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Recensione: Night Stalker

La nostra Dory ci presenta Night Stalker, docuserie Netflix  che ci racconta la storia di un efferato serial Killer.  Le sarà piaciuta? Qui il trailer.  Se siete interessati all’argomento qui potete leggere la recensione di  The Ripper-Lo squartatore.

Night Stalker

Progetto grafico di Francesca Poggi

A metà degli ottanta Los Angeles venne insanguinata da un criminale efferato che uccideva, stuprava e derubava le sue vittime.

Sulle sue tracce si misero fin da subito Gil Carrillo e Frank Salerno, quest’ultimo già noto per aver catturato lo strangolatore di Hillside, Kenneth Bianchi.

Dopo molti mesi e numerosi ulteriori crimini, i due detective riuscirono a catturarlo mentre, ormai, era già braccato dalla popolazione che voleva linciarlo.

Il Night Stalker di cui tutti i media parlavano altri non è che Richard Ramirez, un giovane fortemente disturbato che inneggia al demonio anche dalle aule dei tribunali.

Al termine del processo, Ramirez venne incriminato per 41 delitti, tra cui 13 omicidi e condannato a morte per camera a gas.

La cosa strana del destino è che Ramirez morirà nel 2013 di cancro, dopo aver passato più di vent’anni nel braccio della morte, sfuggendo, in qualche modo, alla pena comminatagli.

Questa miniserie racconta principalmente la caccia e la rocambolesca cattura di Ramirez e lo fa con una ricerca mirabile dei documenti del tempo: Carrillo e Salerno ci guidano, grazie alle loro testimonianze, in quello che fu un periodo tremendo per la polizia di Los Angeles, quando i media spingevano perché l’assassino venisse trovato e i detective non riuscivano a reperire quasi nessun indizio a parte una serie infinita di impronte di scarpa 44 che non potevano confrontare con nessun sospettato.

Nonostante il notevole valore di questa docuserie, devo ammettere che, rispetto ad altre di tema simile, l’ho trovata molto pesante per la lentezza della narrazione e molto spesso dispersiva, diciamo che si sarebbe potuta chiudere in molte meno puntate, sebbene, alla fine, siano solo 4.

Una nota di merito è sicuramente il grande spazio dato, nell’ultimo episodio, al processo e all’analisi dell’assassino che viene mostrato in tutta la sua crudeltà e pazzia: certi fotogrammi del serial killer mi hanno colpito e spaventato profondamente, ma mi hanno offerto anche quel brivido che serviva per ravvivare lo show.

Se si pensa che moltissime ragazze dell’epoca divennero groupie di Ramirez, sicuramente si può capire come a volte sia coinvolgente il fascino del Male e dell’oscurità.Night Stalker- Imm.1

Questo è uno dei motivi per cui trovo molto interessanti le docuserie sui serial killer: indagano le radici della crudeltà umana e le derive bestiali che certe esistenze possono prendere, causando solo dolore e devastazione.

Le storie raccontate dalle voci dei sopravvissuti oppure dai familiari delle vittime sono veri e propri pugni nello stomaco: ti fanno capire come un’azione isolata possa propagarsi per generazioni sotto forma di disperazione e sconforto.

Sicuramente l’efferatezza dei delitti del Night Stalker mi porta a sconsigliare questa serie a stomaci delicati: se vi fanno paura gli horror o i dettagli raccapriccianti meglio stare alla larga dalla storia di Ramirez.Night Stalker- Imm.2

Sinceramente, nonostante in alcune parti risulti un po’ noioso, questo sceneggiato mi è piaciuto, soprattutto perché parla di eventi reali che non conoscevo e che, secondo me, sono molto interessanti da scoprire per farci capire fin dove possano arrivare le profondità oscure di qualche essere umano.

Ovviamente, spero solo di non avere gli incubi…

 

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Fulvia Elia

Fulvia Elia

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