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Recensione: “Mio caro serial killer” di Alicia Giménez-Bartlett – SERIE: Petra Delicado #12

TITOLO:  Mio caro serial killer

SERIE: Petra Delicado #12

AUTORE: Alicia Giménez-Bartlett

GENERE: Giallo

EDITORE: Sellerio Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 15 Marzo 2018

Riti di morte (SERIE: Petra Delicado #1)

Giorno da cani (SERIE: Petra Delicado #2)

Messaggeri dell’oscurità (SERIE: Petra Delicado #3)

Morti di carta (SERIE: Petra Delicado #4)

Serpenti nel paradiso (SERIE: Petra Delicado #5)

Un bastimento carico di riso (SERIE: Petra Delicado #6)

Il caso del lituano (SERIE: Petra Delicado #7)

Nido vuoto (SERIE: Petra Delicado #8)

Il silenzio dei chiostri (SERIE: Petra Delicado #9)

Gli onori di casa (SERIE: Petra Delicado #10)

Sei casi per Petra Delicado (SERIE: Petra Delicado #11)

Mio caro serial killer (SERIE: Petra Delicado #12)

Autobiografia di Petra Delicado (SERIE: Petra Delicado #13)

L’ispettrice Petra Delicado di Barcellona è un po’ giù, sente che gli anni le sono piombati addosso tutti insieme. Un nuovo caso la scuote, un delitto «mostruoso e miserabile» che la rimescola dentro in quanto donna. Una signora sola, mai sposata, con un piccolo lavoro e una piccola vita, è stata trovata accoltellata. L’assassino si è accanito su di lei e ha poggiato sul corpo martoriato un messaggio di passione. L’indagine mette in luce che in quella esistenza era entrato l’amore, quello che illude e sconvolge una «zitella», come ripetono i maschi facendo imbestialire Petra. Tutto parla di femminicidio. Inizia con l’inseparabile vice Fermin Garzón il tran tran da segugi di strada che annusano il sospetto, un uomo insignificante che non lascia tracce. Però il rituale di sangue e lettere d’amore si ripete uguale ai danni di altre vittime. Si stende l’ombra preoccupante del serial killer e, anche per compiacere la stampa, alla coppia viene aggiunto, con funzione direttiva, un ispettore della Polizia autonoma della Catalogna, un giovane dal piglio moderno, rigido e pedante. Tutto l’opposto della collaudata coppia di sbirri, abituati a farsi sorprendere dalle intuizioni, ad attardarsi tra burette e tapas insaporite dal continuo battibecco. Così l’indagine prosegue nella tensione tra due generazioni e due modi opposti di investigazione e di vita. E forse questo allude metaforicamente allo scontro attuale tra i due patriottismi iberici. E porta dentro un bizzarro mondo metropolitano, le agenzie per cuori solitari. Nulla di straordinario per Petra che finisce sempre coll’immergersi dentro i misteri di una quotidianità piena di risvolti oscuri. Ma stavolta per sciogliere un’intricata matassa di colpevoli che sembrano vittime e vittime colpevoli Petra e Fermín devono affidarsi a un’indagine logica, quasi da detective deduttivi non da piedipiatti; e soprattutto la dura ma empatica poliziotta deve affrontare un assassino disumano. «L’essere umano può essere rabbioso e crudele, ma se non è psicopatico non arriva a tanto». E, forse a causa dello stress, forse per l’amarezza della verità, la commedia tra lei e Fermín corre più veloce del solito.

 

 Petra Delicado è un’ispettrice della Policìa Nacional che, assieme al suo fido vice-ispettore Garzòn e al nuovo collega dei Mossos Roberto Fraile, deve risolvere un caso molto difficile: un serial killer che uccide donne sole sfregiandole e lasciando una lettera di addio sui loro corpi martoriati.

Le indagini risultano molto difficili ma ciò che è ancora più complesso è il rapporto con Roberto, poliziotto ultra preciso che sembra apparentemente senza un’anima ma che, con l’andare della storia, dimostrerà, attraverso la confessione dei suoi problemi familiari, la sua fragilità e bontà.

Era la prima volta che mi approcciavo alla lettura di uno dei romanzi gialli di Alicia Giménez-Bartlett con protagonista la celeberrima Petra Delicado e devo dire che non ne sono rimasta delusa, a tal punto che vorrei leggerne altri della serie.

La storia è verosimile e molto ben organizzata: ci sono, nel libro, momenti di stanchezza dove gli ispettori non hanno più idee e brancolano nel buio ma, per lo più, il romanzo ha un ritmo incalzante che mi ha divertito e anche appassionato.

Tutto ruota intorno al personaggio principale, Petra, poliziotta integerrima ma che nasconde molte debolezze: mi sono piaciuti i suoi pensieri, il suo ragionare sui fatti per trovare la soluzione e la sua capacità di analizzare gli indizi per scovare il bandolo della matassa. Petra mi piace perchè è piena di difetti eppure così viva e reale: si nasconde dietro una maschera di integrità ma ha anche lei le sue debolezze e i momenti no.

Lo stile della Giménez-Bartlett è fluente e arricchito da frasi importanti che suonano quasi come verità proverbiali: ho apprezzato questa sicurezza nell’esprimere le cose anche attraverso i pensieri della protagonista.

Unico neo all’interno della storia è proprio la soluzione finale: troppo labirintica e, a tratti, forse, scontata.

Oltretutto il romanzo, secondo me, termina prima che tutti gli aspetti della vicenda vengano chiariti: è come se rappresentasse una veloce corsa verso gli assassini che, però, poi, non offre al lettore la soddisfazione necessaria per averli trovati e catturati.

L’ambientazione è bellissima: Barcellona con i suoi pittoreschi bar e locali, con le sue zone più nascoste e introvabili per chi non la conosce e, insomma, una Spagna viva e verace fatta di puntate alla Jarra de oro per bere una birra fresca o mangiare ricette tipiche della zona.

Tutto sommato, quindi, il romanzo mi è piaciuto molto: i personaggi sono tratteggiati mirabilmente e rimangono nel cuore di chi legge, l’intreccio giallo incuriosisce e regala, anche se non molto spesso, momenti al cardiopalma che io apprezzo particolarmente, la scrittura è briosa e regala perle di saggezza che ho gradito moltissimo.

Consiglio questo libro a tutti gli appassionati di gialli che, però, si aspettano dalla storia anche una certa introspezione dei personaggi e una cura dei dettagli della vicenda.

 

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Sara

Kureha

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