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Recensione: Il mio splendido migliore amico, di A.G. Howard *Serie Splintered #1

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Edito da Newton Compton

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Trama

Alyssa Gardner ha il dono di poter sentire i sussurri dei fiori e dei bruchi. Peccato che per lo stesso dono sua madre è finita in un ospedale psichiatrico. Questa maledizione affligge la famiglia di Alyssa fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo Alice nel Paese delle Meraviglie. Chissà, forse anche Alyssa è pazza, ma niente sembra ancora compromesso, almeno per ora. Quando la malattia mentale della madre peggiora improvvisamente, Alyssa scopre che quello che lei pensava fosse solo finzione è un’incredibile verità: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, è molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere, Alyssa deve superare una serie di prove, tra cui asciugare il lago di lacrime di Alice, rimanere sveglia all’ora del tè soporifero, domare un feroce Serpente. Di chi potrà fidarsi? Di Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata? Oppure dell’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida nel Paese delle Meraviglie?

Recensione

Partiamo dal titolo: Il mio splendido migliore amico? Anche no. Splintered si chiama e tale doveva rimanere anche perché non ho ben capito chi sia realmente il suo migliore amico dato che la protagonista si ritrova a far parte di una sorta di triangolo dove entrambi i protagonisti maschili la conoscono dall’infanzia. Chi in un mondo, chi nell’altro.
Alyssa, fin da bambina, convive con delle voci. Voci che provengono da qualsiasi essere vivente abiti il nostro pianeta: dai fiori agli insetti. Lei non la vive come un prodigio, come un potere magico ma come una maledizione.

“Colleziono insetti da quando avevo dieci anni; è l’unica maniera in cui riesco a fermare i loro mormorii. Infilzare uno spillone nelle viscere di un insetto è il modo più veloce per zittirlo.”

 Iniziamo col dire che la nostra protagonista, è una lontana parente di Alice Liddle, la ragazza che ha ispirato il celebre romanzo di Carroll. Con precisione è la sua quadrisavola, ed è la capostipite della maledizione che sembra incombere su tutte le donne della famiglia venute dopo di lei: ad un certo punto della loro vita, impazziscono. Sentono voci, parlano di mondi paralleli e usano un gergo incomprensibile.

“Stava gridando assurdità sulla tana del coniglio, le falene… e la gente che perde la testa.”

Alyssa cresce senza madre. Rinchiusa in un ospedale psichiatrico da circa 10 anni dopo aver tentato di ferire la figlioletta di 6 anni. Da quel momento in poi, la nostra protagonista si vuole completamente allontanare da lei, sia sentimentalmente che fisicamente. Ben presto Al diventa donna ed inizia ad avere strani incubi che l’accompagnano tutte le notti.

“Nel sogno, mi vedo avanzare faticosamente attraverso una scacchiera nel Paese delle Meraviglie, inciampando su grossi riquadri irregolari bianchi e neri. Solo che non sono io. Sono Alice, con tanto di abito azzurro e grembiule bianco, e sto cercando di sfuggire al tic tac dell’orologio da taschino del Coniglio Bianco…”

 Arriva Jeb. Il “primo” migliore amico di Al. Quello che vive con lei nel mondo reale. Figo da paura e super protettivo ma sempre a livello fraterno. Quel dannato livello fraterno che frega tutte le ragazze che piano piano vorrebbero aumentare la loro posizione da “sorellina indifesa e ingenua” a “vieni qui che ti faccio vedere come sono cresciuta, alias, femme fatale”. Insomma Alyssa è da sempre innamorata di lui ma lui non lo sa.

“Vorrei credere che anche lui ha provato le stesse cose che ho sentito io… Emozioni che non dovrei provare affatto.”

Un bel giorno però accade qualcosa: la voce che solitamente è solo un brusio di parole incomprensibili diventa chiara e spinge Alyssa ad inoltrarsi in uno specchio. Peccato che nello specchio ci finisca anche Jeb e così i due si ritrovano ad essere esploratori come quando erano piccoli. Inizia così un’avventura al limite della follia.

“La punta di un tentacolo mi colpisce le gambe, ma poi l’acqua tiepida ci avvolge e sprofondiamo sotto la superficie. Jeb mi trascina con sé, tenendomi per un polso. Io mi do uno slancio per tornare su. I miei abiti sono pesanti e mi rendono difficile muovermi in acqua. Emergiamo dall’oceano prendendo boccate d’aria abbondanti e rimaniamo fermi lì per vedere cosa sta succedendo sulla barca. La vongola, grande quanto un ombretto, aumenta di volume e raggiunge le dimensioni di un cassonetto dei rifiuti.”

Dopo poco tempo conosciamo il “secondo” migliore amico: il brucaliffo, ovvero Morpheus, il saggio del paese delle meraviglie, che sotto forma di falena creava per Alyssa ricordi di un’infanzia vissuta nel sottomondo.

“Nei miei ricordi di infanzia, ci siamo sempre e solo io e Morpheus. Nessun altro. Tra di noi c’era una sintonia totale. Morpheus mi faceva sentire amata, speciale, importante.”

 Figuriamoci se questo personaggio potesse essere un mostriciattolo. No, è uno strafigo pure lui, un po’ più pazzo ma sempre strafigo, descritto come fosse  Brandon Lee, l’attore de “Il Corvo”.  Sempre in preda a sbalzi d’umore in cui un attimo prima è la persona più adorabile del mondo, colui che fa dubitare Alyssa dei sentimenti nei confronti di Jeb, e un attimo dopo diventa cattivo, subdolo e dispettoso.  La guida e le insegna tutto quello che c’è da sapere sui Netherling.

“E’ tempo che il tuo destino si compia. Non ho passato un terzo della tua vita a addestrarti per nulla. Solo tu puoi annullare le conseguenze di ciò che ha fatto Alice nel nostro mondo. Sono settantacinque anni che aspetto questo giorno… e ho fatto troppi sacrifici per starmene fermo a guardare mentre va tutto a rotoli. Tu sistemerai quello che lei ha rotto, così spezzerai la maledizione e potrai tornare a casa. Fino ad allora, sarò io a stabilire le regole.”

Alla ricerca della Spada Vorpale, unico indizio per scoprire la verità, Alyssa si ritroverà a lottare con le sue sensazioni e i suoi ricordi e tentennerà davanti alle scelte che dovrà fare. Dovrà scegliere chi seguire, chi ascoltare, di chi fidarsi e chi evitare.

Mentre leggevo la trama ho pensato: “mmm sarà l’ennesima rivisitazione di Alice nel paese delle meraviglie”. Credo di averle lette tutte, passando anche da Alice in Zombieland (troppo figo) e non avrei mai immaginato di poter trovare quella “giusta”. Le altre, per un motivo o per un altro, avevano sempre troppi, o troppo pochi, elementi caratterizzanti rispetto all’originale. Questa è perfetta. Riproduce il mondo dei Netherling in un mix di Walt Disney e Tim Burton, non stravolgendo completamente l’ambiente colorato e vivace tipico delle descrizioni di Carroll, aggiungendo quel pizzico d’amore che non fa mai male.

Avviso: Dimenticate i protagonisti carini e coccolosi del famoso cartone animato…

“Un coniglio bianco, così magro da sembrare uno scheletro; fiori con braccia, gambe e bocche sanguinanti; un tricheco che, dalla vita in giù, sembra fatto di radici, come un albero.”

 Dimenticate la tenera ragazzina sperduta, con il vestitino azzurro e il grembiule bianco. Troverete una protagonista con i dreadlocks blu, i leggings, le gonne di pizzo e gli anfibi. Insomma una rivisitazione decisamente più moderna e dark. Il mondo, e le “follie” in esso presenti, sono descritte in modo magistrale: ho amato ogni singolo angolo e ogni singolo personaggio di questo magnifico mondo. Jeb, per il suo triste passato, per l’amore puro che prova nei confronti di Al, ma anche Morpheus che nella sua pazzia racchiude comunque una vita difficile, lui la ama, a modo suo. La sua posizione effettivamente non è molto chiara e spero venga approfondita nel secondo capitolo della saga. La Howard mantiene un ritmo serrato, un via vai di avventure sempre diverse e mai noiose. Unica pecca, a parer mio, sono le continue ripetizioni degli stati d’animo e delle sensazioni che lo rendono un po’ pesante, ma prendetelo con le pinze, io non sono molto romantica. Per il resto.. Liberate la mente, lasciatevi alle spalle lo stereotipo della favola, cadete anche voi nella tana del Bianconiglio e partite alla scoperta di questo straordinario universo sotterraneo che vi farà credere di non poter più fare a meno del Paese delle Meraviglie. Attenzione però…

“A quanto pare, nel Paese delle Meraviglie tutti -e tutto- hanno un’anima”.

Recensione a cura di:

LadySnow

Editing a cura di:

Gioggi

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StaffRFS

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