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Recensione: Naufraghi, di Dawn Blackridge

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Trama azzurro

È la storia di due uomini, entrambi con un passato doloroso alle spalle.

David, scrittore, uscito da una relazione abusiva con Richard, che lo ha portato in ospedale per un periodo di tempo fin troppo lungo e che gli ha lasciato ferite fisiche e psichiche difficili da dimenticare e che sta cercando faticosamente di superare.

Simon, con una famiglia tradizionalista che lo vorrebbe diverso da quello che è, che non accetta la sua sessualità, cercando in tutti i modi di curarlo, e per questo fuggito di casa quando era adolescente.

Si incontreranno all’inizio di un’estate che cambierà definitivamente le loro vite.

Recensione azzurro

Istintivamente lo strinsi a me un po’ di più e lui me lo lasciò fare. Di nuovo mi stupì quell’intesa, quella connessione che sentivo con lui: era come se lo conoscessi da sempre, come se la mia anima e tutto il mio essere fossero collegati a lui. Non mi era mai successa una cosa del genere, di solito non ero così estroverso, ma con quel ragazzo era tutto diverso e sembrava che anche per lui fosse lo stesso.

Istinto.

Tutto in questa parola si può condensare l’emozione che spinge David tra le braccia del ragazzo ferito trovato sulla spiaggia fin dal primo momento in cui i suoi splendidi occhi blu come l’oceano penetrano attraverso la bolla di solitudine che l’ex-scrittore si è costruito intorno. Un istinto irrazionale, se si pensa che David è reduce da violenza psichica e fisica, perpetratagli proprio dall’uomo che aveva considerato suo compagno di vita e che si era invece rivelato essere un autentico mostro.

Ma chi è questo splendido ragazzo smemorato?

Grazie all’amico poliziotto Mark, si scopre che il ragazzo risponde al nome di Simon, e che a suo carico pende una denuncia di scomparsa vecchia di 13 anni.

Grazie alla pazienza e alla sensibilità di David, Simon recupera la memoria e scopriamo così, attraverso flashback dal suo punto di vista, che quando ancora era adolescente, raccogliendo tutto il proprio coraggio, aveva confessato ai genitori di essere gay, ma invece che comprensione si era ritrovato rinchiuso in una cosiddetta “scuola di rieducazione”, un vero e proprio luogo di torture psicologiche, e non, volte a curare la presunta depravazione dei ragazzi come lui. Era poi riuscito a scappare, e da allora aveva continuato a fuggire, sbattuto dalla vita in situazioni una peggiore dell’altra,

«Non sono per nulla orgoglioso di quello che ho fatto dopo […], ma ero come posseduto da una sete di distruzione. Tutta la mia vita era una merda, e quello che mi avevano fatto i miei genitori… perché doveva succedere proprio a me? E quando finalmente avevo trovato qualcuno che mi voleva bene per quello che ero, che era diventato la mia famiglia, me lo avevano portato via. Ero così arrabbiato.»

fino ad approdare come un naufrago sulla spiaggia dove una altro naufrago della vita lo ha infine raccolto.

E proprio questa è la sensazione che ci lasciano i due protagonisti, di essere due naufraghi che la vita ha preso, masticato per benino e poi risputato, fortunatamente l’uno nelle braccia dell’altro, dove riescono infine a trovare un po’ di quella pace e serenità che si meritano entrambi.

Mi resi conto che ero stato bene, i miei incubi erano considerevolmente diminuiti, riuscivo a pensare quasi con distacco a quello che mi era successo. Quasi… La presenza di Simon era stata fondamentale, con lui avevo riscoperto un sacco di cose che pensavo non avrei più avuto. Fare l’amore, le coccole del dopo, le chiacchiere davanti a una pizza, le liti durante una partita in tv e il modo di fare pace. Anche i silenzi, mentre ci tenevamo semplicemente per mano.

Ovviamente tutto non può filare liscio da subito, e così ci proveranno prima i redivivi, ma immutati, genitori di Simon,

Speravo che tredici anni di assenza avessero fatto capire a quei genitori così rigidi cosa significasse il figlio per loro. Speravo che tutto quel tempo avesse fatto loro cambiare idea. Lo speravo ma non ci contavo molto. Certe persone sono talmente intrappolate dentro le loro convinzioni da non vedere altro.

e poi lo psicopatico ex fidanzato di David.

Di più non dico, troppi rischi spoiler. Anche perché il romanzo è veramente molto corto, e qui c’è appunto il motivo per cui non posso dare voto massimo.

La storia è molto bella, i personaggi ben delineati e la scrittura di Dawn Blackridge come sempre perfetta ed evocativa, ma il tutto è troppo veloce, alcuni punti rimangono un po’ oscuri e avrebbero meritato forse un maggior approfondimento, così come maggiore attenzione alla figura di Mark forse si poteva dare. Anche la fine è troppo veloce, mi ha lasciato in bocca un gusto di indefinito che avrei preferito non sentire.

Ciò non toglie che sia una bella storia, che vale la pena leggere perché lascia un buon profumo di speranza, questo è ciò che mi ha comunicato alla fine, che per quanto la vita possa essere brutta c’è sempre la speranza che ci possa capitare qualcosa di bello, e a quel punto bisogna avere il coraggio di buttarsi.

Voglio che camminiamo insieme, per sempre.

Fiamme-Sensualità-Medio NUOVA

                 Recensione di:                                                             Editing a cura di:

ChibiTora                        Bettina

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StaffRFS

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