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Recensione: Lupin – Parte 2

Lupin, dopo un’attesa che ci è sembrata interminabile, è finalmente qui! Vediamo un po’ che ci racconta la nostra Wicked Wolf, Eccovi intanto il trailer…per un ripassino sulla prima parte, vi basta un click.

Progetto grafico a cura di Francesca Poggi

Il nostro ladro gentiluomo è tornato, Fenici, ma stavolta c’è poco da scherzare.

Avevamo lasciato Diop sul lungomare, terrorizzato, mentre chiamava disperatamente suo figlio che intanto veniva rapito da quello che noi spettatori sapevamo bene essere un assassino.

Lupin - Parte 2

Nei primi episodi la suspense è quasi insopportabile, sentiamo sulla pelle la paura per la sorte del giovane Raul mentre suo padre fa di tutto per portarlo in salvo; questo confonde non poco lo spettatore, che si trova davanti un Assane molto diverso da quello della Parte Uno. Astuto ma avventato, abile ma colto dalla frenesia.

D’altronde non sta rubando una collana, sta salvando la vita di suo figlio.

In queste cinque puntate il suo nemico diventa sempre più cattivo, perde ogni scrupolo e, anche quando dice che non farebbe mai del male a un ragazzino, non risulta affatto credibile: lo faranno i suoi uomini per lui, come sempre.

Il loro conflitto è nato quando Pellegrini ha assunto Babakar col preciso intento di accusarlo del furto della collana, e questo ci ricollega al razzismo implicito o esplicito che fa capolino di continuo sia nei flashback che nel presente: Assane è un uomo imponente, ma è anche nero e se svolge lavori umili non viene visto.

Questo gli permette di scomparire o, al contrario, di farsi notare se ha bisogno di un alibi; un inserviente invisibile, l’unico uomo di colore in smoking.

Dopo che per una vita intera è stato discriminato per la sua pelle, il nostro Lupin ha imparato a farne uno strumento.

Assane, nonostante quelli che sembrano essere degli imprevisti, ha il controllo totale su un piano complesso e capillare, conosce e prevede le mosse di tutti, anche delle pedine all’apparenza più insignificanti, ma per farlo ha bisogno di complici.

Lupin - Parte 2

Un amico fraterno che gli è accanto dai tempi della scuola, un ragazzo con le loro stesse passioni e grandi capacità e un poliziotto.

L’aiuto dell’unico agente che ha compreso la sua vera identità è determinante per Assane: in lui trova un avversario onesto, corretto e dalla mente aperta che non si ferma al “ladro da arrestare” ma va oltre, indagando personaggi potenti. La sua determinazione permetterà finalmente alla famiglia Diop di avere giustizia e riscatto.

Purtroppo i cattivi di questa serie sono tristemente unidimensionali, con Pellegrini che col suo sigaro brinda ai soldi, il commissario corrotto che passa il tempo a sudare e gli scagnozzi caratterizzati unicamente dalla sociopatia. Ma forse è così che deve essere: sono cattivi e basta, avidi perché a loro piace così, privi di quella morale giocosa e ricca di fantasia che invece caratterizza il nostro protagonista.

Se volessi muovere una critica a Lupin sarebbe proprio sulla sua credibilità in questi ultimi episodi. Le macchinazioni di Assane sono sempre più laboriose, romanzesche, e mal si sposano con il realismo della trama: su tutte, la volta in cui ha falsificato una telefonata.

Suo figlio è in ostaggio in hotel, lui non riesce a entrare quindi va al suo covo, rielabora una vecchia intervista di Pellegrini e la usa per fare alcune finte telefonate. Una soluzione efficace, senza dubbio, ma che richiede ore di lavoro, quindi come ha fatto a risolvere in pochi minuti?

Lupin è una serie appagante, un romanzo ben scritto, una storia avvincente ricca di azione e sorrisi che è riuscita a portare sullo schermo lo stesso fascino del personaggio cartaceo, brillante trasformista e ladro gentiluomo che se deruba una signora, il giorno dopo le fa recapitare dei fiori.

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Marina Amato

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