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Recensione: “Era il mio migliore amico” di Gilly Macmillan

Noah Sadler e Abdi Mahad sono due amici inseparabili. Per questo motivo, quando il corpo di Noah viene trovato in un canale di Bristol, il silenzio di Abdi è inspiegabile. Perché non parla? Il detective Jim Clemo è appena tornato dopo un congedo forzato che l’ha allontanato dal suo ultimo caso e la morte di Noah sembra l’incidente perfetto con cui tenerlo occupato. Ma ben presto quello che sembrava un gioco tra ragazzi finito molto male si trasforma in un caso che accende il dibattito pubblico: Noah è inglese, Abdi un rifugiato somalo. La tensione sociale, la paura e la rabbia cieca degenerano velocemente a Bristol, mentre le due famiglie combattono per ottenere le risposte che cercano. Non sanno quanto sarà lunga la strada per capire che cosa è successo davvero, né sono preparate all’orrore che dovranno affrontare. Perché la verità spesso può fare molto male…

Le prime due cose che mi hanno attirato in questo libro, sono state la copertina e le parole “Grande Thriller”. Amante del genere mi ci sono fiondata subito, forse senza le dovute attenzioni. Di solito prima di leggere un libro ci penso bene fino a sognarmelo e poi agisco. Sarà da paranoici ma il tempo è poco e mi piace leggere storie che facciano breccia. Ora, tornando alla mia recensione, vorrei focalizzarmi con voi sul significato della parola Thriller, che più o meno significa: “opera letteraria, teatrale o film di genere poliziesco che mira a provocare tensione e paura”. Sottolineerei tensione e paura. Perché mi soffermo su queste due parole, starete pensando. Perché mancano totalmente in questo libro. Un libro di genere Thriller, come minimo, deve contenere un certo livello di tensione emotiva che sfoci in qualche colpo di scena ben assestato. La qual cosa manca completamente. Giunti faticosamente a metà libro, anche prima a dire il vero, si ha già sentore di come finirà e il famoso “colpo di scena”, altro non è che una pallida imitazione dello stesso. Quindi, questo libro non è un thriller, e se dovessi giudicarlo solo per questo, il mio voto non arriverebbe a due stelle. Ma, se invece lo chiamassimo con il nome corretto, quindi romanzo drammatico o, proprio per esagerare, romanzo poliziesco ecco che tre stelle e mezzo già ci sarebbero. Procediamo con grado; non sono una critica letteraria, ma una grande lettrice sì, leggo veramente di tutto, e una cosa che veramente non sopporto sono i passaggi narrativi senza uno stacco tra un narratore e l’altro. L’autrice, forse cercando di imitare autori già affermati nel genere, come Camilla Lackberg, ha inserito tanti personaggi con tutti i loro punti di vista della storia, che si confondono l’un l’altro dando alla narrazione un aspetto confuso e fastidioso per il lettore. Inoltre, questo libro è il sequel del primo e il prequel del prossimo, cosa che in un Thriller non è il caso di fare. Mai. Si rischia di entrare nel discorso serie, senza averlo precisato. Se non avete letto il precedente libro attenzione, capirete fino ad un certo punto, soprattutto per quanto riguarda il personaggio del detective.

Mi è piaciuta, invece, la vicenda del ragazzo somalo, Abdi, e la sua famiglia. L’autrice porta luce sulla realtà di una famiglia comune, che ha passato le pene dell’inferno in un campo profughi africano e cerca la normalità nella vita quotidiana inglese, normalità destinata a distruggersi a causa della complessità razziale che colpisce le vite di due giovani brillanti ma dal passato e presente, alquanto misterioso. Tutti noi abbiamo pronunciato, o abbiamo sentito pronunciare, almeno una volta nella vita, la frase “Non sono razzista ma la differenza di cultura c’è, e loro non vivono come noi, non hanno il nostro stesso grado di senso civico”. Forse è proprio questa frase ad essere il centro cui si svolge tutta la trama del libro. I due ragazzi hanno scatenato la vicenda ma sono le loro famiglie, principalmente le madri, a portarla a termine. Con questo vi lascio alla lettura del libro. Tenete conto che come romanzo drammatico è veramente valido, e se lo leggerete in questa chiave, vi piacerà molto. Se invece, vi aspettate un grande thriller… allora cambiate libro.

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Noah Sadler e Abdi Mahad sono due amici inseparabili. Per questo motivo, quando il corpo di Noah viene trovato in un canale di Bristol, il silenzio di Abdi è inspiegabile. Perché non parla? Il detective Jim Clemo è appena tornato dopo un congedo forzato che l’ha allontanato dal suo ultimo caso e la morte di Noah sembra l’incidente perfetto con cui tenerlo occupato. Ma ben presto quello che sembrava un gioco tra ragazzi finito molto male si trasforma in un caso che accende il dibattito pubblico: Noah è inglese, Abdi un rifugiato somalo. La tensione sociale, la paura e la…

Score

Voto Danny 2,5

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StaffRFS

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