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Recensione: “Psycho Pass” seconda stagione completa

Regia: Naoyoshi Shitani

Studio: Tatsunoko Production

Episodi: 11

Trasmissione: dal 9 ottobre al 18 dicembre 2014

Lingua: Giapponese, Italiano (doppiata o sottotitolata)

Diritti: Dynit trasmessa attraverso il canale VVVID

Genere: azione, fantascienza, thriller, psicologico

Dopo gli eventi della prima stagione, sono cambiate molte cose. Ginoza è diventato un Esecutore e Akane è a capo dell’Unità 1, alla quale vengono assegnati nuovi elementi. Dopo una serie di attentati dinamitardi, che non avevano però rilevato nessuna traccia d’incremento di Psycho Pass, Akane viene coinvolta nelle indagini per scoprire che il responsabile degli eventi riusciva ad agire senza intorbidire la propria tonalità. Messo alle strette rivelerà che è riuscito ad agire grazie a un individuo di nome Kamui, che gli ha ripulito la tonalità e che gli consente di agire con animo privo di paura dal Sibyl. Contemporaneamente proprio Kamui rapisce un investigatore dell’Unità 2 e scompare nel nulla. Akane si ritrova di fronte un uomo invisibile, perché non elude il Cymatic Scan, ma non viene riconosciuto dal sistema. Questo lo rende un elemento più pericoloso di Makishima, in quanto può mettere gli altri nelle condizioni di agire indisturbate. Questa è la nuova sfida di Akane, la quale metterà a dura prova la limpidezza del suo Psychi-Pass, minacciata non solo dalla sfida, ma anche dalle persone a lei vicine.

(contenuto che presenta spoiler)

Personaggi

Essendo una seconda serie, mi sono limitata ai nuovi personaggi, quelli vecchi è possibile trovarli nella recensione della prima serie.

Mika Shimotsuki

Nuova Ispettrice dell’Unità 1. Non approva il modo di agire di Akane con la quale è sempre in disaccordo. Possiamo già notarla nella prima serie come una delle ragazze dell’accademia femminile, nella quale avvengono vari omicidi.

 

 

Sakuya Togane

Antagonista e nuovo Esecutore dell’Unità 1. Era uno psichiatra, e ha il più alto coefficiente della storia. Ossessionato da Akane, talvolta punta contro di lei la Dominator per vedere la sua tonalità. Nato da un esperimento del Sybil Sistem, per cercare di creare una persona remissiva.

 

 

 

Sho Hinakawa

Nuovo Esecutore dell’Unità 1. Timido e introverso, in passato era un hologram designer.

 

 

 

 

 

 

Kirito Kamui

Antagonista. È una persona totalmente invisibile al sistema. Lascia il messaggio WC? Nei luoghi dove compie le sue azioni, riesce a ripulire lo Psycho-pass delle persone e il suo obbiettivo sono le Dominator e il Sybil System. Vuole arrivare a essere giudicato lui stesso, che è formato da una molteplicità di individui, proprio come il Sybil.

 

 

Avevo molte attese per questo seguito e dire che lo aspettavo con ansia è un eufemismo, basandomi sul livello più che elevato della prima stagione, trepidavo nel vederlo. Tuttavia, ahimè, sono rimasta molto delusa.

Leggendo del cambio di testimone per la sceneggiatura, il cui timone viene preso in mano da Ubukata e lasciato da Urobuchi. Non mi ero preoccupata più di tanto, nonostante gli stili, molto diversi, che questi sceneggiatori hanno, sono comunque dei grandi artisti e non pensavo che lo stacco si notasse più di tanto, purtroppo avevo sperato male. La piega che prende l’opera è molto meno intrigante e quasi deludente, rispetto alla prima stagione.

Per chi non conosce questi due sceneggiatori, Ubukata è uno scrittore di fantascienza con un forte amore per il cyberpunk e sceneggiatore degli OVA “Ghost in the Shell Arise”, ma possiamo ammirare la sua bravura anche in anime come Heroic Age o Le Chevalie D’Eon. Urobuchi, invece gode nel massacrare i suoi personaggi, soprattutto sul piano emotivo, oltre che fisico e le sue opere sono contraddistinte da molti riferimenti filosofici e riflessioni a carattere psicologico, per farvene un esempio possiamo riferirci alla famosa serie dei Fate/Zero, Madoka Magica o il più recente Godzilla: Planet of the Monster.

Fonte di preoccupazione mi aveva dato invece il cambio dello studio di produzione, la Production I.G. aveva lasciato l’opera a favore della Tatsunoko Production, la quale è molto più ridotta in personale e dimensioni, e sinceramente non pensavo ne fosse all’altezza visto che l’anime è pieno di contrasti luci-ombre, animazioni, sonoro ed effetti molto elaborati.

Tuttavia questa mia preoccupazione si è spianata già dal primo episodio, dove l’animazione regge molto bene il confronto con la vecchia serie.

L’opera tuttavia non parte in quarta, se vogliamo dire. Vengono ripresi i temi della prima stagione più per tentare di catturare i vecchi fan, che i nuovi. Man mano che l’opera si svolge iniziamo a vedere la mano del nuovo sceneggiatore, la fluidità delle animazioni manifesta una maggior originalità per il suo svolgimento e non si nota differenza tra le tecniche delle due case di produzione. In questo dobbiamo fare un bel plauso al regista, molto bravo nella messa a punto e nel compattare le scene.

Ma andiamo ora a parlare dell’opera in sé per sé: la prima serie si chiudeva con lo scontro tra Kagami e Makishima, lasciando un po’ l’amaro in bocca per come si erano svolti gli eventi.

La nuova serie si apre con Akane, la ritroviamo più matura, non è più la ragazzina ingenua e con la testa tra le nuvole, ha visto morire quelli che considerava amici, ha sperimentato terrore e oppressione di un sistema irrazionale e imperfetto; le sue esperienze l’hanno forgiata, grazie a esse ha acquisito un carattere forte, basato più sulla logica che sull’emotività. Come dire, risulta molto più spigolosa e meno spigliata.

Ovviamente il grande assente della serie è Kogami, che come personaggio era molto “forte”, la sua mancanza si sente, è come se il suo spettro galleggiasse nell’aria mentre guardi tutta l’opera, non sei il solo a chiederti che fine abbia fatto, ma anche le scelte della nostra protagonista si basano molto sul cosa avrebbe fatto lui, facendoti capire che la mancanza si sente; il personaggio che forse avrebbe dovuto sostituirlo è Togane, ma non regge minimamente il confronto, anzi non rende proprio.

Se non che, a colpo d’occhio, possiamo vedere come le facce dei due personaggi sovrapposti siano molto simili, cambia solo la pettinatura, ecco, questo l’ho trovato esilarante, come se lo sceneggiatore si fosse voluto divertire con la psicologia della nostra protagonista per mandarla ancora più in confusione.

Sebbene Togane sia un personaggio affasciante, viene sviluppato in maniera particolare, lasciando inizialmente un alone di mistero intorno a lui; che però viene completamente rovinato dall’esplosione delirante delle ultime puntate. Si poteva capire che fosse un po’ deviato, ma da qui a renderlo un perfetto paziente per la Neuro ce ne vuole. Poteva essere un ottimo sostituto, ma per come lo hanno sviluppato, il personaggio manca totalmente di originalità.

Mika è la subordinata di Akane, anche lei new entry, si presenta subito come molto ostinata e presuntuosa; nel suo modo di rapportarsi agli Esecutori ricorda molto Ginoza agli inizi della prima serie, molto ostile, come se loro fossero inferiori a lei, perché vogliono vivere liberi invece che sotto le regole della società, e ostile anche ad Akane, cerca in tutti i modi di screditarla o coglierla in fallo. È quasi un peccato che questa sua esaltazione non la porti a una fine cruenta e orribile, anche se devo dire che il futuro che la aspetta è veramente orrendo, intrappolata fino in fondo nella falsa realtà di un sistema non giusto, ma che lei idolatra e con una mentalità psicologica a pezzi; sinceramente è un personaggio che ho odiato dall’inizio alla fine.

La vera rivelazione è Ginoza, che sembra aver fatto pace con se stesso e sebbene sa di non essere più il superiore di Akane, è molto in sintonia con lei; purtroppo è messo in secondo piano dalla sceneggiatura, questo è un peccato perché avrebbe reso molto bene e magari avrebbe evitato quel vuoto lasciato da Kogami, se sviluppato adeguatamente.

Ma arriviamo ora all’antagonista principale di questa seconda serie: Kamui.

Desta molta attenzione in quanto riesce a manipolare gli ologrammi molto bene, sfocando la capacità di giudizio di tutti i protagonisti, purtroppo non la nostra; questa è una delle pecche diciamo di questa seconda serie. Se Makishima con le sue azioni e riflessioni riusciva a farti mettere in dubbio da che parte stare, quasi fosse lui rivolto verso la giustizia e non i nostri protagonisti, Kamui e i suoi scagnozzi non ci riescono, riesci a restare consapevole che loro sono nel torto.

Escluso questo, l’obbiettivo di Kamui è quasi nobile, vuole porre il Sybil System in condizione di giudicare se stesso, come molteplicità di “persone”, in modo che quelle marce vengano scartate a favore di quelle sane, ma anche per poterlo giudicare; diciamo che il suo obbiettivo è quello di conoscere il colore del Sybil.

Analizzando su vasta scala questa evoluzione del sistema è un level up necessario per lo sviluppo della comunità. Prima l’individuo veniva scannerizzato solo in base a quello che pensava e ai suoi impulsi, senza cercare di comprendere cosa li avesse scatenati o chi. In questo modo il System va ad analizzare i comportamenti dei gruppi nella società, riuscendo a trovare non solo chi passa la soglia, ma anche chi potrebbe aver scatenato questo innalzamento e perché. Invece che come individui, vengono analizzati come gruppi distinti, come gruppi sociali e infine come società.

È un vero peccato che la stagione si interrompa dopo il level up e non faccia vedere come avrebbe potuto essere questo possibile sviluppo. Anche se comprendo che sarebbe stato molto difficile metterlo in scena.

In compenso, il ritmo di questa serie è molto veloce e incalzante, complici i pochi episodi che la compongono e una storia molto limitata, che avrebbe potuto evolvere meglio indagando più approfonditamente. La direzione presa dalla serie è basata totalmente sull’azione, togliendo quello “spessore” intellettuale, filosofico, i duelli verbali tra personaggi e i monologhi, che si associavano al vecchio Psycho-Pass, questo ha tolto molto fascino alla serie, in quanto tutti gli elementi caratteristici che vi si associavano sono mancati.

Tuttavia comprendo che il non voler ricostruire una serie totalmente sulla base della prima è una scelta coraggiosa, considerando il colosso venuto fuori dalla prima serie, ricalcare tutto su essa avrebbe forse indignato maggiormente i fan, rispetto al prendere strade completamente differenti. Anche perché va considerato che è una delle poche serie a uscire prima come anime e successivamente come manga, quindi non possiamo dare neanche colpa alla storia di base.

Conclusione:

Per quanto questa serie mi si è rivelata al di sotto delle aspettative, non mi sento di condannarla fino in fondo, dopotutto ha un suo perché. Forse il problema è dovuto anche alle alte aspettative che nutrivo dopo la prima serie, ma si sa, anche nei film saghe, il primo è stupendo, il secondo non ci piace a causa del vecchio standard, di solito ci si rifà con il terzo film, ma ahimè, qui non abbiamo una terza serie su cui fare affidamento. Esiste un film però, che conclude le vicende (se a qualcuna interessa consiglio di cercarselo e vederlo, purtroppo in italiano non è ancora stato reso, ma si trova in inglese). Escluso ciò è una buona serie, che consiglio di vedere, anche solo per ritrovare i vecchi personaggi.

A cura di:

 

Regia: Naoyoshi Shitani Studio: Tatsunoko Production Episodi: 11 Trasmissione: dal 9 ottobre al 18 dicembre 2014 Lingua: Giapponese, Italiano (doppiata o sottotitolata) Diritti: Dynit trasmessa attraverso il canale VVVID Genere: azione, fantascienza, thriller, psicologico Dopo gli eventi della prima stagione, sono cambiate molte cose. Ginoza è diventato un Esecutore e Akane è a capo dell’Unità 1, alla quale vengono assegnati nuovi elementi. Dopo una serie di attentati dinamitardi, che non avevano però rilevato nessuna traccia d’incremento di Psycho Pass, Akane viene coinvolta nelle indagini per scoprire che il responsabile degli eventi riusciva ad agire senza intorbidire la propria tonalità. Messo…

Score

Voto Raechel 3

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Ilaria

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