello che sappiamo sia necessariamente sbagliato o incompleto. È che quello che sappiamo e riteniamo evidente per tutti, in realtà, non lo è.

In più, si pone l’accento sugli interessi economici generati dai conflitti, sostenuti dai Governi: a chi deve essere fedele il tenente Shelley? Al suo Governo o a un bene superiore?

Non c’è nessun onore nell’essere leali verso un sistema corrotto.

Le varie domande che si pone il lettore, insieme al protagonista (che, per aumentare forse la ‘spersonalizzazione’ non viene quasi mai chiamato per nome, ma sempre per cognome, anche dalla donna che ama) non rallentano una narrazione veloce e adatta all’ambientazione militare. Poco spazio è lasciato ai tempi morti, all’amore, alle relazioni personali che non siano la fratellanza all’interno della squadra a favore dei colpi di scena e delle difficoltà continue che i protagonisti devono affrontare.
Il libro non è semplice, né banale. Gli intrighi, i coinvolgimenti a tutti i livelli in quella che sembra una macchinazione a livello mondiale, si mescolano con la confusione di Shelley per le sue decisioni prese sulla base di un istinto inspiegabile in una narrazione fluida ma che richiede un minimo di attenzione e che alla fine lascia la curiosità di sapere cosa succederà dopo. Red ‘La prima luce’ è il primo di una trilogia, si può considerare abbastanza conclusivo, anche se lascia la principale domanda irrisolta: cos’è Red?

 

Fiamme-Sensualità-Nulla NUOVA

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Recensione a cura diLucrezia

Editing a cura di:LadyLightmoon

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StaffRFS

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