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Recensione Miniserie TV: “Self-Made: la vita di Madam C. J. Walker”

                                                                                                Cast:

Octavia Spencer: Sarah Breedlove/Madam C. J. Walker

Tiffany Haddish: Lelia

Carmen Ejogo: Addie

Garrett Morris: Cleophus

Kevin Carroll: Ransom

Alphonse Nicholson: John Robinson

Blair Underwood: Charles James Walker

Uscita il 20 marzo sulla piattaforma Netflix, questa miniserie di 4 puntate ci racconta la storia di Madam C. J. Walker, di come da povera lavandaia riuscirà a realizzare il suo sogno, diventando, agli inizi del 900, la prima donna afro più ricca d’America.

A interpretare il ruolo della protagonista è l’attrice premio Oscar Octavia Spencer, nonostante il suo carisma e la sua bravura questa miniserie, a mio parere, è come una ciambella senza buco; le premesse c’erano tutte ma la sceneggiatura e la regia hanno toppato alla grande.

Io non conoscevo la storia di questa donna e sinceramente avrei preferito un maggiore approfondimento, vengono buttate in scena tante cose che poi restano sospese senza una spiegazione più dettagliata.

Sarah è una donna legata a un uomo violento, che non ci mette due secondi a lasciarla poiché, a causa dello stress dato dal troppo lavoro, finisce per perdere i capelli, una cosa che succedeva spesso all’epoca (dato che in questo periodo non ho niente da fare, ho fatto un po’ di compiti). Tutto cambia quando bussa alla sua porta Addie, che con la sua crema per capelli l’aiuterà non solo a risolvere il problema ma anche a darle la spinta per cambiare la sua vita. Si sposa con Charles James Walker, di cui prenderà in parte il nome, che crede essere migliore del marito precedente (toppando alla grande) e deciderà di aiutare tutte le donne afro ad avere autostima e fiducia, creando un prodotto per capelli che possa aiutarle.

Sarah vorrebbe mettersi in affari con Addie ma lei la mortifica e umilia dicendole che con il suo aspetto non riuscirebbe a vendere nulla, da questo momento tra le due donne sarà guerra. Nel corso degli anni Sarah si farà chiamare Madam C. J. Walker e creerà la sua fabbrica dando lavoro a molte donne senza prospettiva. Dallo scantinato di Indianapolis fino ad arrivare alla scintillante New York, la donna darà vita all’azienda Madam C. J. Walker Manufacturing Co., diventando un esempio di emancipazione femminile, in un periodo nel quale essere una donna, e per di più di colore, non aiutava di certo.

Voi penserete: questa serie è fortissima, visto gli argomenti che tratta, io vi dico che  i temi sono effettivamente forti e importanti ma sviluppati male.

Non sappiamo quasi niente della vita di Sarah, come per esempio l’infanzia, le prime nozze, gli abusi o le violenze. Vediamo solo questa donna che ha sofferto e che ha voglia di realizzare il suo sogno. Io avrei desiderato scoprire l’anima e la vita di questa donna, non solo la sua scalata al successo. A mio parere sono stati “mortificati” anche altri personaggi: Addie, è molto interessante e piena di sfaccettature eppure non viene affatto approfondita, quindi non riusciamo a capirla; stessa cosa per Lelia, la figlia di Sarah, potevano fare di meglio. Questa miniserie ha solo grattato la superficie senza scavare a fondo, per questo non sono riuscita ad emozionarmi come mi sarei aspettata… un vero peccato.

Menzione speciale va sicuramente alla regia che ha adottato uno stile a volte trash, che non ha fatto altro che cozzare con l’atmosfera della storia: a esempio, nel primo episodio per farci capire che Sarah e Addie sono rivali in affari, spuntavano qua e là scene delle due con i guantoni sul ring (una vera cafonata, che si poteva evitare), le musiche molto spesso cozzavano con le scene e le atmosfere degli anni ’20 del 900.

La miniserie non mi ha dato la magia che mi aspettavo, tuttavia merita di essere vista, perché la forza e il coraggio di Sarah nel realizzare il suo sogno possono essere un esempio per tutti noi.

Alla prossima!

 

Fulvia Elia

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